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1 - Anche oggi continuiamo a cercare una spada in ogni dove

Traduzioni > Romanzi > Romanzo # 10

Slayers 10 - Il complotto di Solaria
Traduzione di SonLinaChan



CAP. 1 – ANCHE OGGI, CONTINUAMO A CERCARE UNA SPADA IN OGNI DOVE  


Silenzio.  
Colmava l’oscurità, che stagnava in quelle rovine ormai cadute nella più totale desolazione.  
Gourry ed io, in cerca del segno di una qualche presenza, trattenevamo persino il respiro.  
Il tempo trascorreva in quel silenzio.  
La luce fissa, tenue, dell’incantesimo che pendeva sopra le nostre teste ondeggiò lievemente. E quindi… quanto era passato? Molte ore o solo pochi istanti? Non ne avevo idea, ma una presenza finalmente fece la sua apparizione.  
Gourry!  
Si mosse prima che potessi dar voce al mio avvertimento. La spada stretta fra le mani, Gourry si volse verso la presenza che era appena emersa dal muro.  
«Aaaaaah!»  
L’acciaio sibilò e la lama scintillò. Con un suono simile a quello che avrebbe emesso fendendo l’aria, il colpo abbatté la creatura uscita dalla parete – un fantasma.  
«Iaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah!»  
La figura bianca, incorporea come foschia, svanì nell’oscurità, lasciando di sé solo un grido, che pareva in grado di perforarmi il cervello.  
«Ce l’ho… fatta?» domandò Gourry, senza abbassare la guardia. Io annuii.  
«Sì! Ce l’ho fatta!» La gioia di Gourry esplose. Levò in alto la spada, che ancora reggeva fra le mani.  
Ehi… esaltarti a quel modo solo per aver abbattuto un fantasma…  
Me ne rimasi immobile, priva di reazioni, a fissare in tralice Gourry, che si rallegrava in quel modo esagerato.  



«Senti… non dovresti essere così soddisfatto solo per aver abbattuto un fantasma.» borbottai.  
Dopo aver portato a termine il nostro semplice incarico, avevamo raggiunto una piccola città e ci eravamo seduti al tavolo di una locanda per la cena.  
«Però… con la spada di prima non sarei stato in grado di colpire nemmeno quel fantasma. Considerando questo, è stato un bel risultato, no? Per me, almeno.» replicò Gourry allegramente, addentando uno dei piccoli pesci fritti che gli erano appena stati serviti. Io emisi un profondo sospiro.  
«Tu… guarda che prima possedevi la Spada di Luce! Non dirmi che te ne sei dimenticato!»  
«No che non me ne sono dimenticato… però…» Gourry rispose alla mia domanda senza un briciolo di convinzione.  
Dannazione…  
La Spada di Luce.  
Fra le tante spade leggendarie che esistevano, era una delle più celebri. Era citata persino nelle saghe narrate dai bardi, perciò il suo nome era noto anche alle orecchie delle persone comuni, e non solo a quelle dei maghi.  
E in effetti, a possedere quell’arma, non era stato altri che Gourry.  
Tuttavia, per una serie di vicissitudini, la Spada di Luce era andata perduta, e Gourry e io stavamo viaggiando in lungo e in largo alla ricerca di una spada magica che potesse sostituirla. E se pensate che non serva una spada magica, che una spada normale sia sufficiente, allora significa che sottovalutate il mondo, gente. In questo mondo, ci sono creature contro cui una spada normale non può fare proprio nulla. I fantasmi sono un avversario debole. I Mazoku puri sono un avversario forte. Di fronte un nemico del livello di un fantasma, Gourry poteva semplicemente fare da spettatore mentre io lo spazzavo via con un incantesimo d’attacco, ma, con un nemico come un Mazoku, questo non sarebbe stato possibile. E in effetti un po’ di tempo prima, in una certa circostanza, ci eravamo trovati ad affrontare un Mazoku e Gourry, che possedeva solo una spada comune, non era stato in grado di fare nulla.  
Per questo, impaziente e preoccupata, qualche giorno prima mi ero fermata in una città e, in un negozio di articoli magici, avevo comprato una spada magica di poco prezzo, per darla a Gourry. Poi avevo accettato quel semplice incarico, sterminare i fantasmi che si annidavano nelle rovine, ottenendo in cambio un compenso misero; e, per essere sincera, il mio scopo principale era stato proprio testare le capacità di quella spada.  
«Gourry, stammi bene a sentire.» dissi, agitando senza scopo la forchetta che stringevo fra le dita. «Abbiamo appurato che con questa spada sei in grado di abbattere un fantasma, ma rimane sempre e solo una spada comune ricoperta d’argento e potenziata con dei gioielli-talismano. Può fare cose come sconfiggere i fantasmi, ma non può respingere un incantesimo lanciato da un mago, né abbattere un Mazoku puro. Inoltre… ovviamente, se la usi nel modo sbagliato, finirà per rompersi.»  
«Oh…» Gourry smise di muovere la forchetta e il coltello che teneva in mano e fissò lo sguardo sulla spada, poggiata al tavolo. «Insomma, è una spada da quattro soldi.» borbottò.  
«Ehi, come sarebbe a dire da quattro soldi??? Chi credi che abbia pagato per quella spada, eh??? … sì, in effetti per essere una spada magica, è una spada da quattro soldi, però… tieni presente che solo per quella spada ho dovuto sborsare dieci volte il prezzo che avrei pagato per una spada comune!»  
«Eeeeh? Ma è costosissima!»  
«Esattamente! … quindi, proprio per questo, vedi di prestare attenzione quando la usi, d’accordo? Fondamentalmente, devi usarla in modo simile a come faresti con una spada comune. Hai capito?»  
«Uhm…» rispose Gourry, grattandosi la testa con aria imbarazzata.  
«Tanto perché tu lo sappia… se ora te ne vieni fuori con qualcosa come "non stavo ascoltando" o "ho ascoltato, ma me ne sono scordato subito" io ti spacco la testa. E nessuna scusa potrà fermarmi.»  
«No no… ti ho ascoltato e mi ricordo. Non è in grado di bloccare incantesimi o di abbattere Mazoku, e se la uso nel modo sbagliato si romperà, giusto?»  
Eeeeh? Soprendentemente, Gourry aveva ascoltato le mie parole!  
«E allora perché quell’aria dubbiosa?»  
«No, è che… ho capito il tuo discorso, ma non sono certo che me ne ricorderò sino al momento in cui dovrò usarla realmente.»  
«"Non sono certo" un accidenti!!! Vedi di ricordartela, una cosa del genere!!!» gridai e infilzai con la forchetta il pollo grigliato che avevo davanti. Ne feci un solo boccone, e inghiottii. «E’ un ripiego temporaneo, ma dovremo servircene finché non troveremo una spada migliore, perciò abbine cura! Hai capito!?»  
«S… sì.» Sopraffatto, Gourry, che ancora teneva in mano la forchetta con infilzato un gamberetto fritto, annuii veementemente.  
E non ditemi che sono una brontolona. ERA una spada costosa. E se un giorno avessimo voluto rivenderla come spada di seconda mano, avremmo ricavato molto di più rivendendo la spada integra, che non solamente i talismani.  
«Però, Lina… riusciremo mai davvero a trovare questa "meravigliosa spada magica"? Ormai sono mesi che cerchiamo, e anche quando abbiamo seguito qualche traccia, si sono sempre rivelate solo dicerie o falsità.»  
«Beh… chiaramente non è una cosa che si possa trovare così facilmente, ma vedrai che un giorno ce la faremo. Io ho fiducia in questo. Deve sempre esserci una possibilità.» Bevendo un sorso di tè nero, mormorai le parole che una volta mi aveva rivolto il Capo Anziano dei draghi dorati.  


Più tardi, quello stesso giorno, fui svegliata da un suono improvviso. Eravamo nel cuore della notte, e mi trovavo nella mia stanza, alla locanda.  
"… Uh …?"  
Senza muovermi dal letto, aguzzai l’udito. Sentivo il rumore del vento che soffiava fuori dalla finestra. Da qualche parte, risuonava il canto di un insetto.  
"Me lo sono immaginato?"  
Lo avevo appena pensato, quando il suono si ripeté, stavolta chiaramente. Proveniva dalla stanza accanto – la stanza di Gourry. Non era il rumore di qualcuno che scivolava giù dal letto. Piuttosto, somigliava al rumore di due persone che combattono l’una contro l’altra…  
Dannazione!  
