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2 - Non amo molto fare le cose di nascosto ma

Traduzioni > Romanzi > Romanzo # 10

Slayers 10 - Il complotto di Solaria
Traduzione di SonLinaChan




CAP. 2 – NON AMO MOLTO FARE LE COSE DI NASCOSTO, MA…  

«Lina Inverse, mia signora… è un vero piacere per me. Vi attendevo con ansia.» Le parole dell’uomo dai capelli rossi sciolsero il nostro contegno rigido. «Prego, accomodatevi. Entrate senza fare complimenti.»  
Si levò dalla sedia, e ci rivolse un cenno di invito.  
«S… sì. Vi… vi ringraziamo per l’invito che ci avete rivolto oggi.» Ancora un po’ confusa, riuscii a produrre quella che poteva apparire come una risposta adeguata al suo saluto, e avanzai nella stanza.  
«No, sono io a ringraziarvi. Sono felice di avere l’occasione di incontrare una persona di tanto elevata fama.»  
«Elevata… fama?» mormorai.  
"Quindi… ha sentito anche qualche voce NON negativa sul mio conto?"  
Nel frattempo, Gourry ed io avevamo raggiunto le nostre sedie. L’uomo attese che avessimo preso posto, prima di sedersi nuovamente.  
«Come prima cosa, permettetemi di presentarmi. Il mio nome è Laavas Necsaria Langmayer. Sono il Lord reggente di questo castello, il Castello di Welgis. Mio padre, Lord Klein, è ormai da tempo costretto a letto da una malattia. Perciò sono io, in sua vece, a svolgere il compito di controllare queste terre.»  
Gourry, chiaramente conscio della presenza di Luke e Millina, continuava a lanciare occhiate verso i due, in piedi alle spalle di Lord Laavas. Anche Luke sembrava incuriosito e continuava a rivolgerci sguardi, ma Millina, come la prima volta che la avevamo incontrata, era totalmente priva di espressione.  
Che si fosse reso conto o meno di quello scambio di occhiate, il reggente Laavas continuò a parlare, senza curarsene. «In effetti, a dispetto delle apparenze, ho qualche interesse nei confronti della magia. No, per meglio dire, mi piace ascoltare storie che riguardano la magia.»  
Dalla porta alle spalle del reggente emersero dei servitori, che presero a distribuire sul tavolo delle porzioni di zuppa di verdure.  
«Le storie che riguardano i maghi sono numerose, ma quelle che riguardano voi, Lina Inverse, sono davvero innumerevoli.»  
«Ma le voci che riguardano Lina non sono solo negative?» si intromise all’improvviso Gourry, dal mio fianco, in risposta alle parole del reggente Laavas.  
"Aaaah! Ti pare il caso di parlare solo per chiedere una cosa del genere?"  
Se non ci fossimo trovati in un luogo del genere, ci avrei pensato io a mettere fine alla sua voglia di giocare al botta e risposta.  
All’affermazione di Gourry, il reggente emise una risata soffocata. «Certamente… per essere onesti, sono giunte alle mie orecchie anche voci non positive. Ma più grande è il merito di una persona, più diffusa è la sua fama, più numerosi sono i maldicenti pronti a infangarla. Io penso che nell’ascoltare le chiacchiere della gente, le voci negative vadano sempre accolte con molte riserve. Comunque… perdonate la mia impertinenza, ma ho raccolto diversi racconti su di voi. Si dice che abbiate avuto un ruolo importante nella risoluzione dei conflitti di potere presso la Gilda dei Maghi della città di Atlas e presso la famiglia reale di Sailune. Che abbiate distrutto la setta di Kalmaart, che abbiate ucciso Zuuma, il più celebre fra tutti gli assassini… e che abbiate persino in qualche modo avuto a che fare con la distruzione della capitale del regno di Dills e con la distruzione della città di Sailarg. Comunque sia, non c’è dubbio che voi siate una maga fuori dall’ordinario.»  
"Wow…"  
Internamente, mi abbandonai a una esclamazione di meraviglia. Pareva proprio che avesse condotto un’indagine piuttosto approfondita su di me.  
«Tuttavia, le dicerie rimangono pur sempre dicerie. Per questo, il mio desiderio sarebbe, mentre ceniamo insieme, udire il racconto di queste gesta eroiche direttamente dalla voce della loro protagonista… Oh, ma mi sto dilungando eccessivamente. Vi prego, mangiate, prima che la zuppa si raffreddi.»  
Con quelle parole, il reggente Laavas afferrò il proprio cucchiaio.  


«Aaah. Sono proprio pieno.» esclamò Gourry in tono soddisfatto, mentre camminavamo insieme lungo la via buia.  
Terminata la cena, eravamo usciti dal castello, e in quel momento ci trovavamo sulla strada di ritorno alla locanda.  
«Hai mangiato di gusto, eh…?»  
«Beh… era buono, no? Si capiva proprio che era il cibo di un Lord. Però, Lina, tu non hai mangiato molto, oggi. Come mai? Non hai resistito alla fame, e prima di andare al castello hai mangiato di nascosto una cena per tre o quattro persone?»  
Emisi un sospiro stanco.  
«Ehi… guarda che quando ho detto che "hai mangiato di gusto", non parlavo della quantità… non ti sarai mica scordato che il reggente Laavas potrebbe essere nostro nemico?»  
«No che non l’ho scordato. Però alla fine non ci ha fatto nulla, no?»  
Sospirai, nuovamente.  
«… è vero, ma… ero preoccupata all’idea che potesse avere messo del veleno nel nostro cibo.»  
«… Ve…?!» A quelle parole, Gourry si rese finalmente conto di quella possibilità e si arrestò, levando la voce. «Ve… veleno… nel nostro cibo!?»  
«Era solo una possibilità. Beh, e comunque, dato che tu hai mangiato a quel modo e stai bene, pare proprio che in fondo non fosse così.»  
«"Pare" dici… ma se era così non pensi che sarebbe stato il caso di dirmi qualcosa mentre mangiavamo!?»  
«E come facevo a dirtelo!? Non siamo certi che il reggente Laavas sia nostro nemico! Non è che a tavola con lui potessi mettermi a dirti "Ah, Gourry, fai attenzione, questo cibo potrebbe essere avvelenato"!»  
Beh… in effetti voi potreste dirmi che avrei fatto bene ad avvertire Gourry PRIMA di andare al castello, ma… ecco… per dirla in breve… mi ero scordata.  
«Assaporando un boccone alla volta, con calma, io sono in grado di capire se un cibo sia avvelenato o meno. Ma questo non mi è possibile se mangio in fretta…»  
«Oh. Per questo hai mangiato così poco.»  
«Esatto.»  
«Ma quindi… conosci bene il sapore dei veleni?»  
«Già. In passato, a casa, mia sorella maggiore mi ha sottoposta a un severo addestramento.»  
«…» Alla mia risposta, Gourry rimase per un po’ in silenzio, quindi… «… è da un po’ che me lo chiedo, ma… a proposito di tua sorella maggiore…»  
«Non chiedermi di lei. Ti prego. E’ l’unica cosa che ti chiedo di non domandarmi.»  
