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1 - Non lasciamo che le circostanze ci facciano accettare il lavoro

Traduzioni > Romanzi > Romanzo # 2

Romanzo 2 - Lo Stregone di Atlas
traduzione di DK86
aiutini: LetyJr, Della
impaginazione: Ilune



Capitolo 1 - Non lasciamo che le circostanze ci facciano accettare il lavoro.


Non avete mai sollevato gli occhi dal piatto della cena e scoperto che il ristorante perfettamente normale dove stavate mangiando tranquillamente solo pochi secondi prima sembra improvvisamente essere stato devastato da un branco di elefanti ipersensibili ai suoni con dei fuochi d'artificio attaccati al sedere?
Non vi è mai successo? Davvero? Wow. A me succede sempre.
Oh, piantatela di fare quella faccia. So a che cosa state pensando, ma questa volta non era colpa mia. Non lo era!
Lasciate che vi spieghi: mi trovavo in una piccola e accogliente bettola ad Atlas City. Il cibo era fresco, erano i clienti ad essere marci. La maggior parte di loro, perlomeno. Era il tipo di posto che attira una composita folla di mercenari e ladruncoli, con l'occasionale ruffiano per dare un tocco di sapore in più.
Col senno di poi, non avrei probabilmente dovuto sorprendermi del fatto che scoppiasse una zuffa in piena regola, ma lo fui. Voglio dire, non è un segreto che io abbia lavorato come mercenaria di tanto in tanto, ma quel posto aveva la reputazione di preparare dei pranzi squisiti, e io c'ero entrata cercando un pranzo, non certo una lite. E chiunque mi conosca vi potrà dire che io non sono tipa da scazzottature. Sono una pacifista, capite.
No, non sto scherzando. Toglietevi dalla faccia quel ghigno o quant'altro per favore, altrimenti ve lo toglierò io - er... Meglio continuare il racconto.
Ok, torniamo alla zuffa: una volta che la battaglia ebbe raggiunto il suo massimo, mi trovai un posticino sotto un tavolo d'angolo e mi accomodai lì. Avevo una buona visione dell'azione e riuscivo a continuare a rosicchiare la coscia di pollo che ero riuscita a prendere dal mio piatto prima che venisse scagliato via. Cena e spettacolo insieme! A ripensarci, non era nemmeno tanto male.
Chi aveva provocato tutto quel casino, chiedete voi? Oh. Beh, all'inizio era sembrata una cosa tanto insignificante...
Mi ero appena tuffata nel mio quarto piatto di deee-liziosi tagliolini al pollo, quando un tipo giù di colpi decise che voleva a tutti i costi iniziare una conversazione con me. Aveva i capelli rossi, e anche se non era esattamente affascinante, non era nemmeno... non-affascinante. Indossava un'armatura di cuoio consumato sopra un completo composto da tunica e pantaloni, e portava una spada bastarda in una guaina sulla sua schiena. Ci misi più o meno due secondi per capire che si trattava di un mercenario del tipo più comune.
"Tutta sola, signorina?" chiese.
Gli gettai uno sguardo, decisi che non ero interessata e ripresi a mangiare. "Sono insieme a qualcuno" mugugnai, prima di rivolgere la mia attenzione al cameriere ed ordinare il piatto successivo: sufflè di pollo.
Il mercenario emise un rumore di disapprovazione, sventolando un dito verso di me. Giusto perchè sappiate regolarvi in futuro: sapete che cosa penso di un tizio che mi sventola contro un dito emettendo un rumore di disapprovazione? Penso che desideri perderlo, quel dito. Specialmente se lo fa mentre sto mangiando.
"Ehi, non è una vergogna? Il tuo compagno non deve essere granchè furbo per lasciare una bella ragazza come te in un posto come questo". Poi mi appoggiò una mano sulla spalla in un modo fin troppo amichevole.
Non che la parte sulla "ragazza carina" mi desse fastidio, ma non sopportavo granchè che mi toccasse e il suo modo di fare era piuttosto fastidioso. Odio che si pensi che siccome sono bassa e sono una ragazza io non possa prendermi cura di me stessa.
Vacci piano, bello.
"Come ti chiami, carina?".
Il sufflè era piuttosto buono.
"Il mio nome è Lantz" disse lui.
Mangiare con la mano di un tizio appoggiata sulla spalla può risultare davvero fastidioso, comunque.
"Il gatto ti ha mangiato la lingua, dolcezza?".
Ehi! Avevo sentito una strana sensazione al fondoschiena. Già: il mio fondoschiena. Ora Lantz stava cercando di toccarmi il sedere! Stiamo scherzando?!
Sapete? C'è qualcosa di vero in quello che si dice, che a volte si può rimanere sorpresi dalla propria forza. Intendevo ribaltarlo perchè atterrasse sulla schiena con un soddisfacente "thwap!" ma devo averlo spinto un po' troppo forte, e così...
"GAAAAH!!!" Lantz in qualche modo riuscì a schiantarsi nell'angolo e colpì il pavimento con l'inguine. Non credevo nemmeno che fosse possibile.
Questo farà male.
Ehi! Era autodifesa completamente giustificata!
Il grosso e cattivo Lantz si lasciò sfuggire un grosso e cattivo singhiozzo, cercò di stare in piedi, e mentre ci provava, barcollò e collassò su un tavolo vicino. Sfortunatamente, quel tavolo era occupato.
"Ehi, tu? Che diavolo pensi di fare?!" gridò l'incattivito occupante, che spedì Lantz su di un altro tavolo... e poi su di un altro e così via.
Anche se suppongo che, tecnicamente parlando, io sia stata la prima a tirare un - ehm - pugno, era stato lui a volerlo! Non puoi andare in giro a toccare impunemente il sedere della gente e sperare di andartene senza che il proprietario del suddetto sedere usi la tua faccia per sfasciare un paio di tavoli, no?
"Ehi, Lina. Quando pensi di iniziare a rimediare ai casini che hai combinato?" chiese un aitante biondo giovane uomo che si trovava accucciato sotto il tavolo alla mia destra. Indossava una corazza nera e portava una lunga spada.
Gourry! Eccoti! Lo conoscevo bene. Viaggiamo insieme dacchè ci siamo incontrati, cosa che in effetti non è successa molto tempo fa, ma impari molto di una persona quando percorri la stessa sua strada.
"I casini che io ho combinato? Chi ha iniziato?" ribattei in tono indignato assaporando ogni pezzo di pollo. Gourry me ne fregò una coscia prima che potessi fermarlo. Rospo!
"Tu. Sei stata la prima a colpire. O meglio, a---ehm, lanciare".
"Ma tu hai visto?!".
"Stavo proprio uscendo dal bagno".
"Gourry! Quello tentava di TOCCARMI IL SEDERE! E' stato fortunato che io abbia deciso di scagliarlo solo contro il muro, direi!".
"Magari voleva solo farci amicizia. Oppure ha scambiato il tuo sedere con una misteriosa ed ossuta creatura magica e stava tentando di...".
Lo colpii sulla fronte.
"Ahi, Lina! Stavo solo scherzando!" disse lui strofinandosi le tempie. "Se tu avessi avuto la pazienza di sopportarlo ancora un po', sarei tornato indietro e l'avrei sistemato io per te!".
Gli lanciai un'occhiataccia.
"In questo mondo ci sono cose che puoi "sopportate ancora un po'" e cose che non puoi! E gli stranieri che ti toccano il culo rientrano di diritto nella seconda categoria!".
"D'accordo. Ma non può essere che tu abbia un po'... esagerato?". Ed accennò al casino che ci circondava.
Ok, forse aveva centrato il punto.
"Credi che dovrei farli smettere?" chiesi. Dopotutto, una singola Firebolt poteva rendere la situazione molto tranquilla, e in tempi molto brevi. Sfortunatamente, lanciare una Firebolt in un luogo pubblico di solito non ti rende granchè amico delle forze dell'ordine locali.
