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3 - Bloccati tra una roccia e un chierico rosso

Traduzioni > Romanzi > Romanzo # 1

Capitolo 3 – Bloccati tra una roccia e un chierico rosso
Gioco di parole che fa riferimento al modo di dire "caught between hammer and anvil", ovvero "preso tra l’incudine e il martello".



Mi svegliai in quella che, a giudicare dal vetro rotto colorato e dalle statue, doveva essere stata una chiesa abbandonata. Era sporca, e vi aleggiava un cattivo odore. Appesa con le mani legate a un gancio del soffitto in un ambiente sconosciuto (e puzzolente), con un mal di testa pulsante e il mio nemico che mi fissava? Non è il mio modo preferito per iniziare la giornata. Meglio che non iniziarla per niente, suppongo, ma proprio per poco.
Naturalmente, il mal di testa non era la cosa peggiore. La cosa peggiore era da qualche parte nelle vicinanze del mio orgoglio ferito—che era stato orribilmente punto sul vivo.
Zelgadiss stava in piedi con le braccia conserte, prendendomi le misure per qualcosa di terribile, ne ero sicura. Anche Zolf, l’uomo mummia, era lì— insieme al povero, patetico Dilgear, l’imbecille mannaro, e un tizio che non avevo mai visto prima… che era un pesce. No, sul serio era un pesce.
Sapete quelle cose che vivono in acqua? Un pesce.
Pesce più uomo è uguale a uomo pesce. E un uomo pesce faceva sembrare Dilgear assolutamente bello al confronto.
Mai incontrato uomini pesce prima? No? Okay, ci sono essenzialmente due famiglie: Lagon e Gillman.
Per essere onesti, non sono del tutto sicura di ciò che distingue una famiglia dall’altra, ma so che la maggior parte degli uomini pesce che avete incontrato sono umanoidi con squame, e un buon numero di loro hanno pinne. Sono anche un gruppo dal pessimo carattere. Ma credo che anch’io diventerei cattiva, se puzzassi come un pesce. (Oh, ehi, penso di avere appena capito da dove provenisse quella puzza nella chiesa.)
Ora, questo particolare uomo pesce era più pesce che uomo. Il suo corpo era magro e lungo. Aveva due enormi occhi di pesce su entrambi i lati della sua testa, che in realtà non era tanto una testa quanto una estensione del suo corpo, dato che non si era preso la briga di farsi crescere un collo.
Sembrava una specie di sogliola con braccia e gambe. Come potresti desiderare di svegliarti in questo modo? Se non altro non vidi il vecchio in giro da nessuna parte.
"Non sei più così svelta con le battute, adesso?" chiese Zelgadiss. Era una domanda retorica.
Ti odio, orribile bastardo. Questo può contare come battuta?
"Dovresti ringraziare Zolf. È quello che ti ha risparmiato la vita. O meglio, era quello che più disperatamente voleva ucciderti, ma ha combattuto valorosamente per contenere le sue pulsioni."
"Grazie, Zolf. ti devo un favore." Avrei fatto l’occhiolino, ma la mia faccia faceva male. Riuscii a
fare un sorriso. Più o meno.
"Attenta a come usi la bocca, tu, piccola—!"
Questo era Zolf.
"Piccola cosa? Andiamo Zolf, spara il tuo colpo migliore."
"Che peccato che il tuo ragazzo sia scappato e ti abbia abbandonato," disse Dilgear, ovviamente cercando di dare una mano al suo amico.
"Già… che peccato," risposi. Il mio ragazzo?
Zelgadiss sospirò e disse: "Non avrei mai pensato che avresti affidato l’oggetto al tuo compagno. Come si è visto, è stato un bene per te averlo fatto. Dovremo tenerti in vita come esca."
"Uh, dobbiamo cosa?" frignò Dilgear
"Questa ragazza non ha l’oggetto."
"Cosa?"  Tutti rimasero a bocca aperta contemporaneamente—cioè, tutti ad eccezione di
Zelgadiss e me.
"Come fai a dirlo?"
Zelgadiss, voltatosi, guardò Dilgear come se fosse un idiota. Perché, beh… era un idiota. "Vedi la statua da qualche parte, Dilgear?"
Ora, non fatevi idee strane. Non è che fossi stata appesa lì nuda: avevo addosso quello che indosso normalmente, meno la spada e il mantello. Non avrei potuto nascondere una statua senza che sembrasse come se avessi almeno un panino lì sotto.