«… ho… ho capito. Non farò domande.» Forse accorgendosi del terrore nel mio sguardo, Gourry trasse un breve sospiro e tornò al silenzio.  
«Comunque… che significato avrà l’invito di oggi?» riportai la conversazione all’origine, per mutare discorso e atmosfera.  
«Già… prima di andare al castello ci chiedevamo se fosse un nemico o un alleato, ma quel reggente non ha fatto altro che ascoltare e annuire ai tuoi racconti di gesta eroiche.»  
«Infatti. Una semplice spiegazione può essere che abbia sentito raccontare di me da Luke e Millina dopo averli ingaggiati come guardie del corpo ma… considerando con che perfetta tempistica ci ha invitati, mi sembra che si tratti di una coincidenza un po’ troppo grande.»  
«In effetti. Però, Lina… mi sono stupito di trovarmi di fronte così all’improvviso quei due, ma il fatto che il reggente li abbia ingaggiati non significa forse che non è alleato degli uomini in nero?»  
«Uhm…» borbottai, accigliandomi, in risposta alla domanda di Gourry.  
Certamente… nell’incidente a Bezeld, nella contesa per la spada, Luke e Millina avevano combattuto come nostri alleati contro gli uomini in nero. Ora non c’era più nessuna ragione a spingere Luke e Millina e gli uomini in nero a combattere gli uni contro gli altri, ma era possibile che qualcuno ingaggiasse con tutta quella facilità come guardie del corpo delle persone che un tempo erano state sue nemiche?  
«Beh, comunque sia… pare che in ogni caso, prima di tutto, dovremo occuparci del tizio che ci sta seguendo.»  
«In effetti.»  
Senza smettere di camminare, Gourry ed io ci scambiammo uno sguardo.  
Sin da quando eravamo usciti dal castello, una presenza ci era rimasta alle calcagna. Se si fosse trattato di un alleato, non avrebbe atteso così tanto per richiamare la nostra attenzione. Perciò, dato che non lo aveva ancora fatto…  
Doveva trattarsi di un nemico.  
«Attacchiamo noi?» domandò Gourry.  
«Direi di sì… non voglio continuare a mostrargli la strada fino alla nostra locanda.» risposi, e ci fermammo.  
Nei paraggi, non c’erano abitazioni o osterie. Il sole non era tramontato da molto, ma attorno a noi non c’era nessuno, e a colmare le strade della città restavano solo la notte, e il silenzio.  
La presenza alle nostre spalle, forse perché si era accorta che ci eravamo bloccati, esitò, fermandosi per un istante. Tuttavia, in breve, riprese a muoversi.  
Diretta verso di noi.  
E quindi… dal cuore dell’oscurità, insieme a una volontà omicida, sorse a una luce!  
La luce assunse la forma di una lancia magica, e sfrecciò in nostra direzione! Tuttavia, a una così lunga distanza, anche schivare non era difficile. Gourry ed io ci lanciammo rispettivamente a destra e a sinistra, e…  
«!?»  
Avvertii la volontà omicida a un soffio da me. Di riflesso, portai la mano alla spada appesa al mio fianco.  
Di fronte a me, come distaccandosi dall’oscurità stessa, fece la sua apparizione un’ombra nera.  
"Co…!?"  
Con l’elsa della mia spada corta, di cui avevo estratto solo per metà la lama, a malapena riuscii a bloccare l’attacco sferrato dall’ombra.  
"C… ci è mancato poco…"  
Se mi fossi mossa solo un poco più lentamente, sarei stata colpita al fianco, o mi sarei trovata con qualche dito in meno. Ma il tizio che ci aveva scagliato contro la lancia di luce non poteva essersi mosso tanto velocemente nell’oscurità da raggiungermi e colpirmi.  
"Quindi i nemici sono di nuovo due?"  
«Lina!»  
Gourry si interpose fra me e il mio inseguitore, l’uomo in nero, estraendo la spada. Con un clangore metallico, il suo contrattacco respinse la lama dipinta di scuro dell’uomo in nero. Ma l’uomo in nero, senza mutare posizione, all’improvviso scagliò un incantesimo contro Gourry!  
"Quando lo ha recitato!?"  
Un attacco a così breve distanza normalmente non avrebbe potuto essere evitato, ma Gourry, torcendo il corpo, in qualche modo riuscì a scansarlo, e approfittando di quel movimento scagliò il suo successivo colpo.  
L’uomo in nero stavolta non cercò di parare con la spada, ma schivò facendo un ampio salto all’indietro. E dopo essersi posto a distanza di sicurezza da Gourry… all’improvviso, ci volse la schiena e iniziò a correre.  
«Sta scappando!?»  
«No!» dissi, prendendo a rincorrerlo. «Ci sta invitando! Vuole che lo seguiamo!»  
«E perché dovremmo seguirlo!?» si lamentò Gourry, correndo al mio fianco.  
«E’ naturale! Chiunque capirebbe che questa è una trappola, ma se noi la superiamo ci si aprirà la strada per trovare qualche risposta!»  
«Ho capito!»  
Restando alle calcagna della figura che stavamo inseguendo, corremmo a tutta velocità per le strade addormentate.  
Però… avevo pensato che i nemici fossero due, e invece non era comparso nessun altro. Mi ero sbagliata io? O anche questo faceva parte della trappola?  
Ad ogni modo, inseguendo l’uomo che avevamo di fronte, le risposte probabilmente sarebbero venute da sole.  
L’uomo in nero girò un angolo, avanzò lungo la strada, e, dopo una breve corsa, oltrepassò i cancelli di un edificio ed entrò nel suo cortile.  
«… questo posto…»  
Gourry ed io ci fermammo, contemporaneamente, davanti alle sue mura. Ci eravamo già capitati davanti… era uno di quegli edifici in cui, per ragioni non chiare, era vietato l’accesso. A prima vista sembrava una biblioteca o un museo, ma era circondato da mura e sorvegliato serratamente da guardie.  
Tuttavia…  
In quel momento non c’era nessun armato nei pressi della sua area, e anche i cancelli erano stati lasciati aperti.  
«Ehi… Lina…» Gourry richiamò la mia attenzione, mentre scandagliavo con gli occhi l’edificio.  
L’uomo in nero che avevamo inseguito stava in piedi vicino all’ingresso e teneva lo sguardo fisso su di noi.  
«Capisco… ci sta dicendo "sbrigatevi a venire"…»  
«Perciò… andiamo?»  
«Esattamente.» risposi, strizzando l’occhio.  
Ancora una volta, insieme, ci lanciammo in direzione dell’uomo in nero. Dopo essersi accertato che lo stessimo inseguendo, l’uomo in nero scomparve all’interno della porta d’ingresso dell’edificio.  
«Si diverte a provocarci, eh?»  
«Perché ha fiducia. Nella sua abilità, nella sua trappola… o in entrambe le cose.»  
Giungemmo insieme alla porta d’ingresso, qualche istante dopo l’uomo in nero.  
La porta era socchiusa, e dall’apertura proveniva una debole luce. Al suo interno, però, non avvertivo nessuna presenza.  
"Ma ovviamente non è così. Probabilmente, sta mascherando la sua presenza."  