"Nah" sospirò Gourry "Peggiorerebbe soltanto le cose".
"Allora restiamocene fuori ed aspettiamo che finisca".
"Ma...". Gourry era ad un pelo dal finire quella frase. Aveva ragione. Avevo fatto la mia parte nell'avvio della zuffa e dovevo contribuire a fermarla. Ma come?
"Ah, ci sono!" dissi, con lo stesso tono contento che riservo ai ritrovamenti di borse piene di monete d'oro "Che ne dici di questo: conto fino a tre, poi caccio un grido fortissimo e svengo. Tu estrarrai la spada e inizierai ad agitarla, così sembrerà che tu mi abbia appena colpito. Poi tu dirai qualcosa come "Mpf, le ci voleva una bella lezione!". Così tutti si fermeranno per vedere che cos'è successo e penseranno che tu mi abbia uccisa!".
A Gourry non piacque la mia idea.
"E che cosa pensi che succederà, dopo?".
"Ehm... Non sono arrivata così avanti".
"Penseranno che io sia un assassino!".
"Gourry, sai, non dovresti preoccuparti tanto di quello che le altre persone pensano di te...".
"Dimentica quel piano, Lina!".
"Beh, se non hai intenzione di aiutarmi in questo, allora...".
Stavo giusto per esporre la mia successiva idea, quando la porta principale si spalancò all'improvviso a causa di una folata di vento, e sulla locanda cadde uno strano silenzio.
Hmmm.
Gourry ed io ci voltammo e, come tutti gli altri, concentrammo la nostra attenzione sulla soglia.
La prima cosa che vidi fu la sua ombra. Piano piano, una figura apparve. Era avvolto dal nero dalla testa ai piedi---lunghi capelli neri, pantaloni e calzoni neri; anche il suo naso e la sua bocca erano nascosti da una sciarpa nera che gli copriva il volto come una maschera. Portava una lunga spada sulla schiena, e bastava guardarlo una volta per capire che sapeva esattamente come maneggiarla. Era un maestro spadaccino, come minimo.
Anche Gourry lo comprese, ed emise uno spontaneo suono d'ammirazione.
Erano entrambi della stessa età---giusto un pelo sopra i venti---ed entrambi spadaccini. Ma qui le similitudini fra i due finivano. L'uomo ombra era freddo, pallido... Spettrale. Anche l'aria intorno a lui sembrava differente. Era questa formidabile aura che aveva soffocato la crescente furia omicida e tranquillizzato la rozza clientela del ristorante.
Poteva avere un bell'aspetto, ma era pur sempre un guaio.
Hmmm... Non va per caso sempre così?
"Sto cercando una guardia del corpo" disse semplicemente. La sua voce era come la si poteva immaginare: fredda, chiara, tagliente... come una lama.
"Se avete fiducia nelle vostre capacità e desiderate arricchirvi, parlate, allora! Il cliente è il signor Tarim. E' un'offerta eccellente, ve lo posso assicurare". Era andato dritto al punto. I suoi modi non erano raffinati, ma sono sicura che la sua abilità di parlare in pubblico non fosse granchè allenata.
Di certo non ci fu esattamente una folla di volontari.
Atlas City aveva dato ospitalità a più affari sporchi del solito nel recente passato. Tutto può essere ricondotto al giorno in cui il presidente della Gilda dei Maghi cittadina, Halcyform il Bianco, era scomparso - fatto che risaliva a circa sei mesi prima. Una lotta per la posizione vacante aveva subito infiammato i due vice presidenti, Tarim il Viola e Daymia il Blu.
L'uomo ombra agiva come reclutatore per conto di Tarim.
Certamente non avevo intenzione di immischiarmi in questoni tanto sgradevoli, ma che posso dire? La curiosità fu più forte di me.
"Ascolterò la tua offerta" proposi.
"Ehi, ma tu sei quella---". Lantz l'Odioso (il tizio che aveva dimostrato tanta affinità con il mio posteriore) interruppe la conversazione. Era sia contuso che insanguinato. Penso che la danza dei tavoli non sia un attività per lui. Troppo pesante. (He he).
L'uomo ombra spostò l'attenzione su Lantz. "Che diavolo ci fai qui, tu?" chiese.
Hmmm. Quindi conosce Lantz. Sembrava che si conoscessero, se non, oserei dire, che fossero amici.
"S-signor Rod" balbettò Lantz "Beh, ehm... Maestro Tarim mi ha chiesto di sbrigare una commissione per lui, e poi---".
"Hai finito qui. Torna a casa". l'uomo ombra non doveva essere noto per la sua prolissità. Puntò i suoi occhi direttamente nei miei, e un brivido freddo mi percorse la spina dorsale. "Una maga".
Sì, credo si possa giudicare un buon riassunto.
Avevo cambiato un po' i miei vestiti da quando ero arrivata in città, sostituendo alla mia tunica bianca vestito e calzoni blu scuri. Ma indossavo comunque la mia bandana nera, gli spallacci decorati a scaglie di drago, la spada alla cintola, il mio mantello nero, e, cosa più importante, i miei amuleti ingioiellati---sarebbe stato difficile confondermi per qualunque altra cosa non fosse una maga.
Anche se mi ricordo di qualche imbecille che pensava che assomigliassi ad una pescivendola o a una cameriera. Grrr... Gourry!
"Bene. Il tuo nome?".
"Lo saprai quando io avrò saputo il tuo". Non gli avrei certo detto il nome per prima. Assolutamente. E' una questione di principio. Ovvio, dentro di me ero terrorizzata---ma lui non aveva certo bisogno di saperlo! Stavo cercando di sgusciare attraverso la cappa di cupezza e oppressione che quell'uomo aveva portato con lui nella stanza. Ma, ciononostante, non avevo intenzione di lasciarglielo intendere.
"Rod" l'uomo ombra rispose così bruscamente come avevo immaginato. Sospirai silenziosamente.
La cosa inizia a stufare. "Lina" dissi.
"Capisco..." rispose con un accenno di ammirazione nella voce "Così tu sei Lina Inverse, ho sentito parlare di te".
Perfetto. Sicuramente ha sentito tutte quelle voci cretine: Lina Inverse, Sterminatrice di Banditi! Regina della Distruzione!
"Bene. Vieni con me" disse lui, voltandosi mentre parlava.
Ehm, aspetta un attimo...
"Okay, Gourry, andiamo".
"Eh? Vengo anch'io?" chiese, alzandosi in piedi.
Beh, ehm...
Rod entrò in azione! Si gettò in avanti, mentre la sua mano correva all’impugnatura della spada e la estraeva. Tutti nella stanza si aspettavano di vedere il sangue schizzare sul pavimento da lì a pochi secondi. Tutti, tranne…
“Gourry!”.
Non so se sia stato istinto o fortuna sfacciata (ma propendo per la seconda ipotesi), ma Gourry si era chinato per fregare un altro pezzo di cibo dal mio piatto proprio nel momento in cui Rod aveva tentato il suo affondo. Il momento di tensione passò così in fretta come era cominciato. Rod era riuscito a comprendere velocemente la situazione e a capire che Gourry non intendeva attaccare.
“Ottima schivata. Sei bravo” disse Rod, annuendo con aria d’approvazione.
“Nah, solo un po’ meglio rispetto alla media, penso” replicò Gourry con la banalità che gli era propria. Gourry potrà non sembrarlo molto, ma al di là della sua assoluta mancanza di senso comune e capacità di valutare le situazioni, le sue capacità con la spada sono assolutamente di prima classe. Io sono sopra la media, e non sarei una sfida degna per lui. A dire la verità, in un duello di spada, non avrei alcuna speranza contro nessuno dei due.