Dilgear camminò attorno a me, esaminando il mio corpo. Bleah.
"Huh. Forse lo ha inghiottito?" Sorrise con un sorriso da idiota. Perché, beh… era un idiota.
"Non sono stato in grado di rilevare l’Orihalcon su di lui durante la battaglia. Come hai fatto a schermarlo?" interrogò Zelgadiss.
"Ci ho fissato un incantesimo di protezione."
"Incantesimo di protezione?"
"Annulla gli incantesimi di ricerca. La statua non può essere rilevata, neanche dal piano astrale."
"Ammirevole. Complimenti." Zelgadiss sembrava impressionato.
"Grazie"
Che cosa si aspettava? Diamine. Queste persone non hanno fede in me.
"Non hai utilizzato nulla di così stupefacente durante la nostra battaglia."
"Mi stavo trattenendo"
"Oh, davvero?"
"Sì, davvero."
"Tu non sei una sciocca. Ti aspetti che io…?" Poi ci arrivò. "Ah, ho capito. Quel periodo del mese,
vero?"
"Vaffanculo!" Arrossii. Mi sono messa un cartello che dice:"Sono  in quei giorni. Per favore discutiamone?"
"Beh, in ogni caso, abbiamo bisogno di tenerti in vita fino a quando il tuo compagno si presenterà,"
disse. "Zolf, fai di lei quello che ti pare, ma non ucciderla."
Fai di lei quello che ti pare?
Zolf sorrise. Il mio stomaco si rivoltò.
Oh, questo è proprio grandioso…
"Tesoro," Zolf tubò con una voce che fece venire la pelle d’oca alla mia pelle d’oca. "Se non sbaglio abbiamo stabilito che tu devi a me la tua vita e ho intenzione di essere ripagato. Ora, da dove possiamo iniziare, hmmm…?" Mi esaminò attentamente dall’alto in basso.
Oh, bene. È uno psicopatico. Che cosa ho fatto esattamente per meritare uno invito a questo party…?
"Signor Zolf… signore?"
"Sì?" lui fece le fusa, compiaciuto per il mio ritrovato rispetto.
Lo guardai in modo piuttosto remissivo e sussurrai: "Ecco io… Io vorrei solo—"
"Se vuoi implorare perdono, risparmiatelo."
"Non è questo" dissi, abbassando la voce anche di più. "Voglio solo dire che penso che tu sia…"
"Che cosa? Parla!"
"Sono imbarazzata" sussurrai. "Sono giovane e non ho grande esperienza con gli uomini. Voglio solo dire che io penso che tu sia…"
"Cosa? Pensi che io sia cosa? Bello?" si sporse per sentirmi più da vicino.
"…di terza categoria." dissi, con voce chiara come le campane di una chiesa. Fregato. Babbeo.
La sala esplose in una risata. Tutti tranne Zolf stavano ridendo fragorosamente. Zelgadiss cercò di
nascondere il suo riso schermandosi la bocca con il pugno, ma le sue spalle tremanti lo tradivano. Che cosa posso dire? Sono una ragazza divertente.
Io non stavo ridendo della mia battuta, in parte perché, beh, sarebbe proprio di cattivo gusto. Ma anche perché—frecciatina o non frecciatina—ero stata legata, e Zolf aveva ancora il coltello dalla parte del manico. Mi aspettavo che lui esplodesse, invece mi fissò solamente, che fu peggio.
Beh, questo è terrificante.
Ci fu una lunga imbarazzante pausa dopo che la risata si smorzò. Infine Zolf sorrise, "Dilgear…," chiamò il lupo/troll/uomo/teppista.
"Sì, Zo1f?" rispose Dilgear.
"Baciala."
"WHAAAAAH"
Tutti si girarono per vedere da dove provenisse il grido. E proveniva da Dilgear. Il lupo… l’essere, sembrava apparentemente disgustato dalla prospettiva di incollare la sua bocca alla mia faccia più di quanto non fossi io.
Ora questo non è esattamente il genere di incentivo per la propria autostima di cui una ragazza ha bisogno.
"Ti prego, dimmi che stai scherzando?"
Sembrava come se fosse sul punto di vomitare.
"Che cosa? Scherzo mai, io? Dico sul serio,"rispose Zolf, infastidito.