Spinsi via le coperte silenziosamente e mi precipitai fuori dalla stanza, portando con me solo la mia spada corta, e con ancora il pigiama addosso.  
Mi fermai di fronte alla porta della stanza di Gourry, in guardia.  
«Gourry!? Che succede!?»  
«Oh, Lina. Ho un ospite, qui.» Gourry rispose alla mia domanda nel suo consueto tono tranquillo.  
… Un’ospite …?  
«Entra pure. E’ aperto.»  
«…?...»  
Al suo invito, aprii la porta. L’interno della stanza era piuttosto stretto e illuminato dalla fioca luce arancio di una lampada. L’aria era pregna del caratteristico odore del grasso bruciato. Nella stanza, insieme a Gourry, c’era un uomo sconosciuto, che giaceva al suolo privo di sensi.  
«Ehi, Lina.» Gourry mi salutò agitando la mano, in tono allegro.  
«… chi diavolo…?»  
Presi a picchettare la testa dell’uomo svenuto con la punta della spada, ancora avvolta nel fodero.  
«E’ per caso un ladro? Questo tizio…?»  
«Già, giusta intuizione!»  
«Date le circostanze e la sua faccia, basta guardarlo per capire.» Mentre pronunciavo queste parole, mi misi a frugare fra i vestiti dell’uomo. Trovai una corda, e la usai per legargli le mani dietro la schiena.  
Probabilmente la aveva portata con sé con l’intenzione di usarla per legare la persona che avrebbe sorpreso. La sua sfortuna, però, era stata scegliere Gourry come obiettivo. Il suo istinto era sensibile come quello di un animale selvatico. Non c’era alcuna possibilità che un comune ladro riuscisse a derubarlo senza che se ne accorgesse.  
«Ehi, tu… sveglia…»  
«Nn… uuh…»  
Lo rianimai, e l’uomo aprì gli occhi, gemendo lievemente.  
«Ah…! Dannazione…!»  
Resosi conto della situazione in cui si trovava, l’uomo prese improvvisamente a dibattersi, ma, ovviamente, lo avevo ormai legato troppo stretto perché potesse liberarsi.  
«Farai meglio a smetterla. Agitandoti non otterrai nulla.»  
«Dannazione…!» Alle mie parole, l’uomo fissò lo sguardo su di noi, e cessò di muoversi.  
«E allora… perché non ci racconti un po’ che diavolo avevi intenzione di fare, entrando a rubare in questa stanza?»  
«…»  
Alla mia domanda, l’uomo si limitò a distogliere lo sguardo e tacere.  
Vi state chiedendo perché invece di fargli quelle domande non mi limitassi a consegnarlo alle autorità? Beh, sarebbe stato un modo d’agire da dilettanti. Alle spalle di quel genere di gentaglia, che vive di furti nelle città, di solito ci sono organizzazioni che si occupano della compravendita delle merci rubate. Se fossi riuscita a estorcergli la posizione del loro quartier generale, avrei preso due piccioni con una fava – e ci avrei guadagnato almeno due o tre volte di più.  
«Se non hai voglia di parlare… ci penserò io a fare in modo che ti venga. Mi hai capito?» Con queste parole, gli puntai contro la spada, ancora avvolta nel fodero.  
Tuttavia, l’uomo rimase perfettamente calmo. «Mph… ne andrebbe della mia dignità di uomo, se mi mettessi a parlare solo perché sono stato minacciato da una ragazzina in pigiama.»  
Oh… ora che ci pensavo, in effetti ero ancora in pigiama. Chiaramente, vestita a quel modo, le mie minacce non dovevano suonare molto convincenti.  
D’accordo, allora. Se le cose stavano così…  
«Oh oh, e così le minacce di una donna in pigiama non ti spaventano, eh?»  
«Ovviamente.»  
«E se invece…» Puntai il dito verso Gourry, che si trovava vicino a me. «… tu venissi molestato da un UOMO in pigiama!?»  
«Nooooooooooooooooooooooooo!!!» gridò l’uomo. L’attacco decisamente non doveva essere stato di suo gradimento.  
Al mio fianco, intravidi Gourry che mi fissava con il volto contratto, come se desiderasse dire qualcosa. Scelsi di ignorarlo.  
«I… intendi dire che quel tizio…» L’uomo si volse verso Gourry, il volto livido di paura. «… quel tizio ha "quel genere" di tendenze?!»  
«Esattamente.» Risposi alla domanda dell’uomo senza alcuna esitazione.  
«Ehi…» Dalle mie spalle, Gourry levò una voce di protesta ma io, ovviamente, ignorai anche quella.  
«Ho… ho capito! Parlerò! Parlerò! Perdonami!» si affrettò a dire l’uomo, sull’orlo delle lacrime, in risposta alla mia minaccia.  
Avevo forse risvegliato in lui qualche brutto ricordo…?  
Comunque, lasciando a parte il passato di quel tizio, a quanto pareva a quel modo si era deciso a parlare.  
«Prima di tutto… perché hai scelto lui come obiettivo? Te lo dico subito: se cercherai di vendermi qualche idiozia come "per caso"… sai cosa succederà, vero?»  
«Sììììììì, ho capito, ho capito!!!» Alle mie parole, l’uomo lanciò nuovamente a Gourry uno sguardo colmo di paura.  
«Vi… vi ho sentiti… nella sala da pranzo… ne stavate parlando, no? Dicevate di avere una spada magica… e io ho pensato che se la avessi rubata ne avrei potuto ricavare una bella somma…»  
«Ah, è così… e ciò significa che conosci qualcuno che avrebbe comprato la spada rubata a un buon prezzo, giusto?»  
«B… beh… non è che io conosca proprio il compratore… ne ho sentito parlare, ma…» L’uomo replicò alla mia domanda con una risposta ambigua.  
«E quindi? Chi sarebbe questo compratore di cui hai sentito parlare?»  
«…» Alla mia domanda, l’uomo tacque per qualche istante. «Potrei… anche parlare… Però, in cambio, ho una richiesta. Mi ascolterai?»  
«Una richiesta?»  
«Sì. Rispondere alla tua domanda equivale a tradire i miei compagni. Se lo farò, forse non potrò più vivere di questa professione, e anzi, nella peggiore delle ipotesi, verrò ucciso. Se io venissi arrestato, e contemporaneamente da qualche parte ci fosse una retata, sarebbe chiaro che sono stato io a parlare. Perciò… io posso parlare ma, in cambio, potreste evitare di consegnarmi alle autorità? Per favore?»  
«Intendi dire… che dovrei lasciarti andare via impunito? »  
«B… beh… detta brutalmente, sì… Ah, e se mi lascerete andare, vi lascerò anche tutti i miei soldi!» Mi rivolse quella proposta timidamente, cercando di interpretare la mia espressione.  
Uhm… non mi piaceva l’idea di acconsentire così facilmente alla sua richiesta. Allo stesso tempo, però, se avessi detto di no in modo chiaro e netto probabilmente lui si sarebbe rifiutato di parlare – il che sarebbe stata una bella seccatura…  
Oh! Trovato!  
«Ho capito. Penserò alla tua proposta.»  
«Davvero?»  
«Ehi!»  
Gourry protestò e… indovinate? Lo ignorai.  
«E allora? Chi è questo compratore?» Esortai l’uomo a tornare al punto della conversazione.  
«Ecco… c’era un tizio, un mio conoscente, che aveva sempre problemi di soldi. E un po’ di tempo fa se ne è venuto fuori, così, all’improvviso, dicendo che ci avrebbe offerto da bere. E allora gli ho chiesto come mai, e lui ha risposto che per caso gli era capitata fra le mani una spada magica, e che la aveva rivenduta in un certo posto, ricavandone una bella somma…»  
«In un certo posto?»  
«Sì… un po’ a ovest di qui, c’è una città chiamata Solaria… la conosci?»  
«Sì. E’ la città più grande che ci sia da queste parti.»  
Non che la conoscessi bene, ma mi era capitato di sentirla nominare.  
«E’ una città-castello, piuttosto grande. Al suo centro si trova il palazzo dell’uomo che governa su queste terre, Lord Langmayer.»  