Rod era stato in grado di valutare l’abilità di Gourry grazie ad una sola occhiata.
“Mi piacerebbe duellare con te, un giorno” disse.
“Prima il lavoro, eh?” Gourry si esibì in un’agile schivata.
“Voi ragazzini potrete giocare quando il lavoro sarà finito” aggiunsi in tono scherzoso.
“Sempre che sopravviviate” disse Rod.
A quanto pare, qui c’è qualcuno che non si sente granchè spiritoso.
Mentre ci incamminavamo, le sue parole iniziarono a rimbalzarmi sinistramente nella testa.

***

Località: Atlas City
Il Castello degli Affari (1) del Duca Rithahn occupava una posizione di dominio sopra quella prosperosa città e centro mercantile. Di giorno, moltissime persone riempivano le anguste strade fiancheggiate da negozi e carri a tal punto che risse e taccheggi erano all'ordine del giorno. Ma finchè riuscivi ad evitare di farti coinvolgere da questo o quello non era un brutto posto dove passare il tempo. (Anche se, al tramonto, caricavano in fretta le proprie merci sui carri e chiudevano i negozi, e le ragazze nei loro vestiti migliori si affrettavano a rincasare, perché di notte Atlas City era tutta un’altra storia).
Dalla collina, la residenza signorile, inframezzata da una serie di edifici anonimi, sembrava uscita da un dipinto. Come in molte città dello stesso tipo, più ci si avvicinava al castello più ricchi erano i residenti, lo stile di vita più raffinato e gli edifici più impressionanti.
Normalmente, in una città tanto grande, gli uffici amministrativi della Chiesa, della Gilda dei Maghi e dell’Associazione dei Guerrieri dovrebbero avere circa lo stesso potere. Invece, in Atlas City, l’edificio della Gilda dei Maghi sorgeva subito fuori dalle mura del castello, conferendogli enorme potere. In seguito, comunque, il suo potere era stato drasticamente diminuito dalla Lega Clericale di Saillune. La Lega, si potrebbe aggiungere, aveva un’influenza politica maggiore rispetto a quella dello stesso Rithahn.
Questa perdita di potere, sebbene biasimabile, non era certo giunta impensata, considerando il posto vacante di presidente e la lotta interna su chi dovesse prenderne il posto. Uno spirito di dissenso aveva già messo radici in precedenza nella Gilda, quando un gruppo di maghi autonominatisi i Cercatori della Verità aveva accusato gli altri di cospirare per tenerli lontani dalle posizioni di potere.
Personalmente, non avevo alcuna opinione riguardo i Cercatori della Verità né in un senso né nell’altro.
Anche se ero entrata in quel ristorante verso mezzogiorno, il pranzo e la rissa avevano cospirato per privarmi di una buona metà del giorno, impedendomi di fare altri piani.
Era giunto ormai il tramonto. I maghi impiegati presso il Duca Rithahn stavano velocemente castando dei Lighting perché fungessero da lampioni.
Una giornata sprecata.
“Lina…” bisbigliò Gourry in un tono di voce abbastanza alto perché lo potessi sentire, ma non abbastanza da attirare l’attenzione di Rod, che stava camminando davanti a noi “Che stiamo facendo? Avevi detto che non avresti accettato nessun lavoro qui!”.
Aveva ragione. L’avevo detto. Avevo scelto Atlas City come luogo nel quale prendersi un necessario riposo. Eravamo entrambi piuttosto esausti a causa del tremendo incidente nel quale ci avevamo quasi rimesso la vita qualche settimana prima, e avevamo bisogno di riposare e di far calmare un po’ le acque. Nel nostro primo giorno in città, avevo detto a Gourry in maniera piuttosto chiara che non avremmo accettato alcun incarico finchè saremmo stati ad Atlas City: in nessun modo, per nessun motivo.
Ma… è prerogativa delle ragazze cambiare opinione. Comunque, non avevo realmente intenzione di prendere quel lavoro. Ero semplicemente curiosa, e avevo visto in Rod l’Ombra Umana il nostro biglietto per uscire da quel macello!
“Considerando la situazione, Gourry” sibilai attraverso i denti serrati “ho pensato che cogliere l’occasione di questo lavoro era un modo più facile per uscire da quella situazione piuttosto che fingere la mia morte”.
“E comunque” aggiunsi “Ho detto che avrei ascoltato. Non ho detto che avrei accettato il lavoro”.
“Ma…” Gourry si grattò la testa ed emise quel suo strano verso simile ad un miagolio che fa sempre quando è confuso “Da quanto ho sentito riguardo a questo Tarim, non è il tipo di persona che dirà semplicemente: “Ah, peccato. Beh, statemi bene”!”.
“Beh, se si dovesse arrivare a questo, combatteremo per poter fuggire. Posso contare su di te, vero, Gourry?”.
Lui fece una smorfia. “Sai, sto cominciando a pensare che viaggiare con te non sia esattamente il modo per garantirsi una vita lunga e tranquilla”.
“Probabilmente hai ragione” dissi, e gli sorrisi.
Poi, improvvisamente, mi bloccai e mi guardai intorno, in preda al panico. Potevo sentire degli sguardi posati su di noi.
“Che ti succede, Lina?” chiese Gourry.
“Credo che qualcuno ci stia spiando…”.
“Oh, lo pensi anche tu?” fece spallucce lui, con il tono tranquillo di chi sta chiedendo un sorso d’acqua.
Ehi, ma tu guarda che…
“Prendiamo la strada posteriore” sussurrò Rod. Possibile che io fossi stata l’ultima ad accorgermi delle spie?
Come cambiammo strada, i miei sensi si acuirono per l’allerta. Un odore aspro mi solleticò il naso. Udii un cane abbaiare, da qualche parte lì intorno. La tensione che percepivo nell’aria mi aveva fatto rizzare tutti i capelli della nuca.
Girato l’angolo successivo, una fila di case di sporchi mattoni rossi bloccava la luce dei lampioni. Ogni città ha un “lato sbagliato della strada”, e per quanto riguarda Atlas City, ci eravamo in quel momento. Marciammo in quella stradina desolata in fila indiana. Non mi importava granchè di ciò che ci circondava, ma era chiaro perché Rod avesse scelto quella via. Avendo anch’egli notato che eravamo spiati, ci aveva guidati lungo il sentiero più deserto possibile.
Il migliore per poter incontrare chi ci aveva messo gli occhi addosso.
Come mangime per squali…
Rod si bloccò: “Ne ho abbastanza”.
Difficile non comprendere un invito come quello.
“Fuori! Venite fuori, chiunque voi siate!” gridai.
Subito dopo, un movimento. Parecchie sagome si fecero strada fuori dalle ombre. E questi sarebbero gli uomini che ci stavano alle calcagna? Erano tutti abbigliati all'ultimo grido della moda banditesca. Sfigati.
Okay, dunque…
Avevp incrociato parecchi sguardi prima di allora, ma ce n’era uno in particolare fra di loro che mi diede i brividi. Chiunque fosse, non faceva sicuramente parte di quel branco di ridicoli pagliacci.
Ma che diavolo…? Di sicuro non me lo posso essere immaginato.
Ciononostante, era chiaramente il caso di concentrare di nuovo la mia attenzione sulla situazione generale.
“Le guardie del corpo di Tarim, eh?” domandò uno degli uomini.
Beh, non ancora. Ma credo che mettersi a discutere su certe sottigliezze sarebbe inutile.
“Beh, ecco… Veramente non è proprio così…” mormorò Gourry, sempre pronto a dare una giusta opportunità a qualunque sottigliezza.
“Hanno intenzione di uccidervi comunque” osservò Rod “Fammi vedere di che cosa sei capace” disse a noi – o, più precisamente, a Gourry.
Cavolo, no! Dev’essere una specie di prova? Un qualche tipo di audizione?!