Recitai a bassa voce un incantesimo, e feci un segnale a Gourry con gli occhi. Reggendo cautamente la spada, Gourry spalancò la porta, con un calcio.  
Tuttavia…  
«Non c’è…» mormorò Gourry, scrutando brevemente l’interno della stanza.  
Anch’io sbirciai dentro, dalle sue spalle. Intravidi un’ampia sala d’ingresso. Una stanza circolare, che terminava, sul fondo, in un corridoio. A destra e a sinistra c’erano delle scale, che conducevano al piano superiore. Alle pareti si allineavano dei candelabri, che risplendevano fiocamente di luce magica.  
Effettivamente, a prima vista, non sembrava esserci nessuno in giro. Tuttavia…  
A destra e sinistra dell’accesso al corridoio, si trovavano due statue dalla forma di grifoni. La statua sulla destra era stata spostata dalla sua posizione originaria, e esponeva alla luce un’apertura sul pavimento, da cui si accedeva a un piano inferiore.  
«Ci invita di nuovo apertamente.»  
«E allora andiamo. Come rifiutare un invito tanto cortese?»  
Con decisione, Gourry ed io, insieme, scendemmo attraverso l’apertura e imboccammo la scalinata che conduceva al piano inferiore.  
Ci ritrovammo in un corridoio dalle pareti bianche e completamente prive di decorazioni. Una luce innaturale e fredda rischiarava l’ambiente. Forse, era lo stesso soffitto a emanare luce magica.  
Il corridoio terminava poco più avanti, e in fondo ad esso si trovava una porta. L’atmosfera bastava a farci capire che laggiù c’era una trappola, ma ora che eravamo giunti a quel punto non potevamo più tornare indietro.  
Avanzai nel corridoio e afferrai la maniglia della porta. La aprii e un alito d’aria fredda, proveniente dell’interno, mi investì. Oltre la porta c’era solo… oscurità. Ma grazie alla luce che penetrava dal corridoio, intravidi delle ombre allineate lungo le pareti destra e sinistra della stanza.  
«Lighting!»  
L’incantesimo che avevo recitato rischiarò l’oscurità, e…  
«… che diavolo…?» mi trovai a mormorare, di riflesso.  
Gli oggetti allineati lungo le pareti destra e sinistra della stanza erano dei cilindri di cristallo, che arrivavano sino al soffitto. Al loro interno, apparentemente addormentati, fluttuavano degli esseri viventi dalla strana forma, un incrocio fra esseri umani e mostri.  
«… ehi, Lina… questo è…»  
«Un laboratorio per la fabbricazione di chimere… e piuttosto grande, anche…»  
Le file di cilindri di cristallo si estendevano oltre l’area illuminata dal mio incantesimo, fino all’altra estremità della stanza, avvolta nell’oscurità. Il loro numero probabilmente superava il centinaio.  
«Perciò, quell’uomo in nero… si trova dall’altra parte della sala?»  
«Probabile.»  
I cilindri di cristallo sprofondavano per metà nei muri. Non era possibile che qualcuno si nascondesse dietro di essi.  
Probabilmente, se fossimo avanzati verso il lato opposto della sala, le chimere avrebbero iniziato a strisciare fuori una dopo l’altra dai cilindri e ci avrebbero attaccati insieme all’uomo in nero, stringendoci fra due fuochi. Doveva essere questo il piano del nostro avversario. Ma se era così, sapevo come rispondere.  
Mentre recitavo a bassa voce un incantesimo, avanzammo lungo lo stretto corridoio che colmava lo spazio fra le due file di cilindri. Non avevamo proseguito per molto, quando…  
«Ci incontriamo di nuovo.»  
La voce e la presenza si manifestarono alle nostre spalle.  
«!?»  
Mi volsi, frettolosamente, e vidi che vicino alla porta da cui eravamo entrati, contro la luce proveniente dal corridoio, si stagliava, in piedi, una figura.  
Ovviamente, si trattava dell’uomo in nero.  
Beh… per meglio dire, la forma era quella. Ma non potevamo essere certi che fosse esattamente lo stesso di prima.  
«Ricordate la mia voce? Sono io… Zain.»  
«Zain?!»  
Mi scordai dell’incantesimo che stavo recitando, e, inavvertitamente, alzai la voce.  
«Chi è?» domandò Gourry.  
«Uno degli uomini in nero contro cui abbiamo combattuto durante l’incidente di Bezeld! In ultimo, al termine della battaglia, era scomparso!» replicai io.  
Non se la cavava male ma, con un po’ di attenzione, non era un avversario impossibile da battere.  
«Ho sentito dire che ieri siete penetrati in un altro edificio. Quando i miei compagni hanno menzionato il vostro nome, in tutta franchezza, sono rimasto stupito.»  
«Come pensavo… questa città è la vostra roccaforte.»  
«Questa domanda non troverà risposta, dalla mia bocca.»  
«Eeeh? E dire che prima quando usavo qualche tranello per farmi dare informazioni da te ci cadevi sempre. Dunque persino tu sei riuscito a crescere un po’.»  
«Puoi dire quello che vuoi.» mormorò Zain, in risposta alle mie parole, quasi non lo riguardassero.  
"… questo tizio… ho l’impressione che abbia qualcosa di diverso da prima…"  
Prima avevo trovato semplice rigirarmelo come volevo, ma ora…  
«In ogni caso, voi due morirete. Per mano mia.»  
Mentre pronunciava quelle parole, l’intero corpo di Zain prese ad emanare volontà omicida.  
Presi velocemente a recitare un incantesimo, ma in quel momento…  
Con un improvviso rumore di vetri infranti, i cilindri di cristallo allineati a destra e sinistra nello spazio fra noi due e Zain si ruppero uno dopo l’altro, assolutamente senza alcun preavviso.  
"Dannazione!"  
L’"acqua della vita" – il brodo di coltura utilizzato per la produzione delle chimere – fuoriuscì dall’interno dei cristalli e, in un attimo, nascose ai nostri occhi la figura di Zain.  
L’istante successivo… una volontà omicida sorse alle nostre spalle.  
«!?»  
Volgendosi, Gourry estrasse la spada, che scintillò nell’oscurità. Con un clangore metallico, la sua abile parata frenò l’attacco dell’uomo in nero che si trovava alle nostre spalle.  
"Come pensavo, ce n’è un altro! Allora io mi occuperò di Zain, davanti a noi…"  
Ma proprio mentre lo pensavo…  
«Sei abile come sempre, eh?» sussurrò l’uomo in nero alle nostre spalle. Non potevo sbagliarmi. La voce era quella di Zain.  
"… co…!?"  
Volsi gli occhi alla porta, e mi resi contro che laggiù non c’era più alcuna figura umana in nero.  
"Impossibile!"  
Anche con un passaggio segreto, o qualcosa del genere, non era possibile che fosse arrivato alle nostre spalle in così poco tempo.  
Comunque, non era quello il momento di indagare. Le chimere che erano state rinchiuse nei contenitori di cristallo, ormai rotti, stavano strisciando una dopo l’altra nel corridoio, muovendosi verso di noi.  