«Mi pare che il discorso si stia un po’ dilungando…»  
«No, no. Ho quasi finito.» Alla mia osservazione, l’uomo agitò ripetutamente la mano, in segno di diniego. «Era proprio a quel Lord Langmayer che volevo arrivare. Pare che il tizio sia a caccia di spade magiche, e che sia disposto a pagarle a caro prezzo.»  
«Il Lord in persona?»  
«Pare di sì. Almeno, stando a quanto mi ha detto il mio conoscente. Visto? Non è stato un discorso così lungo, no?»  
Uhm… di certo casi del genere si verificano spesso. Per riuscire a mettere in piedi qualcosa come una collezione di spade magiche, bisogna essere molto ricchi, oppure essere dei ladri. In particolare, i feudatari o i capi militari, in parole povere gli uomini di potere, hanno di frequente questo genere di interesse. Tuttavia, se quella storia era vera, non avrei potuto adottare la strategia che mi ero prefissa: mettere fuori gioco il compratore, e portargli via le spade. Se avessi agito maldestramente, avremmo rischiato di trovarci con una taglia sulla testa.  
… dunque, avremmo dovuto ricorrere ad altri mezzi…  
«E… ehi! Mi credi, no? E allora slegami!»  
A quelle parole, inclinai la testa lievemente e incrociai le braccia al petto. «No. Se ti lasciassi andare, potresti procurare guai a qualche altra persona, oppure potresti minacciare nuovamente noi… in effetti, è meglio consegnarti alle autorità.»  
«A… aspetta un attimooo!» Il volto dell’uomo si tinse di rosso, alle mie parole. «Non erano questi gli accordi! Avevi promesso che mi avresti lasciato andare!»  
«Dovresti ascoltare meglio ciò che ti dice la gente.» Gli agitai in faccia il mio indice destro. «Ciò che ho detto è che ci avrei pensato. E, dopo averci pensato, sono giunta alla conclusione che in fondo ti consegnerò alle autorità.»  
«T… tu!? Mi hai dannatamente imbrogliato!»  
«Ti dico che non ti ho imbrogliato!
» dissi, sorridendo dolcemente.  
«Puttana! Demone! Diavolo! Imbrogliona!»  
L’uomo infilò, uno dopo l’altro, una sequela di insulti. Io, tuttavia, mi limitai a rivolgergli uno sguardo freddo. «Di’ quello che ti pare. Insulti come questi sono talmente infantili che non riesco nemmeno a risponderti. Mostrano chiaramente la tua stupidità.»  
«C… che hai detto? Ah, se è così… Mocciosa! Senza vita! Senza tette!»  
!!!!!  
O… ok… l’ultimo insulto mi aveva dato un PO’ fastidio…  
Però, se a quel punto lo avessi colpito, gli avrei dato l’impressione di aver vinto, almeno a parole. Dovevo resistere. Se in quel momento avessi incassato con eleganza, per lui sarebbe stato decisamente più umiliante.  
Mi trattenni dal mio primo istinto, che era stato lanciare una Fireball.  
«Come pensavo. Sei pieno di spirito combattivo, ma i tuoi insulti sono proprio banali.»  
«Co… Cosa…?»  
Alle mie parole, pronunciate con freddezza, l’uomo divenne ancora più rosso in viso, e cadde in silenzio.  
Ah. Vittoria.  
Ma proprio quando avevo iniziato a ridermela sotto i baffi…  
«… eh…»  
L’uomo vestì un sorriso contratto. «Bene. Dato che vuoi sentire un insulto terribile te lo farò sentire. Non l’ho più usato da quando, dopo che l’ho rivolto a un mio conoscente, ha distrutto completamente i nostri rapporti. E’ il peggiore insulto della storia.»  
«Oh. Interessante. Prova a dirlo, allora.»  
«Tu sei….»  
Lo fissai dall’alto in basso, con fare altezzoso. Lui rispose guardandomi fisso, e affermò, in tono deciso. «Tu sei… peggio di quella Lina Inverse.»  
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH!  
«Cooosaaaaaa!? E questo cosa vorrebbe dire!?»  
«Ahahahahah! Sapevo che ti saresti arrabbiata!!!»  
«Uaaaaaaaaah! Calmati! Smetti di recitare il Dragon Slave!»  
Le nostre voci – mia, del ladro e di Gourry – echeggiarono nella locanda addormentata.  


«Uff… come pensavo… non ne abbiamo ricavato poi così tanti soldi.» mormorai, cupamente, scrutando il contenuto di un piccolo sacchetto di pelle. Si trattava della ricompensa che avevamo ricevuto dopo aver consegnato alle autorità il ladro che aveva cercato di derubarci la sera precedente.  
A quanto pareva, si trattava di un ladro conosciuto, un delinquente abituale che aveva rubato in lungo e in largo, in svariate occasioni. Tuttavia, ne avevamo ricavato solo cinque monete d’argento. Beh… non si trattava di un criminale efferato, certo… e sapevo che con le autorità funzionava a quel modo, però… cinque monete d’argento…  
«Decisamente si guadagna meglio maltrattando i banditi e rubando i tesori dal loro quartier generale…» mi lamentai, camminando lungo una delle strade della città.  
«Ma è meglio che niente, no?»  
«Beh… anche questo è vero, però… Bah, d’accordo! Non ci resta che andare nella città di Solaria, e prendere dal Lord come-si-chiama almeno due o tre spade!»  
«A… aspetta un attimo! Lina!»  
Dal mio fianco, Gourry versò acqua fredda sulla mia risoluzione.  
«… Che c’è?»  
«Come "che c’è"? Non possiamo farlo! Ripensaci! Lina, quel tizio è un Lord! Se lo spazzi via con un incantesimo e gli rubi il suo tesoro, noi due ci ritroviamo con una taglia sulla testa, senza possibilità di scuse!»  
In risposta alle parole di Gourry, emisi un sospiro stanco. «Ehi… pensi davvero che agirei in modo così violento?»  
«Tu agisci sempre in modo violen… No no. Colpa mia. Continua pure.» Accorgendosi del mio sguardo rabbioso, Gourry agitò nervosamente la mano in segno di diniego.  
«Guarda che anche a me non sorride l’idea di comportarmi a quel modo, col risultato di trovarmi con una taglia sulla testa. Per stavolta agirò in modo democratico e gli offrirò un negoziato: "se non vuoi che riveli al re che sei implicato nella compravendita di merce rubata, dacci una o due spade."»  
«E questo… sarebbe agire in modo democratico…?»  
«Lo è, nel mio paese natale!»  
«Che razza di posto è il tuo paese natale…?»  
«Non è il momento di parlare del mio paese natale. Ovviamente, c’è la possibilità che quel ladro abbia parlato a vanvera, per cui prima di muoverci dovremo raccogliere un po’ di prove. Beh, comunque un fatto è certo. Partiamo. Verso la città di Solaria!»  


Qualsiasi città in via di crescita è distorta in modo proporzionale a quanto è vitale.  
Quella città, la città di Solaria, non faceva eccezione. E quando dico "distorta" non intendo che abbondasse in criminalità. La città di Solaria era distorta nel senso più letterale del termine.  
Era una città-castello, circondata interamente da mura. In questo, non aveva nulla di così particolare. Tuttavia…  
Gli abitanti erano aumentati in accordo con la crescita della città. Quando le abitazioni e gli edifici avevano raggiunto la cinta di mura, chiaramente, avevano cominciato a essere costruiti al di fuori di essa. Ed erano state costruite altre mura che li circondassero. E quando queste erano state riempite, ne erano state costruite altre, e così via.  
Il risultato?  
La città era divisa in innumerevoli zone, separate da mura che correvano a zigzag, in modo del tutto irregolare.  
Per chi non ci era abituato, muoversi era difficile come non mai. Se per esempio si camminava puntando verso le guglie del castello, visibili al di sopra degli edifici, inevitabilmente ci si trovava bloccati all’improvviso da un qualche muro spuntato dal nulla di fronte al proprio naso. Ci sarebbe bastato camminare lungo le mura e trovare un punto in cui attraversarle, dite voi? Certo, sarebbe stato bello, se solo avessimo avuto una vaga idea di quale fosse la strada più breve. Bastava una disattenzione, per trovarsi in una zona che non c’entrava assolutamente nulla col luogo in cui si intendeva arrivare.  
… Beh, questo è sostanzialmente il perché Gourry ed io ci eravamo improvvisamente persi all’interno della città.  