“Non pensarci nemmeno” ribattei “Se pestiamo quei pagliacci, è come se stessimo già facendo un lavoro che non abbiamo ancora accettato. Scusaci, odio deluderti ora che siamo così buoni amici”.
“Deludermi?” lo sguardo freddo di Rod mi provocò un brivido sulla schiena “Al contrario, preferirei che non accettaste questo lavoro”.
“Ehm… che hai appena detto?”.
“Non posso combattere contro un alleato” spiegò, fissando il suo sguardo su Gourry, che si trovava proprio dietro di me “Capisco, hai ragione.” continuò “Mi occuperò io di loro”.
I pagliacci – ehm, volevo dire, gli assassini – erano indignati. Un uomo solo aveva accettato di occuparsi di dieci nemici? Era qualcosa di talmente arrogante da poter essere considerato un insulto.
E comunque, io avrei scommesso su Rod. Tranquillamente. Avevo fatto un buon uso del mio tempo, e mentre stavamo tirando per le lunghe, avevo osservato il comportamento del gruppo e giudicato approssimativamente l’abilità dei suoi componenti. Secondo la mia umile opinione, erano davvero penosi.
Avevo anche un certo dubbio che quei tizi non fossero stati inviati da Daymia, in rivale di Tarim. Ma, comunque stessero le cose, loro erano il fondo del barile. Nuove reclute senza esperienza, o con un briciolo di essa, nel migliore dei casi.
Hmmm…
Sapendo perfettamente che sarebbe stato in grado di tenere loro testa, indicai Rod e dichiarai: “L’avete sentito? Se volete arrivare fino a noi, dovrete passare prima su di lui!”.
“Oh, insomma, questo non è molto bello” borbottò Gourry. Di sicuro avrebbe potuto dire anche lui che fra quei tizi e Rod non c’era partita e stava facendo ogni possibile sforzo per non scoppiare a ridere.
“Come osi mancarci di rispetto?” gridò qualcuno con il gusto per le battute ovvie. Errore numero uno. Poi si separò dal gruppo e si parò contro Rod. Errore numero due. Gli altri estrassero le spade.
Errore numero tre. Ehi, state andando forte, ragazzi!
Ron lanciò loro un’occhiata gelida ed estrasse pazientemente la spada. E nello stesso momento, si fece avanti.
In un istante, il primo tentato assassino ebbe un incontro ravvicinato con un vortice di metallo e malizia.
Gli altri uomini realizzarono chi avevano di fronte e probabilmente se la fecero addosso.
Era anche ora.
L’epitaffio per “Come osi mancarci di rispetto” fu scritto nel momento in cui egli si scagliò verso Rod. Gli altri persero saggiamente il desiderio di combattere.
“Ritirata! Ritirata!” gridò uno di loro, dandoci già la schiena. Non il grido più minaccioso che potesse emettere, forse, ma che mi venga un colpo se non era il più prudente.
Sfortunatamente per loro, non appena cercarono di scappare nell’altra direzione, si scontrarono con un uomo massiccio che stringeva saldamente fra le mani una spada bastarda. Aveva la faccia gonfia e sembrava piuttosto arrabbiato. Era Lantz, il simpaticone di prima.
Gli uomini si bloccarono. Lantz caricò, affettando gli sfortunati avversari riducendoli in, beh, fette.
Ewww. Meglio di quanto pensassi.
Rod si occupò dei pochi che rimanevano. Lo “scontro” durò giusto un battito di ciglia, e né io né Gourry trovammo qualcosa da ridire.
Rod usò la sua sciarpa per ripulire la sua lama dal sangue e Lantz corse sbuffando nella nostra direzione. “Li ho visti seguirvi quando ho messo piede fuori dalla locanda” ansimò Lantz “Così, ovviamente, li ho seguiti. Magari non era necessario, ma…”.
Non lo era” replicò Rod.
Lantz lasciò istantaneamente cadere l’argomento. Spostò lo sguardo da Gourry a me un paio di volte con aperta ostilità. “M-ma Rod, pensi davvero che questa ragazzina e il suo amico siano adatti per questo lavoro?”.
Ragazzina?!
“Lantz…” ringhiò Rod prima che io avessi il tempo per aprire la bocca e rispondere.
Lantz tremò.
“Li ho invitati io” continuò Rod. A questo punto, se Lantz dubitava delle nostre capacità, avrebbe dubitato anche della fiducia che Rod poneva in esse.
Lantz impallidì mentre coglieva il significato dietro a quella parole. “M-mi dispiace, signor Rod, non intendevo dire che…”.
“Molto bene” annuì Rod in tono definitivo e ricominciando a camminare. Era ritornato al suo simpatico umore funereo.
Evviva.
Noi lo seguimmo, con Lantz nelle retrovie. Fece un piccolo rumore che suonò come “tsk” con la lingua, che non credo fosse intenzionato a farci udire.
Mi voltai di scatto, le mani sui fianchi – se aveva qualche problema con me, poteva benissimo dirmelo in faccia! Ma un istante prima che le mie labbra potessero formare le parole che avrei voluto dirgli…
PLOOP! La terra sotto i nostri piedi divenne liquida. La superficie della strada sembrava essersi trasformata in un mare di fango.
“Whoa! Ma che diavolo…?” gridò Lantz. Era un omone, ed era già affondato nel terreno fino alle ginocchia.
“Lina, credo che questo sia di tua competenza” osservò tranquillo Gourry mentre affondava, i suoi piedi già sepolti nel fango.
“Sì, lo so” replicai.
Rod mi lanciò un’occhiata caustica. Il desiderio di chiamarlo “bastone nel fango”(2) non era molto lontano dal prendere forma.
Mi concentrai con lo scopo di trovare la fonte della magia. Non appena lo feci, scorsi un uomo galleggiare a mezz’aria contro il cielo scuro sopra di noi.
“Un mago, eh?”.
Indossava un mantello nero completo di cappuccio, e un amuleto ingioiellato intorno al collo. Aveva un paio di spallacci fatti a mano modellati affinché sembrassero le teste di demoni soffiatori – uno per parte.
I demoni soffiatori, nel caso ve lo stiate chiedendo, non sono dei piccoli demonietti graziosi.
Beh, fa certamente la sua figura.
“Immagino che tu abbia sacrificato quella marmaglia per testare la nostra forza” dissi, immaginando che avremmo saltato i convenevoli.
“Esatto. E hanno fatto il loro dovere in modo ammirevole” disse il mago, sorridendo e ridacchiando sulla perdita dei suoi scagnozzi.
“Usare Bephimos, lo spirito della terra, per trasformare la terra in fango, e poi attaccarci dall’alto approfittando del fatto che non ci potevamo muovere… non male. Se non ci fossi stata io, credo che il trucchetto avrebbe funzionato” dissi, ammirando genuinamente la sua strategia.
Ovviamente, io me ne stavo in piedi sul mare di fango come se stessi camminando sull’acqua, grazie ad un piccolo incantesimo che mi piace chiamare Levitation. Non appena avevo sentito le suole delle scarpe affondare, l’avevo castato, e restando in tal modo in alto e all’asciutto.
“Voi non sarete risparmiati. Io, Karuas, prometto la morte a tutto coloro che si opporranno al grande Daymia!”.
“Le persone non dovrebbero fare promesse che non possono mantenere, Karuas. E’ una brutta abitudine. La tua mammina non ti ha insegnato le buone maniere?”.
Detto ciò, cambiai improvvisamente incantesimo.
”Ray Wing!”.
Karuas fu cappottato su un fianco all’istante.
“Whoa!” urlò per la sorpresa.