«Freeze Brit!» recitai, indirizzando l’incantesimo alla più vicina.  
Come dice il nome stesso, si tratta di una tecnica che sprigiona un blocco di ghiaccio, e vi imprigiona l’avversario. In un corridoio come quello, non particolarmente largo, imprigionare un obiettivo nel ghiaccio significava impedire di avanzare anche a quelli che si trovavano dietro di lui.  
Tuttavia…  
Il mio attacco colpì la creatura che si trovava sul fronte, ma invece di congelarla, molto semplicemente, si infranse contro di essa, disperdendosi nell’aria.  
"Non funziona!? Che queste chimere siano in parte demoni!?"  
Ora l’avversario si trovava di fronte a me. Non avevo tempo di recitare un altro incantesimo.  
Estrassi velocemente la spada che portavo al fianco, e mi misi in guardia. Ma per dirla tutta, nonostante me la cavassi bene con la spada, non ero fisicamente abbastanza forte. Se la chimera che avevo di fronte era un incrocio fra un essere umano e un demone, sarebbe stato difficile per me abbatterla con un solo colpo.  
E se era così…  
Con un ampio movimento, la chimera che stava avanzando verso di me levò una mano sopra la propria testa. Nello stesso istante, io calciai il suolo e balzai in direzione del mio avversario, acquattandomi al suolo. Probabilmente, agli occhi della chimera era come se io fossi sparita all’improvviso. Mi rialzai di scatto, e servendomi di quella spinta premetti la spada verso l’alto. La punta della mia spada penetrò, dal basso, il mento della chimera.
«Graaaaawl!»  
La chimera levò un grido intriso di saliva e sangue e prese a dimenarsi per il dolore, senza alcun freno. Io lasciai velocemente la presa sull’elsa della spada e mentre indietreggiavo scagliai l’incantesimo che avevo recitato nel frattempo.  
«Blast Ash!»  
Il mio incantesimo raggiunse la chimera agonizzante e alcune delle creature che si trovavano alle sue spalle e li mutò in nebbia scura, dissolvendoli. Si trattava di un incantesimo che generava una oscurità magica in grado di incenerire tutti gli esseri dotati di vita o volontà. Per questo non aveva avuto alcun effetto sulle pareti della stanza, o sulla mia spada.  
Scattai verso la mia spada caduta al suolo e la afferrai, assumendo nuovamente la posizione di guardia, in direzione delle chimere che mi si stavano avvicinando. Le creature affollavano la stanza. A occhio e croce, ce n’erano più di una decina.  
In quelle condizioni potevo cercare di abbatterle una a una, ma oltre a essere seccante quella soluzione era anche estremamente rischiosa. Se avessi potuto usare qualche incantesimo "proiettile" efficace anche contro i Mazoku, come ad esempio il Garv Flare, avrei potuto abbatterle anche tutte contemporaneamente, ma per una serie di circostanze ormai non era più possibile servirsi di quella tecnica…  
Se Gourry non fosse stato impegnato, avrei potuto dirgli "Vai, Gourry!" e starmene con le mani in mano a fare da spettatrice, ma… anche se non avevo tempo di guardarmi alle spalle, sentivo ancora il rumore delle spade che cozzavano l’una contro l’altra e sapevo che Gourry stava ancora lottando contro Zain. Perciò, non mi restava altra scelta che fare qualcosa per quelle chimere da sola.  
"Se solo potessi bloccare la chimera sul fronte… Oh! Trovato!"  
Presi a recitare un incantesimo fra i denti. Usai la spada per un attacco diversivo contro la chimera, che avanzava cautamente. Quando finalmente si decise ad aggredirmi, avevo ormai terminato l’incantesimo.  
«Dynast Breath!»  
Questa volta, l’intero corpo della chimera sul fronte rimase gelato sul posto. Quell’incantesimo dava vita a del ghiaccio magico in grado di congelare persino i demoni. Perciò, poteva essere efficace anche se quelle chimere possedevano una certa resistenza alla magia.  
Nella sua forma originale, l’incantesimo, dopo averlo congelato, polverizzava l’obiettivo. Io avevo lievemente modificato la formula, in modo che si limitasse a congelare l’avversario, senza ridurlo in polvere. Non era impossibile fare una cosa del genere, una volta che si erano colti adeguatamente il significato e la struttura di una formula.  
"Bene. Così le chimere alle sue spalle saranno bloccate dal loro compagno congelato e non potranno venire verso di noi."  
E se era così, potevo dare una mano a Gourry e come prima cosa liberarmi di Zain!  
Recitando un incantesimo, volsi le spalle.  
Le spade cozzavano ancora l’una contro l’altra. Come pensavo, il loro combattimento era ancora in atto.  
Non che Gourry ci stesse andando leggero. Erano i colpi di Zain ad essere molto più potenti rispetto alla scorsa volta in cui avevamo combattuto.  
"Come fa quel tizio a essere migliorato tanto in così poco tempo?"  
Tuttavia… era stato un errore attaccare me e Gourry contemporaneamente.  
«Flare Arrow!»  
Istantaneamente, una decina di frecce di fuoco comparve nell’aria, proprio nello spazio fra Gourry e Zain.  
«Cos…?»  
Le frecce investirono l’intero corpo di Zain ed esplosero, lasciandogli appena il tempo di emettere un’esclamazione di stupore.  
Nella sua forma originaria, questo incantesimo da vita a delle frecce di fuoco che compaiono di fronte a chi lo recita, e solo successivamente vengono scagliate. Anche in questo caso, ero stata io a modificare la formula.  
"Bene. E ora posso occuparmi delle chimere…"  
Stavo per volgere la schiena, quando…  
«Co…!?»  
Gourry emise una esclamazione di stupore. Quindi, si sentì il rumore di due spade che cozzavano l’una contro l’altra.  
E ad attaccare Gourry non era stato altri che…  
«Zain!?»  
Per un momento, non potei credere né ai miei occhi né alle mie orecchie.  
Le vesti nere che Zain indossava, in effetti, parevano bruciacchiate qua e là dall’impatto con il Flare Arrow, ma a prima vista il corpo di Zain non aveva subito nessun danno.  
Aveva previsto in qualche modo il mio attacco e, prima di essere colpito, lanciato un incantesimo che contrastasse il fuoco? Oppure…  
«Dannazione!» All’improvviso, Zain levò un grido agitato.  
Mentre ancora combatteva con Gourry, il suo sguardo si era volto verso di me… no, verso lo spazio alle mie spalle.  
Continuando a tenere d’occhio i movimenti di Zain mi volsi, e trovai semplicemente la chimera congelata.  
"… non c’è nulla di diverso da prima…  
Oh, e invece sì."  
Le chimere che si erano affollate alle spalle di quella congelata, chissà quando, erano scomparse.  
"C… ciò significa che…"  
Voleva dire che… erano uscite fuori!?  
"Forse non hanno ancora il controllo completo di quelle chimere!?"  
Mi resi conto che il rumore delle spade si era interrotto, e volsi nuovamente lo sguardo verso Gourry. Zain era balzato all’indietro, lasciando un ampio spazio fra sé e Gourry. E con quello stesso movimento ci aveva volto la schiena, lanciandosi nel cuore delle tenebre.  