«Senti… ma la locanda davanti a cui siamo appena passati…»  
«… cosa…?» risposi di malumore alla domanda di Gourry, mentre camminavamo in una delle strade della città, al tramonto.  
«… ho l’impressione che siamo passati anche prima di fronte a una locanda con lo stesso nome…»  
«Infatti ci siamo passati.»  
«…» Alla mia risposta, Gourry rifletté per qualche istante. «E’ una catena di alberghi?»  
«Ci siamo persi! Noi due! Persi! Completamente!»  
«Oh. Capisco.» Gourry batté le mani, con aria di approvazione. «Questo spiega molte cose.»  
«… g… già…» borbottai, stancamente. Ormai avevo perso persino la forza di urlare.  
Quando eravamo arrivati in città, l’ora di pranzo era già passata da un po’. Avevamo mangiato uno spuntino leggero nella prima osteria che ci era capitata davanti, e avevamo iniziato a camminare per la città con l’idea di fermarci a dormire in una locanda vicino al castello, ma… non ci eravamo proprio arrivati. Vicino al castello, intendo.  
«… però, Lina, se è così, avremmo fatto bene a chiedere indicazioni all’osteria di prima.»  
«… immagino di sì… ma non pensavo che questa città fosse costruita in modo così dannatamente complicato…» borbottai, priva di forze, camminando ormai praticamente senza direzione.  
Nelle case che si allineavano sui lati della strada, la gente stava preparando la cena, e il profumo del cibo si spandeva nell’aria. Una fragranza di verdure ben cotte… forse uno stufato? E dalla casa vicina, il buon profumo di qualche grasso pesce grigliato. E da un’altra casa, ancora, un aroma irresistibile di carne arrostita.  
"… che fame."  
Mi bloccai di colpo, e presi un profondo respiro. «… comunque, che ne dici se per stasera ci prendiamo una bella stanza da queste parti, e iniziamo a muoverci sul serio da domani?»  
«Sì sì. Ottimo. Ci sto.» Gourry replicò alla mia domanda in tono assente, annuendo ripetutamente.  
Il cielo della città si stava lentamente tingendo del blu profondo della notte.  


«Wow. Non so cosa siano, ma ci sono un sacco di edifici enormi, eh?» osservai guardandomi attorno, mentre girovagavamo senza una meta precisa nell’area del castello.  
Dopo esserci persi, il giorno prima, Gourry ed io avevamo trascorso la notte in una locanda e ci eravamo avventurati nuovamente in città dopo aver chiesto indicazioni al locandiere.  
Il castello di Lord Langmayer, che si ergeva al centro della città, non si poteva dire essere né piccolo né grande. E anche lo stile architettonico non spiccava per originalità. Era costruito in pietra color grigio chiaro, decorato in modo né troppo sfarzoso né in modo troppo umile, né bello né brutto. Per dirla in breve, era un "banale castello".  
Però…  
La particolarità del castello erano gli edifici sparsi attorno ad esso. Con l’ingrandirsi di una città, è normale che al suo centro aumentino gli edifici pubblici e i templi e diminuiscano le abitazioni comuni. In quel luogo, però, il numero di edifici di recente costruzione era tanto elevato da risultare un po’ sospetto. A prima vista sembravano comuni edifici pubblici e templi, ma per qualche motivo erano circondati da recinzioni e costantemente piantonati da guardie. L’ingresso, poi, per un qualche pretesto era vietato alle persone comuni. Stando a quanto ci aveva detto il locandiere, quegli edifici negli ultimi tempi erano spuntati come funghi.  
«… però, Lina, credi davvero che ci capiremo qualcosa, semplicemente camminando senza scopo, a questo modo?»  
«Non si può non capire. Basta guardare.»  
«… ehi…» Forse perché si era stancato di camminarmi semplicemente a fianco, Gourry prese a interrogarmi.  
«Beh, quanto meno si possono immaginare diverse cose.»  
«Immaginare?»  
«E’ proprio come ci aveva detto il locandiere. Nell’area in cui ci siamo mossi finora, ci sono un sacco di "edifici dall’aspetto comune, ma niente affatto comuni". Te ne sei accorto? Sono circondati da mura, e ci sono delle guardie agli ingressi.»  
«Oh. In effetti, ci sono un sacco di tizi dall’aria arcigna, di stanza nei paraggi. L’atmosfera è piuttosto pesante.»  
«Vero? Probabilmente, quelli sono tutti edifici militari.»  
«Militari…!?»  
«Ssssssht! Non alzare la voce! Non sappiamo se c’è qualcuno che ci ascolta.»  
«P… però… che significa tutto questo?»  
«Di recente, il Lord ha fatto costruire di nascosto, uno dopo l’altro, una serie di edifici militari. In più, c’è in giro la voce che sia in caccia di spade magiche… La risposta più semplice che mi viene in mente è una ribellione.»  
«…!» Gourry rimase senza parole, di fronte a quella conclusione.  
«In altre parole… si stanno preparando a una guerra; ma dato che è improbabile che un semplice signore feudale di provincia invada un altro paese, se agisce così il suo primo obiettivo deve essere combattere la persona che si trova al di sopra di lui – ovvero il re.»  
«Già… e questa in effetti sarebbe una ribellione…»  
«Ovviamente, si può pensare anche ad altre possibilità. Ad esempio, che stiano conducendo ricerche volte allo sviluppo di armi o le stiano costruendo, per vendere la tecnologia o gli oggetti stessi a qualche paese.»  
«P… però… se le cose stanno così, il tuo piano per impadronirci delle spade… non diventa un po’ rischioso?»  
«In effetti… sì.»  
Presentarsi di fronte a un tizio che con tutta probabilità intende dar vita a una ribellione e minacciarlo dicendogli "se non vuoi che il re sappia che sei implicato nella compravendita di merci rubate…" equivaleva più o meno a chiedergli "mettici a tacere qui e ora".  
… beh, non che Gourry ed io ci lasciassimo uccidere così facilmente, ma non era nemmeno necessario procurarsi seccature inutili.  
«In questo caso, piuttosto… il metodo migliore da adottare è raccogliere delle prove della ribellione e portarle al re, chiedendo come ricompensa le spade magiche!»  
«… in un modo o nell’altro… i tuoi metodi sono sempre perversi…»  
«Che dici!? Se ci sarà una ribellione, anche persone che non c’entrano nulla con essa rimarranno ferite, o uccise! Se lo impediamo è ovvio che ci meriteremo una ricompensa, per cui non c’è nessun problema, no? E poi… ora che abbiamo capito che c’è la possibilità di una ribellione, possiamo forse ignorarlo?»  
«N… no… in effetti…»  
«Visto? E se le cose stanno così, tanto meglio sbrigarsi! Questa notte penetreremo in quegli edifici e inizieremo a raccogliere prove!»  


A dominare la città, di notte, era unicamente il suono del vento.  
Se ci fossimo trovati vicino a un’osteria, avremmo udito probabilmente la confusione delle voci degli avventori, ma a quanto pareva lì, in prossimità del cuore della città, non c’era nulla del genere. Qua e là, ai lati della strada, stavano ritte delle lanterne, su cui erano stati lanciati dei Lighting, ma la fioca luce che emanavano non bastava a contrastare l’oscurità opprimente. La luna mezzo piena, alta nel cielo, era nascosta dalle nuvole, e ogni cosa, fatta eccezione per lo spazio accanto alle lanterne, era avvolta nel buio.  
Con il favore di quelle tenebre, Gourry ed io ci facemmo strada nelle vie addormentate, muovendoci verso l’edificio su cui avevamo messo gli occhi durante il giorno.  
Ovviamente, pensando all’eventualità che qualcuno ci scoprisse, ci eravamo nascosti il volto con una maschera e un turbante neri e avevamo indossato abiti diversi dal solito, anch’essi di colore scuro.  
L’edificio a cui puntavamo era il luogo che, alla luce del giorno, ci era parso più strettamente sorvegliato. L’edificio in sé, a prima vista, sembrava un comune tempio. Tuttavia, era circondato da alte mura e, persino a quell’ora, delle guardie stavano ritte al suo ingresso. Ciò rivelava che la realtà dei fatti era diversa.  