Normalmente, questa magia avvolge il corpo di una persona con una barriera di vento, consentendogli di spostarsi in volo a una notevole velocità. E’ più difficile da controllare di un Levitation, ma – dato che non avevo comunque intenzione di usarlo su me stessa – la sua natura impetuosa era proprio il tipo di cosa di cui avevo bisogno.
Per conto mio, Karuas stava usando due incantesimi: qualunque cosa avesse utilizzato per trasformare il vicolo in fango e la sua magia di levitazione. Nessun mago, non importa quanto allenato, può controllare più di due incantesimi per volta. E ovviamente, se le magie fossero complesse, anche due sarebbero fin troppe. Mentre controllavo il Ray Wing, sarei stata in grado di maneggiare un Lighting, ma di certo non avrei potuto lanciare un altro incantesimo offensivo.
La buona notizia era che ero sicura che nemmeno Karuas potesse castare altre magie.
O almeno, così credevo.
Karuas si girò verso di me, e al suono di un assolutamente non necessario e volgare: “Prendi questo, pu**ana!”, un gran numero di Flare Arrow comparvero dal nulla!
Ma che diavolo…?!
“Haaa!”. Le frecce puntavano dritte verso di me, e riuscii per un pelo ad evitarle. Le avrei potute schivare facilmente, ma ero stata colta di sorpresa.
“Qualcosa non va? Già finito di giocare?” Karuas sogghignò mentre parlava. I suoi spallacci si unirono alla risatina.
I suoi spallacci hanno appena riso?
Hmph. A meno che non mi fossi persa qualche parte importante, di norma gli accessori non mostrano umano disprezzo. Questo poteva solamente voler dire che…
“Prrrresicamente” Karuas indugiò sulla parola come se fosse stata dolcissima “Sono vivi”.
Vivi? Ma non aveva nessun senso. Prima di tutto, i demoni soffiatori non sono in grado di utilizzare magie offensive di alto livello. E seconda cosa, gli spallacci di Karuas erano dell’esatta dimensione delle teste dei demoni. Anche ammettendo che esistessero dei demoni soffiatori capaci di evocare magie avanzate, dov’erano i loro corpi?!
Ovvio, tendono ad essere un po’ più piccoli rispetto agli umani, ma non c’è comunque modo che uno di loro si possa nascondere sotto il mantello di un mago. Figuriamoci due!
“Non sono normali demoni soffiatori, sciocchina. Sono speciali. Mi sono stati impiantati sul corpo quando Lord Daymia mi ha trasformato in chimera. Loro sono i miei bellissimi animaletti da compagnia, e con il loro aiuto, posso lanciare fino a tre magie contemporaneamente!” spiegò Karuas in tono generoso.
Oh, bene. E’ carino quando la gente è orgogliosa dei propri cuccioli.
E così, lui e i due demoni soffiatori avevano una relazione simbiotica. Insieme, potevano levitare, controllare l’incantesimo del fango, e condurre un attacco. Considerando questo, lui era chiaramente in vantaggio. Comunque…
“Luce!” sorpresi Kauras con un incantesimo abbagliante. Dato che il Levitation non fornisce grande agilità, non riuscì ad evitarlo.
Che peccato.
“Gaah!” gridò Kauras. La grossa sfera di luce splendeva a pochi centimetri dai suoi occhi.
“D-dove sei?” urlò, agitandosi. Lo avevo accecato con la mia luce.
“Sopra di noi!” rispose il demone sulla sua spalla destra, riuscendo ad avvistarmi.
Fortunatamente, non aveva ancora recuperato a pieno la vista quando alzo il mento per guardare.
E non appena lo fece, portai a compimento il mio attacco…
CRASH! Atterrai a piedi uniti sulla sua faccia. Poi, posizionandomi direttamente sopra la sua capoccia…
KA-THUNK! Si fece un volo di testa dritto nel mare di fango. Non appena lo ebbe colpito si ritrovò immerso fino alla cintola.
Atterrai proprio sopra l’avvallamento del suo sedere che emergeva dal fango e castai con calma la magia successiva.
“Freeze arrow” mormorai, e le mie frecce gelide colpirono il terreno, congelando all’istante il fango.
Il corpo dello stregone ebbe un spasimo, poi smise del tutto di muoversi. A quel punto, il terreno ritornò alla sua originale consistenza. I demoni soffiatori dovevano essere morti con lui, perdendo il controllo dell’incantesimo.
Un’entrata col botto, un uscita con un tonfo squallido e viscido.
Alla radice della sconfitta di Karuas c’era la sua convinzione che la sua forza potesse essere misurata dal numero di magie che poteva utilizzare simultaneamente.
Non conta la grandezza delle tue magie, ragazzi. Conta come sai usarle.
Mi voltai verso gli altri. “Qualunque cosa decidi di fare, fallo in fretta, d’accordo?” implorò Lantz. Lui e gli altri due erano ancora immersi nel terreno.
E’ vero quello che dicono, sapete? Il lavoro di una donna non finisce mai.
***

L’agnello di Roania al vapore era DELIZIOSO! Aromatizzato con spezie e saltato con le verdure, il suo gusto e la sua delicata fragranza che indugiavano nell’aria come quella di un vino pregiato. Anche i funghi e i gamberetti fritti non erano male, comunque!
Infatti, potrei arrischiarmi e dire che quella cena era uno dei banchetti migliori che avessi mai visto, nonché mangiato. Se non fosse stata parte di un colloquio di lavoro, e se non ci fossero stati Rod e Tarim, sarebbe stata una sera perfetta. Ma lo era. E loro due c’erano. Perciò non lo era. Peccato.
Il nostro ospite, Tarim il Viola, si era unito a noi al tavolo. Era piuttosto in carne – perfettamente in linea con il pasto luculliano – e di mezza età.
Avete familiarità con gli appellativi riguardanti i colori? Espressioni come “il Viola” e “il Blu” sono posposti ai nomi di quei maghi all’interno di una gilda che gestiscono attività significative o compiono importanti incarichi. Indossano tuniche e mantelli di quel colore, e benché gli appellativi non corrispondano a nessun reale rango o gerarchia, rendono più facile il riconoscimento. Sto divagando, ma potrebbe interessarvi sapere che anch’io ho ricevuto un colore come appellativo nella Gilda dei Maghi della mia terra natia, come speciale onorifico.
Mi avevano preparato una tunica e un mantello, che dovevano essere indossati durante una cerimonia ufficiale presso la Gilda, ma alla quale io non partecipai. Non potevo certo vestire… di rosa!
Quando la cosa mi venne comunicata, le altre maghe mi risero dietro! “Lina la Rosa!” ghignavano “Potresti diventare una famosa ballerina da cabaret!”.
“Ma col cavolo!” gridai in risposta con tutta l’aria che avevo in corpo, e con l’unico effetto di far aumentare il volume delle loro risate.
Oh, andate a quel paese, tutte quante.
E, ovviamente, era stato un uomo a scegliere quel colore! “Il rosa è perfetto per una ragazza tanto carina” aveva sentenziato.
Che cosa? In quale universo una Maga Nera se ne andrebbe in giro vestita di rosa?!
Comunque, se su di me il rosa era inappropriato, su Tarim il viola lo era perlomeno il doppio. Sebbene di per sé sia un bel colore, il viola non valorizza nessuno.
Voglio dire, starebbe bene ad un uomo magro e affascinante. Gli aggiungerebbe un aria di mistero.
E invece… guardare un uomo di mezza età cacciarsi due tavoli di buffet di cibi squisiti giù per la gola, il suo corpo rotondetto avvolto come una salsiccia in vibranti stoffe violette, non era esattamente un toccasana per il mio appetito.
Era completamente pelato, cosa che non sarebbe brutta di per sé, ma quantomeno era strana sopra un corpo grassoccio – come una ciliegia in cima ad un frappè. E ammiccava così spesso e con tanto vigore che iniziai presto a domandarmi se non avesse qualcosa incastrato in entrambi gli occhi! Ma il peggio era che, invece di bere del vino insieme al cibo, stesse cercando di fumarsi un sigaro.