«.. un altro invito?» mormorò Gourry.  
«No!» gridai io. «Probabilmente le chimere sono uscite all’esterno! Se è così, la città sarà nel panico!»  
«Coooooooosa!?»  
Recitai velocemente un incantesimo.  
«Dynast Breath!»  
Servendomi della versione comune del Dynast Breath, ridussi in polvere la chimera congelata. E al di là di essa… esattamente come avevo previsto, c’era solo il corridoio, che procedeva diritto. Non c’era traccia delle chimere che avrebbero dovuto essere raggruppate al suo interno.  
«Che facciamo!? Lina…»  
«Che facciamo, mi chiedi… beh, se le chimere davvero sono uscite al piano di sopra, non possiamo certo ignorarlo! In ogni caso, saliamo e accertiamoci della situazione!»  
Presi a correre, senza nemmeno attendere la risposta di Gourry.  
Percorrendo il corridoio e risalendo di corsa le scale, tornammo alla sala d’ingresso.  
«Guarda!»  
Nella sala d’ingresso c’era una chimera. Accorgendosi di noi, levò un ruggito, come per intimidirci.  
Ma prima che potessi recitare un incantesimo…  
Gourry balzò in avanti, e abbatté la chimera con un solo colpo di spada.  
"Sei davvero forte, Gourry! Se avessi anche un cervello, saresti perfetto!"  
«Era una di quelle chimere?»  
«Esatto! Dovrebbero essercene anche delle altre!»  
«Quante in tutto?»  
«Non lo so per certo, ma penso una decina.»  
Nella sala non c’erano altre chimere. Poteva essere che ce ne fossero altre che si aggiravano all’interno dell’edificio, ma se alcune erano uscite fuori era meglio occuparsi comunque prima di quelle.  
«In ogni caso, prima di tutto pensiamo a fuori!»  
«D’accordo!»  
Gourry ed io balzammo fuori dalla porta d’ingresso, e…  
«… oh!» Emisi un involontario gemito, e mi bloccai.  
Al di fuori delle mura, qua e là, si levava già il fumo di degli incendi.  


«Non capisco.» dissi a Gourry, che mi attendeva al tavolo della sala da pranzo. Ero appena tornata alla locanda, dalla città.  
La notte precedente, avevamo sconfitto una dopo l’altra le chimere che si erano scatenate nella città. Quindi, eravamo rientrati alla locanda fingendo di non sapere nulla e ce ne eravamo andati a dormire.  
Ovviamente ansiosa di conoscere la situazione, dopo la colazione ero uscita in ricognizione in città.  
«In che senso non capisci? Non se ne parla, in giro? Dell’incidente di ieri, intendo.»  
«Se ne parla. A quanto pare c’è stato anche un annuncio ufficiale. Si dice che sia stato un attentato programmato da dei maghi, e che i colpevoli siano già stati arrestati.»  
Alle mie parole, Gourry aggrottò la fronte. «Come sarebbe a dire?»  
«In altre parole, il gruppo degli uomini in nero ha insabbiato i fatti.»  
Era normale che il gruppo non volesse sollevare troppo clamore, nella regione che fungeva da sua roccaforte. E in effetti, pareva che anche gli uomini in nero, la sera precedente, si fossero mossi per sistemare le chimere che si erano scatenate per le strade della città: quando noi eravamo accorsi, qualcuno aveva già abbattuto diverse di loro.  
Naturalmente, non era possibile che facessero resoconto ufficiale alla popolazione della città di tutti i dettagli. Questo potevo capirlo. Tuttavia…  
«Però… Avrebbero potuto dare la colpa del casino di ieri a noi due, dato che in ogni caso hanno in mano il potere e i mezzi di informazione. E invece non l’hanno fatto. Per questo dico che non capisco.»  
«Oh…» Alle mie parole, Gourry si grattò la testa, con espressione perplessa.  
«… volete che ve lo spieghi io?»  
«Eh?» Una voce era risuonata all’improvviso accanto a noi. Volsi lo sguardo in sua direzione, e mi trovai a fronteggiare un volto noto.  
«Luke!?»  
Già. Non sapevo quando diavolo fosse arrivato, ma in piedi accanto al nostro tavolo c’era il guerriero dai capelli neri e dallo sguardo truce, Luke. Quel giorno, per qualche motivo, Millina non era al suo fianco.  
«Ciao.» disse semplicemente, e si sedette su una sedia vuota. Si grattò il capo, con espressione per qualche motivo depressa. «In verità… non è che mi piaccia molto svolgere questo genere di commissioni… ma visto che me l’ha chiesto l’uomo che ci ha ingaggiati, non potevo rifiutare. Per questo non avevo voglia di accettare il suo incarico, però…»  
«Ehi, si può sapere che hai, da sbucartene all’improvviso e metterti a brontolare da solo? Dico a te. E poi che mercenario sei, se non hai voglia di accettare gli incarichi?»  
«E chi sarebbe il mercenario? Chi? Anche se può sembrare così, Millina e io siamo due fantastici cacciatori di tesori!»  
«… Ah, sì…?»  
«Esatto!»  
I cacciatori di tesori, come dice il nome, vivono perlustrando rovine e luoghi simili, in cerca di tesori da rivendere.  
… beh, chiunque direbbe che non sia nulla di molto diverso da ciò che facciamo noi, ma Luke era libero di ostinarsi a dire che c’era differenza, se gli aggradava.  
«A proposito, anche nell’incidente di Bezeld voi due miravate a una spada, giusto?»  
«Esatto. Eravamo alla ricerca di un antico tesoro nascosto, e dopo aver superato innumerevoli avversità lo abbiamo trovato! Proprio come in un romanzo! Non abbiamo nulla in comune con gente come i mercenari, che sgobbano come cani di fronte alle lusinghe dei ricconi!»  
«Però ora siete i cagnolini da compagnia del magnifico reggente Laavas.»  
«…»  
Alla mia interruzione, gli occhi di Luke si riempirono di lacrime.  
«T… ti dico di no! Non ho certo accettato l’incarico di quel tizio per piacere personale! Io…»  
«Avevi finito i soldi per il viaggio, per caso?»  
«N… no! E’ che… Millina ha accettato l’incarico senza dirmi nulla, per cui non avevo scelta.»  
«… ma se non ti andava avresti semplicemente potuto andartene…»  
«Idiota! Non potrei mai dire alla mia amata Millina "non mi piace il lavoro che hai trovato"!»  
«Ti atteggi tanto a protagonista di romanzo, ma in realtà sei completamente sottomesso a Millina, eh…?»  
«Ovvio. Io sono lo schiavo d’amore di Millina.
»  
"… a me sembri uno schiavo e basta…"  
«Hai detto "schiavo d’amore"?» Di fronte agli sproloqui di Luke, Gourry vestì un’espressione imbarazzata. «Per questo ti fai mettere i piedi in testa così facilmente? Da uomo, mi vergogno per te.»  
«… mi pare che tu sia l’ultima persona al mondo che può parlarmi a questo modo…» disse Luke, spostando ripetutamente lo sguardo da me a Gourry.  