La ragione per cui lo avevamo scelto era una: perché era il luogo in cui la sorveglianza sembrava più rigorosa. Se la sorveglianza era stretta, infatti, significava anche che ciò che era custodito al suo interno era di valore. Se avessimo scelto come obiettivo un luogo in cui i controlli erano scarsi, entrare sarebbe stato semplice, ma non vi avremmo trovato prove; perciò, l’idea era da scartare.  
«… Levitation…»  
Recitai l’incantesimo a bassa voce, e Gourry ed io, insieme, ci sollevammo verso il cielo buio.  
«Però… ci sono un sacco di guardie…» mormorò Gourry, tenendosi stretto al mio collo.  
E aveva ragione. Osservando dall’altro, lo si capiva chiaramente. All’interno dell’area circondata dalle mura, c’era un unico edificio dal tetto a cupola, che sembrava sotto ogni aspetto un tempio. Attorno ad esso, erano sparsi degli alberi e… all’ombra degli alberi, e delle colonne del giardino, innumerevoli armati montavano la guardia, guardandosi distrattamente attorno.  
«Lina… se atterriamo nel posto sbagliato, queste guardie ci troveranno subito.»  
«Già. E allora dovremo fare in modo di non atterrare nel posto sbagliato. Ci avviciniamo. Per un po’, meglio tacere.»  
Controllando l’incantesimo, mi diressi sopra l’edificio e, con cautela, atterrai approssimativamente al centro del tetto. L’attenzione delle guardie era rivolta esclusivamente all’esterno. Il mio piano era sfruttare il Levitation per sollevarci e entrare dall’alto. In questo modo, salvo controindicazioni, non c’era rischio di essere scoperti.  
Estrassi una sottile corda dalla borsa che avevo portato con me e la legai alla statua di divinità in marmo che si ergeva sulla cima del tetto, quindi reggendomi ad essa scesi lungo la cupola. Avevo rinforzato la corda con la magia. Apparentemente era sottile, ma sarebbe stata in grado di sorreggere un drago di piccole dimensioni.  
Dopo essere giunta al bordo del tetto ed essermi accertata che l’attenzione delle guardie non fosse rivolta verso di me, guardai in basso. Scrutando a destra e sinistra, individuai, in un luogo un po’ appartato, quella che sembrava una piccola porta.  
Feci un cenno a Gourry con gli occhi e mi mossi, reggendomi alla corda con una mano. Arrivai sopra alla porta. Osservai il percorso seguito dagli armati di guardia, e…  
"Ora!"  
Al momento giusto, mi lasciai cadere al suolo, e ispezionai la serratura della porta. Non era una serratura comune. Probabilmente, era stata chiusa con l’incantesimo Lock. Toccai con l’indice destro la maniglia della porta, e recitai sottovoce una formula.  
«Unlock.»  
Si trattava di un incantesimo che avevo imparato di recente. Si udì un lieve cigolio. A quanto pareva, la porta si era aperta.  
Strizzai l’occhio a Gourry, e anche lui mi raggiunse, scendendo dal tetto. Senza perdere tempo, strisciammo entrambi attraverso la porta e ci intrufolammo all’interno dell’edificio.  
«Che buio…» mormorai, a voce bassa, in modo che solo Gourry potesse sentirmi.  
All’esterno, anche quando la luna era nascosta dalle nuvole, le stelle risplendevano fiocamente. Lì dentro, tuttavia, non c’era nemmeno una lanterna. L’oscurità era quasi completa. D’altra parte, l’atmosfera e il movimento dell’aria mi suggerivano che ci trovavamo in un ambiente piuttosto grande e vuoto. Non avvertivo la presenza di nessuna persona, a parte Gourry.  
«Pare… che il posto sia deserto…»  
«Ci vedi, Gourry? Anche in questa oscurità?»  
«Sì. Non perfettamente, ma ci vedo.»  
… già. Anche la sua vista era eccezionalmente buona.  
Nel frattempo, anche i miei occhi si erano gradualmente abituati alle tenebre. A quanto pareva, da un vetro istoriato, collocato in un angolo del tetto, filtrava, fioca, la luce della luna e delle stelle.  
La prima cosa che compresi fu che quel luogo, proprio come avevo immaginato, era piuttosto ampio. Inoltre, una fila di ombre si allineava, in successione regolare, sul suo pavimento.  
«Quelle… sono semplici panche…» spiegò Gourry, indicando l’ombra più vicina. Mi avvicinai per toccarla, e me ne accertai: le innumerevoli ombre che si allineavano sul pavimento non erano altro che comuni panche di legno, del tutto simili a quelle che si trovavano normalmente nelle cappelle.  
«…?»  
Vagabondai in punta di piedi per la sala, giungendo alla conclusione che quel luogo, in effetti, non aveva nulla di diverso da una cappella.  
«Sembra proprio un normale luogo di preghiera, eh…?»  
«Beh… sì. Però, il sito è circondato da mura e hanno mobilitato dozzine di soldati per la guardia. E, per di più, la porta era stata chiusa con la magia. Se questo fosse davvero un comune luogo di preghiera, pensi che sarebbe protetto a questo modo?»  
«… magari il Lord è un tipo molto ansioso…»  
«Ti dico di no. Pensa a quanti soldi servono per allestire una difesa del genere.»  
«E allora… che vuol dire tutto questo?»  
«In breve… può essere che il vero edificio sia da qualche parte al di sotto di questo. In questo modo, se qualcuno, come noi, riesce a penetrare fino a questo punto, vedendo l’interno è probabile che pensi che si tratti di una semplice cappella. Inoltre, se anche si rende conto che la cappella serve a mascherare qualcos’altro, in un luogo così grande è impossibile per lui trovare una porta nascosta, o l’interruttore che serve per aprirla.»  
Ad esempio, l’interruttore poteva trovarsi sul bracciolo o sulla gamba di una delle innumerevoli panche allineate nella stanza. Cercarlo avrebbe richiesto tempo anche in piena luce, ma in quelle condizioni era impossibile trovare una cosa del genere.  
Ero concentrata su quei pensieri, quando, di sorpresa, mi sentii trascinare. Gourry, senza preavviso, aveva afferrato la mia mano e mi aveva tratto a sé.  
In quello stesso istante, una luce, sorta all’improvviso dall’oscurità, saettò a un soffio dalla mia testa! La luce fendette l’oscurità e si infranse al suolo, in una pioggia di scintille.  
«Un istinto affinato, per un comune topo.» Da un qualche luogo indefinito, risuonò una bassa e roca voce maschile.  
«Anche tu non sei male. Non avevo assolutamente percepito la tua presenza.» replicò Gourry. Seguii la direzione del suo sguardo, ma vi trovai solo una vetrata istoriata, da cui penetrava, fioca, la luce della luna…  
"No, non è così."  
Ad un secondo sguardo, mi resi conto che un’ombra indistinta ondeggiava davanti alla vetrata. Un uomo fluttuava nell’aria.  
Proprio nell’istante in cui lo pensai, l’ombra si lasciò cadere, fondendosi con l’oscurità circostante.  
«Arriva!»  
«Lo so!»  
Gourry ed io estraemmo le spade, mettendoci in guardia. In quello stesso istante, ebbi l’impressione di vedere qualcosa muoversi, al limite del mio campo visivo. In un attimo, torsi il corpo, e qualcosa mi saettò a fianco. Probabilmente, mi aveva lanciato un coltello.  
In quelle condizioni, ci trovavamo decisamente in svantaggio. L’oscurità non pareva essere un problema per il nostro avversario, ma per noi era decisamente una condizione sfavorevole.  
"Se è così…"  
«Lighting!»  
Evocai una debole sfera di luce magica, e la indirizzai sopra le nostre teste. Non era particolarmente luminosa, ma era sufficiente a illuminare lo spazio circostante per i nostri occhi ormai abituati all’oscurità. Dal momento che la nostra intrusione era stata svelata, non aveva più senso restare al buio. Al contrario, con la luce potevo al contempo allargare il nostro campo visivo e accecare il nostro avversario.  
Nella luce, presero forma le panche di legno allineate e le pareti bianche. E… una sagoma umana, in nero.  
«!?»  
Riconoscevo quella figura. Non il viso… ma i suoi vestiti.  
Il nostro avversario aveva il volto e il corpo completamente nascosti da vesti nere, che lasciavano intravedere unicamente gli occhi. Era lo stile tipico di un assassino… ma per qualche motivo, c’era qualcosa di diverso, in lui.  