Questa è la goccia che fa traboccare il vaso.
“EHI! Stiamo mangiando, qui!” gridai, trattenendomi a stento dal picchiarlo seduta stante.
Che cosa? Oh, a voi piacerebbe respirare puzza di sigaro mentre mangiate? Comunque, lui mi fece un favore e spense quell’affare puzzolente prima ancora che fosse del tutto acceso.
La sua storia riguardante la rivalità fra lui e Daymia coincideva con quanto avevo sentito per le strade. Differiva solamente il modo in cui Tarim caratterizzò la “disputa per la successione” come una serie di attacchi di Daymia alla sua persona, costringendolo a reclutare mercenari come guardie del corpo. Comunque, era più o meno la storia che mi aspettavo di sentire.
“Mi piacerebbe che voi due diventaste le mie g-g-guardie del corpo” disse debolmente, con una voce molto più dignitosa del suo aspetto. Aveva qualche problema a dire la parola guardie del corpo, per non so quale ragione.
“Anche se lui continua a mandarmi addosso degli assassini, come vi ho detto, non ho assolutamente intenzione di assumere lo stesso spregevole comportamento”.
Sì, certo, come no…
“Dopo che sarò diventato presidente, farò in modo che egli sia doverosamente punito. Ora, non fraintendetemi, sto solamente parlando di rimuoverlo dal suo incarico, nulla di più”.
“E che cosa farà se sarà Daymia a diventare presidente?” chiesi.
Lui ci rise sopra, sventolando una mano come se avessi appena raccontato una barzelletta divertente. “Questo non può accadere. Ve lo assicuro, io sarò il prossimo presidente. Sì, certo, la magia di Daymia è più forte della mia. E’ forse due volte più potente di me. E’ il secondogenito di una famiglia nobile, e tutto questo va a suo vantaggio”.
“Comunque…” Tarim fece una pausa, piegandosi in avanti ed abbassando la voce “Lui è un po’… bizzarro”.
“Lui cosa?” chiesi, domandandomi perché si tenesse così sul vago.
Gourry non sembrava interessato ad ascoltare. Era tutto preso dal selezionare i peperoni verdi dal resto della verdura.
Non lasciare che la nostra conversazione interrompa il tuo comportamento da pazzoide, genio.
Mentre ero concentrata su Gourry, Rod prese posto a fianco di Tarim. La sete di sangue che avevo percepito in lui fin dall’inizio non si era dissipata di una virgola.
La cosa cominciava a stancarmi, detto francamente.
“Sono giunto a credere che Daymia stia percorrendo una strada di ricerca che è attualmente proibita per i maghi!” annunciò Tarim ad alta voce.
“Sa, la possiamo sentire benissimo. Non ha bisogno di gridare” rispose Gourry.
Gourry! Che maleducato! Gli allungai un calcio sotto il tavolo. Lui alzò un sopracciglio e continuò nella sua ricerca dei peperoni.
Tarim continuò imperterrito. Qualunque cosa stesse combinando Daymia, lui sembrava parecchio interessato.
“Ho saputo da qualche tempo che il mio collega ha una particolare passione per le antiche ricerche sull’immortalità, omuncoli, chimere… cose di questo tipo. Giocare con la vita in questo modo è… contro i principi etici adottati dal nostro ordine…” disse, mentre l’ovvio risentimento gli rendeva la voce strascicata.
Stiamo arrivando al punto.
Non c’è mai stata carenza di persone che si imbarcassero alla ricerca della vita eterna. Circa cinquecento anni fa, l’allora re del principato di Letidus, al colmo della sua gloria, offrì un enorme ricompensa a chiunque fosse stato in grado di garantirgli l’immortalità. Una grande ondata di violenza si infranse sul paese – sia dentro che fuori del regno – a causa dei maghi che volevano competere per il premio. A solo due anni dall’annuncio, una guerra civile e un’invasione straniera coinvolsero sia il re che il regno. Tutto questo per l’immortalità.
I maghi si riferiscono a quel periodo chiamandolo ancora oggi l’Età Oscura.
Anche oggi, la prima lezione che si impartisce a qualsiasi studente di magia è che gli esperimenti perpetrati in quell’era non vanno mai più ripetuti. E questa è una buona cosa, a pensarci bene. Voglio dire, ammettiamo che riusciate a creare la vostra Pozione di Immortalità; come potreste testarla? Esatto. Questi esperimenti si concludono sempre in tragedia.
Ora, ci sono dei maghi che hanno vissuto per due secoli o più – di solito facendo dei patti con dei Mazoku in cambio della propria longevità. Comunque, un punto rimane chiaro: tutto ciò che vive, deve morire. Questa è una legge che nessuno, neanche un mago fuorilegge, può sperare di aggirare.
In ogni caso, tutta quella conversazione aveva stabilito che il Vice Presidente Daymia non era certo il tipo di persona con cui io volessi avere a che fare.
“Gli elettori per il posto di presidente sono ben consapevoli di questo” continuò Tarim “Daymia non diventerà mai presidente, non importa quante volte si candiderà per il posto”.
“Huh…” borbottai poco elegantemente. Non mi venive in mente null’altro da dire.
“D’altra parte, il mio campo di studi è la linguistica magica” disse il Vice Presidente Tarim, cambiando completamente atteggiamento.
Si sta veramente… vantando di questa roba?
Lo stava facendo! Che razza di presuntuoso! Avrei preferito avvizzire e morire piuttosto che sentirlo dissertare sulle complessità della pomposa lingua magica.
“Certo, i laboratori e i riti sono necessari per la pratica della magia, ma la cosa più importante è la parola parlata” biascicò “Perché senza parole, non possono esserci incantesimi. Ma perché le parole hanno il loro effetto? Come possono permetterci di attingere da poteri che non sono prontamente evidenti in natura? E’ questo lo scopo delle mie ricerche”.
Oddio.
Se ne stava veramente vantando. Considerai l’idea di suicidarmi soffocandomi con la lingua, ma optai invece per un cambio di argomento.
“E mi dica, che cosa stava ricercando il Presidente Halcyform quando scomparve?”.
La mia domanda sembrò scioccare Tarim. Il suo corpo tremò.
Huh? Che gli succede?
Non era solo perché l’avevo interrotto. Qualcosa riguardo all’argomento che avevo scelto lo turbava profondamente.
“Il presidente stava…” tentennò, cercando disperatamente una risposta che suonasse appropriata “Vita – sì, sì! Il presidente stava facendo esperimenti riguardanti la vita”. Si era espresso in modo così strano, che era ovvio che ci stesse nascondendo qualcosa.
“E… successe qualcosa di sbagliato?” chiesi, fissandolo direttamente negli occhi “Non abbiamo ancora detto che accetteremo il lavoro…” gli ricordai.
“Beh” le mani del vice presidente si agitarono un po’ “Questo, sono spiacente, non ve lo posso dire. Anche a costo di sentire un rifiuto da parte vostra”.
“Davvero?” ero stata colta di sorpresa da una simile risposta.
“Sì. Se non ve la sentite di lavorare senza sapere, allora forse questo non è il lavoro adatto a voi”.
Hmmm.
Col senno di poi, penso che le cose avrebbero potuto andare molto peggio. Dopo tutto, ero seriamente preparata a dovermi fare strada con la forza per scappare. Comunque, sembrava che Tarim stesse contando di più sui propri poteri di persuasione e sul non essere interamente sincero.
“In ogni caso, sono fin troppo giovane per morire. Cerco delle buone guardie del corpo, e aspetto con fiducia la vostra risposta”. Detto ciò, ridiresse la propria attenzione sul proprio piatto con una goffa strizzata d’occhi.