"Ma… lei è umana! Ed è bruttina! Ed è una bambina, Zolf. Non si è ancora… sviluppata, sai cosa sto dicendo? Voglio dire, a me piacciono le donne-donne, sai? Come, magari una piccola calda ciclope, oppure… oh! ti ricordi quella pollastrella goblin che abbiamo incontrato quella volta? Te la ricordi? Ora, quella era una donna. Voglio dire che aveva tutto l’assortimento, giusto? Non come…"
Oh, uccidetemi.
"Zolf," Zelgadiss parlò. "Dilgear preferirebbe non assisterti in questo particolare compito."
Un maschio umano avrebbe avuto la stessa reazione se gli avessero chiesto di baciare una ragazza lupo, giusto? Voglio dire, se non fosse strano in corpo, capelli o altro. Voglio dire, qui non è me che si sta respingendo, ma il mio genere. Non è colpa mia se lui non è attratto da donne al di fuori la sua specie. Aspetta, i goblin sono fuori della sua specie…
"Hmpf, Nunsa allora!" Zolf puntò verso l’uomo pesce. "Baciala tu!"
"Io?" chiese quello. È una cosa davvero strana vedere un pesce parlare.
"Baciala!"
"Desideri che io mi impegni sentimentalmente con la ragazza umana?"
"Sì, baciala! Cosa altro vorresti—non importa, non lo voglio sapere. Ma baciala!"
La mancanza di entusiasmo del compagno pesce frustrava Zolf almeno tanto quanto tutto questo feriva i miei sentimenti.
"Molto bene."
"Aspetta—no!" Questa volta ero io ad urlare. Preferirei avere il mio braccio rosicchiato fino alla spalla piuttosto che stringere la mano all’uomo pesce. Baciarlo? Era troppo orribile da immaginare.
"Sì! Fallo! Baciala. Chiudi quelle labbra di pesce su di lei come se fosse un’esca, amico mio!" Zolf era una squadra di cheerleaders in un uomo solo.
I piedi palmati di Nunsa facevano rumori umidicci e biascicanti mentre si avvicinava.
"No, stai lontano da me! Fermati!"
"Tu sei una ragazza umana molto fortunata," mi rassicurò Nunsa. "Io sono il potenziale partner più popolare nel mio branco. Il più intelligente, il più affascinante…" i suoi baffi di pesce si dimenavano.
"Oh, mio dio! Sul serio? Dove vai a scuola?"7
"Grida! Piangi! Implora la mia pietà! Soffri come io ho sofferto!" Zolf si stava sicuramente divertendo.
Oh dio…


Nunsa mivenne molto vicino:  "Adesso dunque…" La sua voce assunse un tono particolare.
Io  ero troppo sconvolta per rispondere
"Cominciamo."
Nessuno capì esattamente cosa Nunsa intendesse dire. Oppure, considerando le nauseanti possibilità, nessuno volle scendere nei particolari.
"C’è qualche problema?" L’uomo pesce protestò per il ritardo.
"Uhm…" si stupì Dilgear ad alta voce, "Nunsa, che cosa vuoi dire?"
L’uomo pesce girò un occhio e guardò il lupo.
"Sto aspettando le uova," disse, come se questo avesse potuto avere un senso per qualcuno.
"Io credo," teorizzò Zelgadiss, "che qualcosa sulla parola ‘bacio’ possa essersi persa nella traduzione."
Ero arrivata alla stessa conclusione di Zelgadiss, cosa che aggiunse al danno la beffa.
Zolf sembrava completamente perso.
"Nunsa, come si accoppia la tua gente?" chiese Zelgadiss.
"Le femmine depongono le uova. I maschi fecondano le uova. Poi, una quindicina di giorni più tardi, ci sono i bambini".
Figurati. Neanche le loro donne li vogliono toccare.
"Oh." Zolf sembrava deluso. "Non avresti potuto dire qualcosa prima?"
"Dire qualcosa su cosa?" chiese un perplesso Nunsa.
"Oh, non importa" disse Zolf in un tentativo di lasciar cadere l’argomento.
"Zolf, ho un’idea" dichiarò Dilgear.
Oh, questa sarà buona.
"Convinci Rodimus. Lui è un essere umano, come lei."
"Prima ditutto, questa non  sarebbe una punizione così terribile, no? In secondo luogo Rodimus pensa di essere un cavaliere. Lui non maltratterebbe una ragazza solo su mia richiesta.