Qualche tempo prima, Gourry ed io, mentre ci trovavamo nella città di Bezeld in cerca di una spada, ci eravamo trovati a combattere contro un misterioso gruppo di uomini. E quegli uomini indossavano quegli stessi abiti neri.  
In ogni caso, non era quello il momento di indagare sull’identità del nostro avversario. Prima di tutto, dovevamo tirarci fuori in qualche modo da quella situazione!  
«Scappiamo!» L’uomo vestito di nero si era accovacciato al suolo senza dire una parola, coprendosi gli occhi. Io gli voltai le spalle e scattai verso la porta da cui eravamo entrati.  
Tuttavia…  
«Non vi lascerò scappare.»  
Insieme a quella voce, un altro uomo in nero emerse dall’ombra di una delle panche, bloccando la strada a me e a Gourry.  
"Ce n’è più di uno!?"  
L’ombra che ci si parava di fronte prese a scagliarci dei coltelli.  
«Non è nulla!» gridò Gourry. Si parò di fronte a me e agitò la spada. In un solo colpo, deviò tutti i coltelli che volavano verso di noi.  
Comprendendo che lanciare coltelli era inutile, l’uomo estrasse la spada che portava al fianco. Ma sbagliava a scordarsi della mia presenza! Attesi che lo spazio fra noi si riducesse, e…  
«Dam Brass!»  
Rilasciai l’incantesimo da una breve distanza. Non aveva spazio per evitarlo!  
Tuttavia… con un fragorosa esplosione, l’uomo in nero respinse il colpo, che in teoria avrebbe dovuto essere mortale. E lo fece COL PALMO DELLA MANO DESTRA.  
"Impossibile!"  
Un Dam Brass, quando colpisce direttamente, riesce a distruggere facilmente una normale parete. Non c’è bisogno che io vi dica cosa succede, se si cerca di fermare una cosa del genere a mani nude. E non c’era segno che indicasse che avesse recitato un incantesimo di difesa.  
«Ah!» gridò Gourry, come per risvegliarmi dal mio stordimento.  
Con un rumore metallico, la spada di Gourry e quella dell’uomo in nero cozzarono l’una contro l’altra, due linee luminose che diedero vita a un’esplosione di scintille. E in quello stesso istante, avvertii sorgere alle mie spalle una volontà omicida…  
Non ebbi nemmeno bisogno di voltarmi. Sapevo che l’uomo che in precedenza avevo accecato si era rialzato, e stava per fare qualcosa. Tuttavia… se il mio avversario mi avesse attaccato con qualche arma da lancio, e io la avessi evitata, avrebbe colpito Gourry.  
"D’accordo. Allora…"  
«Ah!» Con un grido, calciai a piena forza il pavimento, e mi lanciai contro la schiena di Gourry.  
«Uaaaaaaaaaaaaaah!?»  
«Co…!?»  
Gourry e l’uomo in nero erano impegnati in una lotta serrata. Il mio assalto improvviso fece perdere completamente l’equilibrio a entrambi, e come risultato finimmo tutte e tre al suolo.  
Nello stesso istante, avvertii qualcosa saettare sopra la mia testa.  
"Ok! Evitato!"  
«Ehi, Lina! Guarda che è pericoloso!»  
«Le lamentele a più tardi!»  
Gourry si rialzò. Io gli afferrai la mano, e mi lanciai verso la porta da cui eravamo entrati. Tuttavia… fuori dalla porta, insieme all’oscurità della notte, si stavano addensando anche le guardie. A prima vista superarle poteva apparire difficile, ma a differenza del suolo, il cielo era libero.  
«Ray Wing!»  
Strinsi con forza la mano di Gourry, e mi lanciai nel cielo, con la versione potenziata dell’incantesimo per volare ad alta velocità. Sorvolammo le teste delle guardie, superammo le mura, e per un po’ continuammo ad avanzare in volo.  
«Ehi! Lina!» Dopo un po’ di tempo, Gourry richiamò la mia attenzione. Ormai, eravamo piuttosto lontani dal tempio.  
«Cosa c’è!?»  
«Hai intenzione di tornare alla locanda, per caso!?»  
«Non c’è altro posto dove potremmo andare!»  
«Allora aspetta! Quei tizi ci stanno seguendo!»  
«Co?!» A quelle parole, mi guardai nervosamente indietro. Tuttavia, a causa forse del buio della notte, e dell’ondeggiare della barriera di vento che ci circondava, non vidi nulla del genere.  
"Ora che ci penso… in questo momento stiamo sorvolando case e tetti con la versione potenziata del Ray Wing. Non è possibile che ci stiano seguendo. Non delle persone NORMALI."  
«Gourry! Ne sei proprio sicuro?»  
«Sì, ne sono sicuro! Non li vedo, però li sento. Due presenze. Ci sono sempre rimasti alle calcagna!»  
Gourry aveva un istinto degno di un animale selvatico. E sino a quel momento, ogni volta che aveva affermato qualcosa con tutta quella sicurezza, si era sempre rivelato vero.  
Se le presenze erano due, voleva dire che si trattava degli uomini in nero che ci avevano attaccato all’interno dell’edificio? Se era così, dirigersi alla locanda in quel momento era una pessima idea.  
Mutai la rotta di volo e, in un area relativamente affollata di edifici, rallentai la velocità e sciolsi l’incantesimo. Attorno a noi, c’erano solo oscurità e silenzio. Le figure dei nostri inseguitori non si vedevano da nessuna parte.  
Tuttavia… c’era in effetti qualcosa di gelido, nel placido cielo notturno. Qualcuno stava mascherando la sua presenza nell’oscurità.  
«Lina!»  
Insieme al risuonare della voce di Gourry, alle mie spalle avvertii un altro rumore fendere il vento. Mi piegai istantaneamente, evitando un piccolo oggetto che volava verso di me. Un taglio squarciò la mia maschera.  
"Un coltello da lancio!?"  
«Ah!»  
Quando mi volsi indietro, una figura emerse ondeggiando dall’oscurità. Come pensavo… un uomo in nero.  
Lentamente, la maschera strappata mi scivolò dal viso, lasciandolo esposto alla luce della luna.  
«Oh…» L’uomo in nero, vedendo il mio viso, si lasciò sfuggire una sommessa esclamazione.  
«Come pensavo… c’è qualcosa di strano, in quell’edificio.»  
«Siamo solo venuti qui per sistemare degli intrusi.» La voce che mi rispose risuonò dalle mie spalle. Lanciai un’occhiata dietro di me, e vidi emergere, dall’ombra di un edificio, la figura di un altro uomo in nero.  
"Stretti fra due fuochi."  
Gourry ed io ci prememmo schiena contro schiena. «Gourry, fatti strada con la spada. Scappiamo.» mormorai.  
«Non combattiamo?»  
«Se possibile, non voglio sollevare troppo clamore, per ora.»  
Con un incantesimo d’attacco potente, avremmo potuto mettere in atto una fuga plateale. Tuttavia, se avessimo esagerato, agendo maldestramente, avremmo rischiato di trovarci noi sotto accusa.  
«Non so i dettagli del tuo piano, ma d’accordo! Andiamo!» Con queste parole, Gourry scattò verso l’avversario che si trovava di fronte a lui.  
«?!»  
Io lo seguii, tenendomi lievemente indietro. L’uomo in nero e Gourry estrassero contemporaneamente le spade.  
In un attimo, le due lame cozzarono con un clangore metallico, sprizzando scintille nel buio della notte. Gourry spostò di lato la spada, per ammortizzare la forza della spada dell’avversario, e contemporaneamente scivolò a fianco dell’uomo in nero, superandolo di corsa.  
L’uomo in nero esitò per un istante, combattuto fra l’inseguire Gourry e l’affrontare me, che gli stavo correndo incontro. Alla fine, si volse verso di me, puntandomi contro la spada.  
Tuttavia…  
«Ray Wing!»  
Lanciai l’incantesimo quando mi trovavo a pochi passi da lui, e il vento sollevato dal Ray Wing lo investì in pieno, facendolo volare in aria insieme alla sua spada, che scintillò al chiaro di luna.  
Giunsi al fianco di Gourry, e rilasciai l’incantesimo. Mentre correvamo fianco a fianco, recitai l’incantesimo successivo.  