«Ehi, ehi. C’è un malinteso. Non è che io mi faccia particolarmente mettere i piedi in testa da Lina. Sembra solo che sia così, dal momento che non penso e non mi muovo autonomamente.»  
"Tu… guarda che è una cosa davvero triste a dirsi… non che mi importi, ma…"  
«A… ad ogni modo.» Sapendo che se la avessi abbandonata a se stessa la conversazione avrebbe rischiato di farsi sempre più imbarazzante, mi rivolsi a Luke. «Per tornare al punto, Luke, vuoi dirci finalmente per quale motivo sei venuto qui? A giudicare da ciò che hai detto prima, sembra che tu sappia cosa c’è dietro a questa faccenda.»  
«Già. Proprio così.» Riassumendo infine il controllo di sé, Luke si guardò rapidamente attorno per accertarsi che nessuno stesse ascoltando, e abbassò la voce. «Naturalmente sapete che ieri notte delle chimere si sono scatenate in città e hanno creato un gran tumulto.»  
«Ne abbiamo sentito parlare.»  
«Potete anche evitare di fare gli ingenui. Il reggente pensa che voi siate coinvolti nell’incidente. E’ stato proprio lui a insabbiare l’accaduto.»  
«Il reggente?» gli feci eco, abbassando a mia volta la voce.  
«Esatto. Il reggente vorrebbe ingaggiarvi.»  
«Capisco.» Ci riflettei per un istante. «Per caso c’entra qualche lotta di famiglia?»  
«Oh. Che intuito.» Luke rispose alla mia domanda con una breve risata.  
Non era così difficile dedurlo. Se c’erano due persone in lotta e una di esse era il reggente, era normale pensare che il suo oppositore fosse una persona potente più o meno quanto lui. E la ricorrenza più comune in casi del genere era che i due avversari fossero consanguinei.  
«Comunque… a quanto pare il reggente Laavas ha un fratello maggiore, di nome Beisam. Si dice che sia un tipo piuttosto ambizioso, che non gli basti la semplice posizione di signore feudale e che stia tramando qualcosa di losco. Approfittando del fatto che il padre è costretto a letto, ha affidato il compito di reggente al fratello minore, il mio padrone Laavas, e si è dedicato di nascosto ad accumulare denaro e potere.»  
«Un… fratello maggiore, eh?»  
«Già. Però, se le azioni di questo fratello maggiore divenissero di dominio pubblico, e giungessero anche alle orecchie del re, il Lord verrebbe privato della sua posizione e nella peggiore delle ipotesi tutti i membri della sua famiglia potrebbero essere condannati a morte. Per questo Laavas, in qualità di reggente, intende fermare in qualche modo il fratello. Ma questo deve assolutamente avvenire in segreto. Per questo ha bisogno di radunare degli uomini forti. E quando ha sentito dai sottoposti che aveva fatto infiltrare presso suo fratello maggiore che voi due vi trovavate in città, ha pensato di ingaggiarvi.»  
«… capisco…»  
Effettivamente, posto in quei termini, il discorso filava.  
«Però, se voi foste stati arrestati per l’incidente di ieri, i suoi piani sarebbero andati in fumo. Per questo è intervenuto, diffondendo la voce che i colpevoli fossero stati arrestati, e mi ha inviato a voi come messaggero. E ora… devo chiedervi la vostra risposta. Avete intenzione di prestare servizio al reggente?»  
«… mmm…» Mi grattai il retro della testa. «Devo chiederti una cosa, Luke. Tu l’hai mai visto, questo fratello maggiore Beisam?»  
«No, non l’ho mai visto. A quanto pare, si è completamente volatilizzato dal castello.»  
«Capisco. Allora rifiuto.»  
«Ho capito. Riferirò.» Alla mia risposta, Luke all’improvviso annuì, e si alzò in piedi.  
«A… aspetta! Non vuoi sapere il perché del rifiuto?» domandai, colta alla sprovvista.  
«Te l’ho detto. Non mi piace svolgere questo genere di commissioni.» replicò, in tono annoiato. «Per dirla francamente, a me non cambia nulla che accettiate o rifiutiate l’incarico. Perciò non mi cambia nemmeno sapere cosa pensiate o perché abbiate rifiutato.»  
«… però quando tornerai al castello Millina si arrabbierà con te perché non ci hai chiesto la ragione, no?»  
Alla mia frase, il corpo di Luke ebbe un lieve tremito.  
Si sedette nuovamente sulla sedia.  
«B… beh… immagino che in effetti sia meglio chiedere la ragione.»  
«Tu… sei proprio completamente sottomesso a Millina, eh?»  
«L… lasciamo perdere. Piuttosto, vuoi sbrigarti o no a dirmi questa ragione?»  
«No.»  
«…»  
«…»  
«Senti… non è che per caso tu…» Luke si grattò la testa. «… ti stai prendendo gioco di me?»  
«Esattamente.
»  
«…»  
«Ah, comunque fa lo stesso, anche se non ti dico la ragione. Di’ semplicemente al reggente e a Millina che per quanto tu abbia chiesto non abbiamo voluto risponderti.»  
«Ho capito.» dichiarò Luke, in tono scontento. Si alzò dalla sedia, e ci volse la schiena.  
«Ehi, Lina. Come mai hai rifiutato la sua proposta?» mi domandò Gourry, quando Luke fu uscito dalla locanda. «Dato che il reggente sembra trovarsi nei guai, non sarebbe stato meglio accettare?»  
«Questo se il racconto di Luke – o per meglio dire del reggente – è vero.» replicai io. «Certo, sembrava un discorso coerente. Ma proprio per questo è possibile che sia falso. Ad esempio, c’è la possibilità che i ruoli siano invertiti.»  
«Che i ruoli siano invertiti?»  
«Cioè, che a tramare qualcosa di losco in realtà sia il reggente, e a cercare di fermarlo sia il suo fratello maggiore, Beisam. E che Beisam sia scappato dal castello perché sentiva di essere in pericolo di vita. Potremmo pensare anche che il reggente, ingaggiandoci, voglia ostacolare Beisam, o addirittura servirsi di noi per assassinarlo. Beh, in ogni caso decideremo come muoverci solo dopo aver scoperto cosa c’è dietro. Inoltre…»  
«Inoltre?»  
«Ti ricordi? Due sere fa, mentre eravamo inseguiti da quei due uomini in nero, si è intromesso quell’uomo mascherato. Chissà chi è quel tipo.»  
«Non si tratterà proprio di Beisam?»  
«Non mi sembra molto probabile…»  
«Una principessa viaggiava con te professandosi paladina della giustizia. Non è così strano che un nobile con il volto mascherato se ne stesse in piedi sopra un muro nel cuore della notte, no?»  
«I… in effetti… posta in questi termini…»  
«Vero?»  
«… in ogni caso, la nostra priorità ora è scoprire la verità. E dato che questo è deciso, iniziamo subito a indagare!»  


«Ehi, Lina…»  
«Sì?»  
«Va bene voler "scoprire cosa c’è dietro"… ma decidere così di punto in bianco di intrufolarsi nel castello per mi pare un modo d’agire un po’ violento…» bisbigliò Gourry, nascosto nell’ombra, il volto e il corpo avvolti in una maschera e delle vesti nere.  