Quasi mi strozzai con il maiale stufato.
***

La città era avvolta dalle tenebre.
Gourry e io camminavano lungo la strada principale, in silenzio.
Ancora pochi passi e ci saremmo trovati nei bassifondi, l’area della città piena di locande, taverne, club a luci rosse, e così via. I lampioni facevano del loro meglio per colmare i buchi di tenebra ed illuminare il nostro cammino.
Molte delle persone nelle file di case davanti alle quali passavamo erano già profondamente addormentate, cosicché erano pochissime le lampade d’olio che risplendevano attraverso le tende chiuse.
Comunque, la strada diventava sempre più scura. La fonte di luce più luminosa nella zona ora era il riflesso della luna piena su diverse finestre.
Anche se avevo detto un “Ci penserò” piuttosto vago e poco elegante come risposta, quando avevamo lasciato la casa di Tarim, non mi sentivo particolarmente entusiasta di affrontare quel lavoro. Anche se ciò non significava che non l’avrei fatto. Certo, Tarim non era contentissimo, ma colsi un “Ah, capisco” quando si trattò di rivelargli il mio nome.
Non per vantarmi, ma sono piuttosto conosciuta.
Sia nel bene, che nel male, si potrebbe dire.
“Lancia Dragon Slave alla cieca” dicono le malelingue “E’ una distruttiva forza della natura!” “Compie strani esperimenti magici, creando laghi di sangue nei quali galleggiano cadaveri innocenti” e così via…
Questo tipo di accuse assolutamente infondate mi fanno accapponare la pelle!
Certamente il vice presidente di una Gilda dei Maghi in una città di quelle dimensioni aveva sentito quelle dicerie. Comunque, non era sembrato turbato nell’udire il mio nome. Forse non aveva preso alla lettera le mie parole?
Dopo tutto, chiunque può vantarsi di essere una persona conosciuta, e tentare di usare la cosa a proprio vantaggio. Forse Tarim pensava che stessimo facendo una cosa del genere. O forse dopo la mia uscita riguardo il Presidente Halcyform aveva deciso che non avrei in alcun caso accettato il lavoro, così era meglio per lui giocare sul sicuro?
Ero assorta in questi rimuginamenti, quando, improvvisamente, qualcuno mi afferrò per il colletto e mi strattonò da dietro!
Era Gourry. “Da questa parte” disse, con tono di rimprovero “Anche se quel vino era annacquato, anche tu ti ubriachi quando bevi troppo, signorina”.
Ma di che stava parlando? Nessuno di noi due era per niente ubriaco.
“Chi sharebbe ubriaco?” chiesi.
Oh.
Okay, d’accordo. Biascicavo un pochino… e allora? Ero completamente lucida! Avevo imboccato la strada sbagliata semplicemente perché ero soprappensiero, tutto qui. Voglio dire, Gourry aveva bevuto molto più di me, e camminava e parlava perfettamente!
“Da questa parte” disse lui, facendo in qualche modo ruotare la terra nella direzione opposta.
“Mmmm...” decisi che sarebbe stato meglio fissare la mia attenzione sulla schiena di Gourry e di seguirlo passo passo, almeno finché non avessero smesso di spostare gli edifici.
Dopo pochi passi, mi schiantai contro la sua schiena “Gourry! Non fermarti all’improvviso in questa maniera…”.
Nel momento in cui aprii la bocca, intuii che qualcosa non andava. La familiare oscurità notturna si era infittita. La luna era oscurata, e non certo per colpa delle nuvole.
Un vento freddo mi soffiò contro, risvegliandomi istantaneamente dallo stupore.
Borbottai: “Queshto è…”.
D’accordo, magari stavo biascicando un po’ le parole. Ma questo non significa che io fossi ubriaca. Perché non lo ero.
E anche se fossi stata un pochino brilla, quelle figure non erano certo un sogno o un’allucinazione dovuta all’alcool. E come spiegare quella sensazione terrorizzante.
Coloro fra voi che hanno incontrato figure del genere prima, sapranno esattamente che cosa intendo dire. Se la cosa non vi è mai capitata, sappiate che è piuttosto difficile da spiegare. E’ una strana e fredda sensazione.
“Mazoku…” borbottò Gourry.
Le due figure rimasero dov’erano, immobili come se fossero morte; i loro mantelli ondeggiavano nella notte. Quella sulla destra indossava una maschera bianca, simili a quelle che si indossano durante i balli in maschera, solo che questa sembrava fatta di pietra. Il resto del suo corpo era avvolto dal nero. Dato che era controluce sembrava che non avesse un volto, fatta ovviamente eccezione per la maschera bianca.
L’altro era accucciato, dall’aspetto approssimativamente umanoide, anche se era difficile riuscire a scorgere molto più di una massa scura. La parte sinistra della sua faccia era coperta anch’essa da una maschera bianca, quest'ultima composta da un insieme di frammenti.
Finalmente lo compresi. Questi due erano coloro che ci stavano spiando. Coloro che avevano inviato quegli assassini sulla nostra strada.
I due si mossero. I capelli di quello accucciato con la maschera spezzata fluttuavano al vento. Puntò un dito innaturalmente lungo nella nostra direzione. “Gli ospiti di Tarim…” disse in una voce sottile e anziana. Uno smeraldo incastonato nella parte bianca della maschera scintillò per un attimo. Sembrava fungere da occhio, apparentemente.
“Sicuramente non avete accettato la sua offerta” continuò “Siete stati saggi a riconsiderare le vostre idee, spero che vivrete a lungo”.
“Qualunque cosa Tarim abbia detto a lorsignori, è vero l’opposto. C’è una sola scelta nel caso lorsignori desiderino vivere” aggiunse il Mazoku che portava la maschera intera. I suoi modi erano calmi, quasi regali. Il tono di voce era simile a quello di un prete durante la messa domenicale. Paterno, quasi.
Scoppiai a ridere ad alta voce. “Ma che shai dishendo? Non she mica rashione de credettipi covoi, eh?”.
I Mazoku furono comprensibilmente colti alla sprovvista dalla forza delle mie parole.
D’accordo, sto zitta.
“Ha detto: “Ma che stai dicendo? Non c’è mica ragione di credere a tipi come voi, eh”” tradusse Gourry per me. Che tesoro di ragazzo.
Il tipo con la maschera spezzata schioccò la lingua. “Che facciamo, Maestro Seigram? Credo che quella sia troppo ubriaca per prenderci seriamente”.
“Non me ne preoccupo, Gio. La nostra missione era di consegnare un avvertimento. Che esso venga colto non è cosa che ci riguardi”. Quello con la maschera intera – che si chiamava Seigram – era chiaramente il demone maggiore.
Quello con la maschera spezzata, Gio, si lasciò sfuggire un piccolo singhiozzo, poi si voltò verso di me. “Se sei saggia, stai fuori dai nostri affari, siamo intesi?”.
“She shei saggia, shtai fuonoshtri affari, shiantesi?” Gourry mi tradusse. Imbecille.
“Il messaggio è stato consegnato”. E con questo, i due scomparvero nell’oscurità, portando con loro quella fredda e tremenda sensazione. Tutto ciò che rimase fu la tenue luce della luna.
“Hoho, shiete daverasciosi a mervi contro alla Gallina!”.
“Hoho, siete davvero coraggiosi a mettervi contro alla Grande Lina!” Gourry mi stava traducendo le parole che io stessa avevo detto.
Gourry avrebbe dovuto essere ubriaco, giusto? Quello era ubriaco marcio!
***

La mattina dopo fu sorprendentemente piacevole, nonostante tutto.
Svegliai Gourry, che stava dormendo nella stanza accanto alla mia. Consumammo una colazione leggera al primo piano della locanda, discutendo degli avvenimenti della notte precedente.