Corremmo lungo le strade, infilandoci nei vicoli e cambiando direzione ogni volta che una strada laterale ce lo permetteva. Se avessimo corso proseguendo diritti, quasi certamente saremmo stati raggiunti dalle loro armi da lancio. Mutando direzione di continuo, invece, era facile disorientare i nostri avversari.  
Però… beh, non che pensassi che correre infilando qualche strada laterale bastasse a seminare dei tizi che erano riusciti a stare al passo con il mio Ray Wing potenziato.  
Correndo, individuai un vicolo particolarmente stretto e feci cenno a Gourry di entrare per primo. Non eravamo avanzati per molto al suo interno, quando le figure dei due uomini in nero fecero la loro comparsa nel vicolo, alle nostre spalle. Ci avrebbero quasi certamente attaccati con le loro armi da lancio. E, lì dentro, non avevamo spazio per evitarle.  
Tuttavia…  
«Diem Wind!»  
Scegliendo l’istante in cui gli uomini in nero si erano fermati all’ingresso del vicolo per usare le armi da lancio, rilasciai la versione potenziata dell’incantesimo di vento che avevo recitato in precedenza. Canalizzato nel vicolo, il vento divenne impetuoso e spazzò via gli uomini in nero.  
«Grande! E ora via da qui!»  
Spinsi la schiena di Gourry, per farlo accelerare. Avevo spazzato via i nostri avversari, ma probabilmente avrebbero ripreso subito a inseguirci. Non potevamo permetterci di prendercela comoda.  
In pochi istanti, Gourry e io sbucammo fuori dal vicolo, e…  
«Ugh…»  
Mi bloccai di riflesso, ed emisi un gemito. Di fronte a noi, si stagliava un lungo muro, che correva da destra a sinistra, senza aperture.  
"Già. Le mura che dividono in zone la città."  
Non potevamo tornare indietro, ovviamente. Ma correndo lungo il muro, c’erano pochi posti in cui nascondersi. Se le cose stavano così, non ci restava che superarlo.  
Iniziai velocemente a recitare un incantesimo, ma…  
«Lina!»  
… prima che potessi completarlo, Gourry gridò il mio nome, e mi spinse via. Nello stesso istante, un fischio risuonò nell’aria. Qualcosa di invisibile volò fuori dal vicolo, e si infranse sulla superficie del muro. Probabilmente, si trattava di vento creato e condensato con la magia.  
"Ci hanno già raggiunti?"  
Noi quattro – noi due e i due uomini in nero – ci trovammo nuovamente gli uni di fronte agli altri.  
«Non pensate di riuscire a scappare.» dichiarò uno dei due uomini in nero. Il suo tono suonava non vittorioso, ma distaccato.  
Ormai era chiaro che non ci sarebbe stato possibile fuggire senza combattere. Eravamo in svantaggio, non conoscendo il territorio in cui ci muovevamo.  
"Insomma… non abbiamo altra scelta se non lottare."  
Ma proprio mentre giungevo a questa conclusione…  
«Cos’è questo baccano, nel cuore della notte?» risuonò una voce, da sopra il muro.  
Levai di riflesso lo sguardo verso quella voce, risuonata all’improvviso dall’alto. In cima al muro, stagliata contro la luce delle stelle che tremolavano nel cielo buio, una figura se ne stava in piedi, in silenzio. A giudicare dalla voce doveva trattarsi di un uomo, ma anche lui era mascherato, e aveva il volto nascosto. Non sembrava un compagno dei due uomini in nero, ma di certo era ugualmente un tipo sospetto.  
«Chi diavolo sei, tu!?»  
«Non dovreste fare rumore nel cuore della notte. Arrecate disturbo. Mi avete capito?» L’uomo mascherato, da sopra il muro, replicò all’intimazione dell’uomo in nero in tono tranquillo.  
«Sei anche tu un loro compagno?!»  
«No, non lo sono.»  
«E allora non immischiarti in cose che non ti riguardano! Stiamo solo cercando di arrestare dei criminali che si sono introdotti senza permesso in un edificio!»  
Il tono di voce dell’uomo in nero tradiva impazienza. Probabilmente, l’intrusione di quel quinto individuo, che apparentemente non c’entrava nulla col nostro scontro, lo aveva messo in agitazione.  
In contrasto con quell’atteggiamento, l’uomo mascherato si lasciò sfuggire una lieve risata. «Criminali? Ai miei occhi, voi avete molto più l’aria da criminali di loro. Beh, non che con l’aspetto che ho in questo momento possa permettermi di giudicare gli altri, ma… la cosa certa è che non sembrate proprio degli ufficiali che arrestano dei fuorilegge.»  
«…» Gli uomini in nero tacquero, ma…  
All’improvviso, uno di loro mosse la mano destra. E anche la mano destra dell’uomo mascherato che si trovava sul muro fece lo stesso. E l’istante successivo... un piccolo coltello fece la sua comparsa in quest’ultima.  
«Cosa!?» gridò l’uomo in nero, in tono sorpreso.  
Probabilmente… l’uomo in nero aveva perso la pazienza e lanciato un coltello, e l’uomo mascherato lo aveva bloccato. Ma riuscire a bloccare un coltello che vola verso di sé, al buio… "Anche quest’uomo mascherato non è semplicemente un tipo un po’ strambo."  
«Dunque… questa è la vostra risposta…» L’uomo mascherato gettò via il coltello che aveva in mano. «Come pensavo, siete voi i criminali. E se è così, non posso ignorarlo. Certo, se ora ci mettiamo a combattere rumorosamente qui, solleveremo un bel clamore. Potrebbe giungerne notizia persino in altre città… beh, comunque non è che sia un problema, per me.»  
«… dannazione…»  
Non sapevo cosa l’uomo mascherato volesse dire, ma alle sue parole l’agitazione degli uomini in nero divenne definitivamente palpabile.  
«Allora… vogliamo concludere?» disse l’uomo mascherato, iniziando istantaneamente a recitare un incantesimo.  
«Ritiriamoci.» mormorò bruscamente uno dei due uomini in nero. Entrambi fecero un balzo indietro, e, in un lampo, svanirono nelle profondità del vicolo da cui erano venuti.  
«Ch… che diavolo? Quei due… se ne sono andati subito.»  
«G… già…»  
Il mio sguardo era rimasto fisso sul vicolo finché gli uomini in nero non erano spariti. Ma quando lo rivolsi nuovamente alla cima del muro… l’uomo mascherato era ormai scomparso.  


«Ehi… sarà prudente starsene qui a mangiare come se nulla fosse?» mi domandò Gourry la mattina successiva, a bassa voce.  
Stavamo consumando una abbondante colazione seduti a un tavolo, nella sala da pranzo al piano terra della locanda.  
«Quei tizi non ci staranno cercando?»  
«Può essere, però… non possiamo saperlo con certezza, giusto?» replicai, addentando un boccone di pancetta e lattuga. «In effetti, prima pensavo anche io che quegli uomini sarebbero venuti di certo, se erano legati al Lord di questa città. Credevo che avrebbero persino potuto inventare qualche ragione per arrestarci. Ma in fondo l’unica cosa certa è che per qualche motivo non vogliono sollevare troppo clamore. E anche se ieri siamo riusciti a entrare in quell’edificio, in definitiva non siamo riusciti a raccogliere nessuna prova. Forse dato che non abbiamo nulla in mano quei tizi hanno scelto di lasciarci andare, piuttosto che cercarci a ogni costo e ingigantire la questione.»  
E in effetti, dopo l’incidente del giorno prima, non c’erano stati movimenti strani, fra le guardie. Perciò, la probabilità che avessero scelto di lasciarci andare era alta.  
D’altra parte…  
«… ovviamente la cosa più sicura da fare sarebbe andarsene da questa città, però… non è ancora chiaro cosa diavolo stia succedendo qui. Anche se l’uomo mascherato di ieri sembrava saperne qualcosa.»  
«Ah… quel tipo. Sembrava piuttosto in gamba, eh? Anche se a giudicare dalla voce pareva piuttosto in là con gli anni…» commentò Gourry, masticando un croissant intinto in della panna zuccherata.  
Io smisi di mangiare, e presi a picchettare la forchetta con la punta del dito. «E poi, c’è un altro problema… chissà se quei tizi appartenevano allo stesso gruppo di uomini contro cui abbiamo lottato tempo fa.»  
«Uomini contro cui abbiamo lottato tempo fa?»  