Già. Noi due, alla fine, avevamo preso la decisione di introdurci nel castello.  
Era notte fonda. Sul lato opposto della strada, sullo sfondo della luna e del cielo stellato, si stagliava la sagoma scura del castello.  
«E perché ti lamenti ora? Quando ti ho detto che avremmo fatto irruzione hai detto di sì senza farti pregare!»  
«Hai detto che avremmo fatto irruzione, ma non hai specificato che avremmo fatto irruzione nel castello!»  
«Era ovvio anche senza dirtelo.» replicai, semplicemente.  
«… capisco…» mormorò Gourry, in tono stanco.  
Quel giorno, a mezzogiorno, dopo che Luke se ne era andato imbronciato, avevo fatto qualche domanda agli abitanti della città.  
In quel modo, avevo capito diverse cose.  
Primo: in effetti, nella famiglia del Lord, esisteva un uomo chiamato Beisam.  
Secondo: il reggente Laavas era apparso in quella città solo di recente. E, fino a quel momento, gli abitanti non lo avevano mai nemmeno sentito nominare. Per questo in città era cominciata a circolare la voce che Laavas fosse il figlio segreto del Lord.  
E oltre a questo…  
La scomparsa di Beisam; la malattia del Lord; la costruzione di strani edifici nel centro della città: tutti quei fatti si erano susseguiti solo dopo la comparsa del reggente Laavas.  
Stando così le cose, ovviamente, non potevo evitare di sospettare di lui.  
D’altra parte, c’era ovviamente anche la possibilità che Beisam avesse cominciato a coltivare stupide ambizioni proprio a seguito della comparsa di Laavas, il figlio segreto del Lord.  
Beh… in effetti immagino si possa dire che la mia raccolta di informazioni non avesse risolto in modo fondamentale i nostri dubbi…  
In ogni caso, chiunque fosse il cattivo della situazione, io mi sarei alleata con la fazione opposta e avrei chiesto in cambio due o tre spade magiche, e due o trecento monete d’oro. Mmm. Non suonava male.  
Dovevo solo sbrigarmi a verificare CHI fosse il cattivo e chi l’alleato.  
«Però, Lina… infiltrandoci nel castello riusciremo davvero a trovare qualche traccia o prova?»  
«Non ne ho idea.»  
«… ehi…»  
«Ma, perlomeno, credo che la possibilità di trovare qualcosa del genere sia più alta entrando nel castello che intrufolandoci a casaccio in ogni edificio che ci appare sospetto. Ad esempio, è vero che nell’edificio di ieri c’era un piano nascosto in cui erano custodite delle chimere… ma non si tratta di una prova certa di un tentativo di ribellione, e non sappiamo nemmeno se dietro alla produzione di quelle chimere ci sia Laavas o Beisam. Ma se Laavas sta organizzando una ribellione, forse in questo modo troveremo qualche traccia. Ad esempio, gli uomini in nero potrebbero attaccarci nell’istante in cui cercheremo di penetrare nel castello.»  
«… e ancora una volta agiremmo in modo violento…»  
«E solo un esempio, ti ripeto. Non ci faremo scoprire di proposito.»  
«… se è così va bene, ma… se al contrario non trovassimo nessuna traccia nel castello, allora dovremmo giungere alla conclusione che non è il reggente, ma suo fratello maggiore quello che sta organizzando una ribellione?»  
«Oppure, alla conclusione che Laavas è un tipo molto prudente. Beh, in ogni caso… è ora di andare.»  
Afferrai la mano di Gourry, e presi a recitare la formula del Levitation.  


Intrufolarsi nel castello, in sé, non fu così difficile. Come la volta precedente, superammo le mura dall’alto con un Levitation, e atterrammo sul tetto del castello. Con l’incantesimo "unlock" aprii il lucernario di una stanza vuota e attraverso di esso penetrammo all’interno.  
Tuttavia, da quel momento iniziarono i problemi.  
Se il reggente era colui che tirava le fila dall’ombra, dove, nel castello, potevamo trovarne le prove? E di che genere di prove poteva trattarsi?  
Le guardie all’esterno non erano molte, perciò era probabile che ci fossero dei soldati di guardia all’interno del castello; e, naturalmente, i luoghi più importanti dovevano essere sorvegliati strettamente. Sfuggire agli occhi di tale sorveglianza e scoprire la verità non sarebbe stato affatto semplice.  
Nelle antiche saghe eroiche, capita sempre che gli eroi si intrufolino da qualche parte e lì trovino il cattivo di turno che, di punto in bianco, si mette a spiegare ai suoi compagni i suoi malvagi piani. Se ci fossimo trovati ad assistere a una scena simile sarebbe stato molto semplice, ma…  
Nella realtà… le prove bisogna guadagnarsele da soli…  
In piedi nella luce della luna che filtrava dal lucernario, spremetti le meningi.  
«D’accordo.» mormorai. «Ho deciso dove andare.»  
«Dove?»  
« La stanza dove dorme il Lord malato. Deve trovarsi da qualche parte in questo castello.»  
«Ehi…»  
«Ovviamente la sorveglianza sarà stretta, ma potremmo scoprire da lui i dettagli della faccenda.»  
«E tu pensi davvero che ce li racconterà?»  
«Beh… questo dipende da come sapremo condurre la conversazione. Ho un piano. Fidati di me.»  
«Oh… se è così…» Gourry non sembrava molto entusiasta, ma accettò comunque.  
Prestando attenzione a eventuali rumori e presenze all’esterno, Gourry ed io aprimmo la porta, e uscimmo dalla stanza.  


«Ehi… non avremo sbagliato zona?»  
Non molto tempo dopo, Gourry mi sussurrò quella domanda mentre ci trovavamo acquattati in un corridoio deserto, e male illuminato.  
Dopo essere usciti dalla stanza avevamo subito iniziato l’indagine. Tuttavia, come avevo pensato, dei soldati, qua e là, montavano la guardia. Naturalmente, Gourry ed io ci eravamo mossi sempre in direzione delle aree meno sorvegliate, e a furia di avanzare instancabilmente ci eravamo trovati in un luogo isolato. Non c’erano né guardie né soldati di sorveglianza, e anche il numero delle torce accese alle pareti era ridotto, per cui la maggior parte del corridoio era avvolta nell’oscurità.  
«Beh… anche io ho questa impressione, ma… non è che avessimo scelta, no? Questo era l’unico luogo raggiungibile!»  
«Perché non addormenti a uno a uno i soldati di guardia con un incantesimo?»  
«… dici a me che sono violenta, ma anche le tue proposte sono abbastanza violente, Gourry. E poi pensaci. Posso anche addormentare i soldati che mi trovo di fronte per avanzare, ma se dopo che noi ce ne siamo andati arrivassero degli altri soldati e trovassero i loro compagni addormentati darebbero subito l’allarme. E noi dovremmo scappare con la coda fra le gambe. Perciò l’idea non funziona.»  