“Allora, che ne pensi di quei tizi? Alleati demoniaci di Daymia o qualcun altro?”.
“Quei tizi?” Gourry bloccò il tragitto della forchetta verso la sua bocca e mi fissò.
Ha ha! La mia occasione! La mia mano destra scattò. Con un singolo sorprendente movimento, riuscii a separare un pezzetto di pollo fritto dall’osso e a scagliarlo in aria. Lo intercettai con la bocca proprio nel momento in cui stava ricadendo verso terra, e prima che Gourry riuscisse a capire quello che era successo, io avevo già ingoiato il boccone. Ha ha! Perdente!
“Ehi!” esclamò Gourry.
“Embè? Ho intravisto un’occasione e l’ho colta!”.
“Oh, capisco, se è questo il tuo gioco…”  borbottò lui “Prendi questo!” e si prese un boccone della mia colazione.
“Aaaah! Il mio prezioso uovo all’occhio di bue!”.
Non avrò pietà per te, mostro!
“Come hai osato? Anche se sei il mio compagno di viaggio, non c’è nessuno nel mondo che io, la grande maga e guerriera Lina Inverse, potrei perdonare per avere allungato la mano su un mio uovo all’occhio di bue!”.
“Sembri parecchio strana a dire così, sai?”.
“Taci! Oppure farò… questo! HA HA!” e gli fregai un altro pezzo delle sue portate.
“Oh, davvero? Bene, e se io facessi QUESTO?!”.
“Scusatemi, signorina, signore…”.
“Maledetto, come hai osato? Allora io farò questo!”.
“Ah! Ti comporti come un orco! Beccati QUESTO! Il mio miracoloso attacco in due tempi! Finta e affondo!”.
“Eeeh?! Orco?! Tu allora sei un demone! Okay, te la sei cercata!”.
“Perdonatemi… signore, signorina?!”.
“Temi la mia folle e pericolosa tecnica della colazione, perdente!”.
“Oh, tu pensi di essere chissà cosa, vero? Lo vedi questo? E’ mio! E anche questo è mio! E anche questo!”.
“INSOMMA, VOI DUE!”.
Wuh…?
Io e Gourry iniziammo un intenso duello sopra il tavolo, usando forchette e coltelli. Infilza! Ruba! Mastica! Infilza! Mordi! E infilza ancora!
Il gestore della locanda ci fissò spaventati mentre ci implorava. “Per favore, mangiate tranquillamente…”.
L’ultimo pezzetto di pollo cadde tragicamente dalla cima delle nostre forchette incrociate ed atterrò al suolo. Così bruscamente come era iniziata, la nostra battaglia per il cibo si era conclusa. Alla – ehm – richiesta del locandiere, ci spostammo nella camera di Gourry per riprendere la conversazione.
“Allora, che cosa ne pensi di quei due tizi?” ripetei.
“Quali tizi?” Gourry sembrava non capire ancora la domanda.
“Ehm… Quei due Mazoku che abbiamo incrociato ieri. Chi pensi che siano?”.
“Quali due Mazoku?”.
Ehi… ci siamo?
“Lo sai, quei due che abbiamo incontrato mentre tornavamo da casa di Tarim. Loro!”.
“Oh!” disse lui, colpendosi il palmo con un pugno “Non credo di ricordarmeli”.
Wahhh!
Mi portai dritta davanti alla sua faccia. “Cosa intendi dire con “Non credo di ricordarmeli”?”.
“Beh, qualche volta, quando sono un pochino ubriaco, io – ehm – dimentico le cose”. Arrossì e continuò “Mi ricordo di essere stati da Tarim ieri sera, ma poi… niente”.
“Stai dicendo sul serio?!”.
Allora era ubriaco! Lo sapevo!
“Niente. Mi dispiace, buio totale”.
Sigh.
Non avendo altra scelta, gli raccontai le nostre avventure della sera prima.
“Huh. Non stai scherzando?”.
“Per niente”.
“Wow. Non mi ricordo niente di tutto questo. Davvero ho tradotto i tuoi borbottii? Fico”.
“Hmph, non era così fico. Comunque, non è questo il punto”.
“Sì, d’accordo…” Gourry si strofinò la mascella, immerso nei pensieri. “Beh, il fatto che i Mazoku e gli assassini di Daymia stiano dalla stessa parte ha un senso”.
“Sì. Però c’è comunque qualcosa che mi puzza”.
“Già. Aspetta. Intendi per caso…?” Gourry mi fissò con uno sguardo scettico.
“Già” mi rigirai dalla mia parte e iniziai a formulare un piano “Non avevo assolutamente intenzione di accettare questo lavoro, ma non scapperò certo da una minaccia demoniaca come una bambina spaventata. Quindi… accetteremo quel lavoro!”.
***

La città scoppiava di energia. La piazza del mercato era letteralmente inondata da carri e persone.
Aaaaaargh! Da dove viene tutta questa gente?! C’è così tanta folla che a malapena riesco a camminare!
Ci arrendemmo e ci spostammo in una strada meno trafficata dove finalmente fui in grado di tirare un sospiro di sollievo.
Ovviamente, con “meno trafficata” intendo che non c’erano muraglie umane e non era un’importante arteria di traffico. C’era comunque un mucchio di gente intorno a noi; se qualcuno ci stava spiando, avrebbero avuto serie difficoltà a scorgerci in mezzo alla folla.
“Che cosa diavolo pensi che spinga una persona a vivere in un posto come questo? Ci sono troppi turisti!” borbottai, senza volere veramente una risposta.
“Beh, sai…” tentò Gourry “Tecnicamente parlando, anche noi siamo turisti”.
“Lo so. E’ solo che mi è uscito di bocca”. Continuai a mugugnare e a borbottare a bassa voce mentre camminavo al fianco di Gourry.
Poi… percepii una presenza alla mia destra. Non emanava ostilità o sete di sangue, ma piuttosto, qualcosa di benevolo si stava avvicinando a noi.
“Per favore…” disse una voce femminile.
Mi girai per guardare in volto l’interlocutrice. Indossava una veste bianca e aveva i capelli rossi come il sole quando tramonta. Mentre parlava, guardava dritta davanti a sé. “Non lasciatevi coinvolgere in questa questione”.
“Eh?” feci, smettendo di camminare.
“Che c’è?” chiese Gourry.
Quando mi girai per indicarla, era già sparita. Passai in rassegna la folla, alzandomi sulle punte per trovarla.
Eccola là!
La folla si divise per un secondo, e riuscii di nuovo a vederla. Lei mi guardò e piegò leggermente la testa. Non riuscii a capire di che colore fossero i suoi occhi. Non sono nemmeno sicura del perché non cercai di capirlo.
“Signorina!” ma era troppo tardi; se ne era andata. Io rimasti lì, ferma immobile, finché…
THUD! Qualche idiota non mi diede uno spintone.
“Idiota! Non ti puoi fermare in mezzo alla strada, stupida piccola imbranata!”.
Stupida?!
Mi presi un momento per raggiungere il cafone e lo calcai forte, giusto in mezzo alle gambe. Se qualcuno vi ha mai detto che la violenza non può farvi sentire meglio, quel qualcuno mentiva.
Che cosa? Ehi, quel tipo se l’era cercata!



(1) qui il teso in inglese riportava
Duke Rithahan's Castle Vail occupied a commanding position hight above the prosperous municipally and transportation hub.
E "Vail" ha dato un po' di problemi a tradurre. Alla fine, sia per il contesto economico della città, sia per la posizone del duce, sia per tutto il resto, si è deciso per questa traduzione.
(2) in inglese, "stick in the mud"; significa "uno che ha poca immaginazione, poco spirito d'iniziativa o poca intelligenza." Il gioco di parole si basa sul fatto che il tipo è effettivamente nel fango. Non chiedetemi cosa era in origine in giapponese ^^;

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