«Ma sì, non ti ricordi? Tempo fa, nella città di Bezeld, siamo stati coinvolti in un combattimento mentre cercavamo una spada. Insieme a quei due che non conoscevamo, Luke e Millina. Alla fine, erano comparsi quei tizi che per quante volte li uccidessimo continuavano a tornare in vita!»  
«Oh, ora che me lo dici, in effetti ho l’impressione che sia successo qualcosa del genere.»  
«Quella volta, abbiamo combattuto contro degli uomini in nero, no? E quegli uomini in nero, e quelli che c’erano ieri in quell’edificio, portavano esattamente gli stessi vestiti.»  
«… e quindi…»  
«Esattamente.» Rivolsi un cenno di approvazione a Gourry. «Quei tizi potrebbe stare cercando una spada senza seguire un metodo preciso, ed essersi infiltrati anche in questa città. Oppure, il Lord di questa città, Lagmayer, potrebbe essere la persona che li manovra. Queste sono le due ipotesi che mi vengono in mente.» mormorai, piantando la forchetta in una spessa fetta di prosciutto.  
«Insomma, come al solito… ci stiamo cacciando in un qualche guaio, eh?»  
Improvvisamente Gourry sussultò e l’espressione del suo volto si irrigidì. «Un guaio peggiore di quanto immaginassi…» aggiunse, indirizzando lo sguardo oltre le mie spalle, verso l’ingresso della locanda.  
«…?» Mi volsi, levando un sopracciglio. E compresi perfettamente la ragione del suo volto contratto.  
All’ingresso della locanda, c’erano due delle guardie cittadine. Lanciarono un’occhiata a un foglio che tenevano in mano, quindi sollevarono nuovamente gli occhi, confrontandolo con il mio viso.  
"Diamine! Quindi in effetti vogliono arrestarci?"  
Le due guardie avanzarono senza esitazioni e si fermarono al nostro tavolo, senza chiedere il nostro permesso.  
Di riflesso, Gourry ed io ci alzammo per metà dalle sedie, sulla difensiva. Tuttavia, le due guardie si limitarono a bloccarsi davanti a noi, impettite.  
«Perdonate l’intrusione. Siete voi la signora Lina Inverse?»  
Per un momento, pensai di dire che avevano sbagliato persona. Probabilmente, però, nel foglio che tenevano in mano erano disegnati i nostri ritratti, o era scritta una nostra descrizione. Se possedevano una cosa del genere, non potevamo mentire. Per di più, avrebbero potuto facilmente controllare sul registro della locanda.  
«Sì, sono io.» risposi bruscamente, senza abbassare la guardia.  
Le due guardie assunsero immediatamente una posizione di saluto. «Siamo guardie al servizio del Lord di questa città, Lagmayer!» Dichiararono ad alta voce, in tono deferente. «Il Lord reggente invia richiesta di parlare con la celebre Lina Inverse, e desidera invitarla a cenare presso il castello.»  
«… eh…?»  
Gourry ed io ci lasciammo sfuggire quella domanda nello stesso esatto istante, a mezza voce.  


«Ehi… che significa tutto questo?»  
La sera di quello stesso giorno, stavamo percorrendo la strada che conduceva al castello. Gourry mi pose quella domanda mentre avanzavamo lungo una via invasa dalla luce rossastra del tramonto.  
«Non ne ho idea.» replicai, in tutta sincerità. Fra tutte le ipotesi che avevo considerato, quella di ricevere un cortese invito a cena non era neppure lontanamente contemplata. «Ci sono diverse possibilità, in effetti. La prima, è che sia semplicemente un caso. Magari il Lord reggente per qualche motivo mi conosce, per caso ha sentito che mi trovo in questa città, e per caso mi ha mandata a cercare proprio oggi…»  
«… mi sembra un po’ improbabile…»  
«In effetti. Un’altra possibilità è che a palazzo vi siano diversi centri di autorità, e che uno sia costituito dagli uomini in nero, e uno dal reggente. Forse il reggente intende allearsi con noi per sottomettere gli uomini in nero.»  
«Può essere.»  
«E poi c’è un’altra possibilità… che il reggente e gli uomini in nero siano complici, e che l’invito sia una trappola.»  
«… ho come l’impressione… che questa sia l’ipotesi più probabile…»  
«Vero? Anche io la penso così.»  
«Se la pensi così anche tu… allora perché hai accettato l’invito?»  
«Mah… senza una ragione particolare.» risposi, schiettamente.  
Gourry rischiò di finire al suolo per la sorpresa.  
«Hai accettato "senza una ragione particolare"!? Anche se potrebbe essere una trappola!?»  
«Non potevo rifiutare l’invito così su due piedi. Se il reggente fosse nemico degli uomini in nero, rifiutare significherebbe perdere una valida alleanza, no?»  
«Beh… anche questo è vero…»  
«E se al contrario il reggente e gli uomini in nero fossero alleati, se avessi rifiutato l’invito pensi che ci avrebbero risposto "Davvero? Beh, non importa." e ce la saremmo cavata così facilmente?»  
«Immagino… di no…»  
«Vedi? Comunque stiano le cose, la cosa migliore da fare per chiarire la situazione è accettare l’invito. E se si tratta di una trappola, che sia, vorrà dire che ce ne tireremo fuori in qualche modo!»  
«… ovvero agendo in modo violento… non che sia una novità…»  
«Che dici! Questo è solo mostrare carattere! E poi…»  
«E poi?» chiese Gourry.  
Gli strizzai l’occhio. «La cosa più importante non è forse risolvere tutti gli enigmi?»  
«Mph… sei curiosa, eh?» Alle mie parole, Gourry emise una risata soffocata e mi poggiò una mano sulla testa. «Beh, comunque va bene. Qualunque cosa accada, ho intenzione di restare con te fino alla fine.»  
«Grazie, mia cara autoproclamata guardia del corpo.» Rivolsi lo sguardo al castello, che aveva fatto la sua apparizione di fronte a noi. « E allora… entriamo, Gourry!»  


«Perdonate l’attesa.»  
Un anziano maggiordomo fece il suo ingresso nella stanza in cui stavamo aspettando, rivolgendoci un educato inchino.  
Eravamo entrati nel castello colmi di determinazione, ma eravamo semplicemente stati accolti con cortesia, e condotti in una anticamera, in attesa che la cena venisse allestita. Almeno fino a quel momento, non avevamo incontrato nessun problema, e in tutti coloro che avevamo incontrato non avevamo scorto traccia di ostilità. Per di più, l’anticamera in cui eravamo stati condotti ci era apparsa decisamente sfarzosa.  
Dopo una breve attesa, il maggiordomo si era presentato di fronte a noi.  
«La cena è pronta. Anche il Lord reggente vi sta aspettando.»  
Alle sue parole, Gourry ed io ci scambiammo uno sguardo silenzioso, e annuimmo.  
Ora arrivava il bello.  
«D’accordo.» risposi. Gourry ed io ci levammo dalle sedie. Uscimmo dalla porta e, seguendo il maggiordomo, percorremmo un lungo corridoio.  
«Di qua.» Il maggiordomo si fermò di fronte a una porta.  
"Bene… chissà che tipo di persona ci attende al di là…"  
«Prego.» Il maggiordomo, con un inchino, aprì la porta.  
«!?»  
Gourry ed io, di riflesso, ci bloccammo dove ci trovavamo.  
All’interno della stanza, troneggiava un lungo tavolo coperto da una tovaglia bianca. Nei candelieri appesi alle pareti brillavano luci magiche. Al centro del tavolo, erano accese delle candele, sorrette da un candelabro d’argento.  
Al di là del tavolo, c’era un uomo ancora giovane.  
Doveva avere circa vent’anni. Il suo vestito bianco – che volendo essere buona avrei potuto definire raffinato, e volendo essere cattiva snob – creava un fulgido contrasto con i suoi capelli di un rosso fiammeggiante. Il suo sorriso era radioso, i suoi lineamenti ben proporzionati.  
Doveva trattarsi del Lord reggente.  
Tuttavia, non era stato lui a generare il nostro stupore. La causa erano le sue due presunte guardie del corpo, che stavano in piedi alle sue spalle.  
Un uomo dai capelli neri, e una donna dai capelli argentei.  
Non c’era modo di sbagliarsi. Quei due erano quelli insieme a cui tempo prima avevamo combattuto gli uomini in nero. Luke e Millina.  


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