«D’accordo… ma mi pare che anche l’idea di andare a zonzo per le zone più isolate del castello non stia funzionando granché…»  
"Wow! Un’osservazione acuta, per venire da Gourry!"  
«I… in effetti… beh, in ogni caso, andiamocene da qui.»  
Alle mie parole, entrambi riprendemmo a muoverci. Nella direzione da cui venivamo c’erano dei soldati di guardia. Perciò, la soluzione più sicura era avanzare in quella direzione, e cercare un’altra via…  
Procedemmo per un po’ lungo il corridoio senza un preciso scopo, fino a che…  
«…?»  
All’improvviso, contemporaneamente, sia Gourry che io ci bloccammo. Il corridoio in cui stavamo avanzando, poco più avanti, si divideva in due rami, uno diretto a destra e l’altro a sinistra. E sulla destra… potevamo avvertire delle presenze.  
Se c’erano delle persone, sarebbe stato normale che l’ambiente fosse illuminato, ma il corridoio era sempre avvolto in una parziale oscurità. Per un momento mi attraversò la mente l’idea che si trattasse di un’imboscata, ma i nostri avversari non stavano cercando di mascherare la propria presenza.  
"Mmm…" Nell’oscurità, riflettei freneticamente.  
Ovviamente, se c’era qualcuno voleva dire che era lì per una ragione. Magari degli altri intrusi per caso si erano introdotti nel castello contemporaneamente a noi, e se ne stavano fermi in quel luogo senza preoccuparsi di mascherare la propria presenza… no, non era possibile.  
E non poteva essere un incontro segreto, perché non sentivo nessuno parlare.  
E allora, che diavolo…?  
Levai la testa, cedendo alla curiosità. Se le cose stavano così, voleva dire che mi sarei accertata della verità con i miei occhi.  
Se mi fossi avvicinata senza prendere precauzioni, avrei rischiato che chiunque si trovasse nel corridoio si accorgesse di me. Fortunatamente, però, era improbabile che altri soldati di guardia arrivassero fino a quel luogo. Perciò, potevo servirmi di quel metodo.  
Iniziai a recitare una formula, fra i denti.  
«Sleeping.»  
A bassa voce, rilasciai l’incantesimo. E ben presto…  
«Uh… u…»  
«Nn…»  
Le persone di cui avevamo avvertito la presenza nel corridoio emisero un lieve gemito. Quindi, si avvertì il rumore di qualcosa che cadeva al suolo.  
"Presi!"  
Feci un cenno a Gourry con gli occhi, e insieme avanzammo verso il corridoio.  
Girato l’angolo, ci trovammo di fronte a due soldati, caduti addormentati al suolo per il mio incantesimo. Poco lontano dai due, si trovava una piccola porta.  
A giudicare dal luogo e dall’aspetto misero della porta si sarebbe detto uno sgabuzzino, ma non era possibile che ben due persone, e per di più soldati, stessero proteggendo un luogo del genere.  
«Cos’è questa stanza?»  
«Non ne ho idea. Non so che diavolo stessero proteggendo, ma… se entriamo lo scopriremo subito, giusto?» dissi, e portai la mano alla maniglia della porta. Non era chiusa a chiave. Si aprì, con un lieve cigolio.  
All’interno della stanza ristagnava un odore da malattia. L’unico mobilio era costituito da una lampada, che emanava una fioca luce, e da un logoro letto a baldacchino. E su quel letto dormiva un uomo anziano, magro e dall’aspetto rinsecchito. Nemmeno al nostro ingresso aprì gli occhi. Il suo respiro era quello irregolare tipico di una persona estremamente debilitata.  
Però… perché un malato si trovava in un luogo del genere? Se si fosse trattato di una malattia infettiva, non ci sarebbero stati soldati di guardia…  
«Mmm…»  
Osservando il colore del volto dell’uomo, mi resi conto di qualcosa, e mi avvicinai. Gli auscultai il polso, esaminai le condizioni della sua pelle, avvicinai il naso alla sua bocca per annusare l’odore che ne emanava…  
«Che stai facendo, Lina? Cosa puoi capire, esaminando quel vecchio?»  
«Beh… ho capito che gli stanno somministrando del veleno.»  
«Co…!?» gemette Gourry, in risposta alle mie parole.  
«In piccole quantità, perché abbia effetto a poco a poco. I sintomi sono quelli. Mmm. Un uomo avvelenato, segregato in una stanza in modo che nessuno si avvicini a lui e sorvegliato da due guardie… In altre parole…»  
«In altre parole?»  
«E’ solo una supposizione, però… credo che quest’uomo sia l’attuale Lord. Quello "costretto a letto da una malattia".»  
«A… aspetta un attimo!» Gourry alzò la voce, in tono agitato. «Se questo vecchio è davvero il Lord… che diavolo significa tutto questo!?»  
«Significa che il reggente Laavas sta mentendo.» replicai, a bassa voce.  
Se, come sosteneva Laavas, a progettare una ribellione era Beisam, non c’era alcun motivo per cui Laavas avrebbe dovuto somministrare del veleno al Lord e tenerlo rinchiuso in un’area isolata del castello.  
Chiaramente, quella conclusione era assolutamente legata al presupposto che quel vecchio fosse effettivamente il Lord. E il metodo più veloce per accertarsene… era chiederlo all’uomo stesso.  
Posi una mano sulla spalla del vecchio, e lo scossi lievemente.  
Se una volta svegliatosi si fosse messo a fare baccano per noi sarebbe stato un problema, ma avevo in mente un modo per farlo tacere. Ci saremmo presentati come spie del re, dicendo di aver udito voci che parlavano di una ribellione, e di stare conducendo un’indagine. Gli avrei detto che non gli sarebbe servito a nulla agitarsi, e così lo avrei indotto al silenzio.  
Chiaramente, si trattava di una grossa bugia, ma se una certa principessa che conoscevo si fosse trovata lì avrebbe detto "Se il fine è la Giustizia, ogni mezzo è giustificato!". Probabilmente.  
Tuttavia…  
… non ebbi bisogno di preoccuparmi di una cosa del genere. Il vecchio, per quanto lo scuotessi, non aprì gli occhi.  
«Niente da fare…»  
A quanto pareva non stava dormendo, ma il deperimento lo aveva fatto cadere in una specie di coma.  
«Che facciamo?»  
«Lasciamolo stare.»  
«Va bene lasciarlo stare, ma… una volta usciti di qui, dove andiamo a indagare? E cosa cerchiamo?»  
«Mmm… che ne dici di svegliare una delle guardie di questa stanza e chiedergli come stanno le cose? Possiamo provare a estorcergli la verità. E se questo vecchio è davvero il Lord, allora avremo la conferma che è Laavas a essersi appropriato della posizione del Lord e a essere responsabile del rafforzamento degli armamenti.»  
«Ho capito. Allora facciamolo subito.»  
Gourry ed io oltrepassammo la porta, uscimmo nel corridoio, e…  
«Chi va là!?»  
All’improvviso, sul lato opposto del corridoio, risuonò una voce nota.  
"Cosa?"  
Mi volsi velocemente in quella direzione, e…  
"Come diavolo sono arrivati qui?"  
Laggiù, si stagliavano le sagome di Luke e Millina.


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