Sai, la cavalleria e tutte quelle stupidaggini," disse Zelgadiss in opposizione alla proposta di Dilgear.
Questo Rodimus doveva essere il vecchio.
"La ragazza è responsabile della mia condizione. Avrò vendetta," piagnucolò Zolf.
"Forse è il momento di smetterla, Zolf?" sollecitò Zelgadiss.
"No, non ancora." Il suo sguardo si spostò lentamente verso Zelgadiss.
"Zolf," Zelgadiss mise fine alla discussione. "Non provo interesse nel fare piangere le ragazzine."
"Lo so, ma…" Zolf era quasi in lacrime. Stavo cominciando a sentirmi male per lui. Ehi, non piangere! Andrà tutto bene. Guarirai! E quante volte ve lo devo ripetere ancora, non sono una ragazzina!
"Non ho scelta…" Sembrava che Zolf avesse finalmente afferrato il concetto.
"…dovrò occuparmene da solo" concluse Zolf.
Immagino che non aveva afferrato il concetto.
"Allora…" Zolf mise una mano in tasca e tirò fuori un fazzoletto gigante.
"Q-quello a che serve?" Mi spaventai. Zolf si spostò dietro di me, dove non potevo vedere.
"Questo è per le bambine che non sanno quando stare zitte!" disse, allungò le braccia e ficcò il fazzoletto nella mia bocca.
"Ah ah!" esclamò, camminando verso di me di nuovo.
"Non hai molto da dire adesso, vero?"
"Ebbene," Zolf tese la bocca in un sorriso sgradevole e cominciò: "Sei una nana."
"Mmrmfph!"
"E una strega."
"Mmmrugrnf!"
"Sei una strega nana dal seno piatto… che è narcisista." Si stava divertendo ora, scandendo ogni epiteto come se ne sentisse il sapore dolce sulla sua lingua. "Sei una bisbetica. I tuoi occhi sono troppo grandi per la tua faccia e ti fanno sembrare strana."
E proseguì, ancora e ancora.
Come osa! Se non avessi una tovaglia ficcata in bocca, lo sotterrerei! Cosa c’è da non insultare? Per cominciare, è un vecchio dall’aspetto bizzarro8 che non sa mettere da parte il rancore. Oltre alla faccenda della mummia (e Dio solo sa cosa ci sia sotto quelle bende!)—ha i piedi piccoli piccoli e le gambe tutte storte! Come gli viene in mente di insultare le mie proporzioni?!
"Credo che tu abbia detto tutto," disse Zelgadiss, con tono annoiato. "Per quanto ancora ti ostinerai a continuare con queste bambinate?"
"Fino a quando mi sentirò vendicato," la faccia di Zolf divenne rossa.
"Mmrpf!  Mmmrumpfer!  Mfumpfuu, muumrufferffuffer!"
Non ce la facevo più. Stavo cercando di dirgli che avevo intenzione di ucciderlo, non appena ne avessi avuto la possibilità, ma tutto ciò che sono riuscita ad ottenere attraverso il bavaglio è stato: "Mmrpf!"
"Come ci si sente, ad essere indifesi?! Ah ah ah ah ah!"
Un giorno, ti farò rimangiare queste parole.
Finalmente Zolf fu esausto, e lui e gli altri andarono a trovare cibo e a fare i preparativi per la notte. Il sole fece la sua strada attraverso il cielo fino a quando tutto ciò che rimase fu un singolo raggio di luce color arancio brillante che attraversò i pezzi rimanenti della finestra. Poi quella luce sbiadì e fui
avvolta dalle tenebre, ad accezione dei debolissimi barlumi di luce stellare. I miei polsi facevano male, la mia mascella faceva male, ed io ero molto, molto stanca. In qualche modo, riuscii ad addormentarmi.
Mi svegliai di soprassalto, al rumore di qualcuno che era entrato nella stanza.
"Stai zitta…" sussurrò Zelgadiss.
Perché Zelgadiss si stava muovendo furtivamente qui intorno? Non era lui a comandare…? Avevo ancora un bavaglio in bocca così ho praticamente dovuto stare zitta. Attesi, non comprendendo.
Una luce bianca lampeggiò sopra di me e caddi a terra. Ahi.
"La tua spada e il tuo mantello."
"Eh?" Zelgadiss tirò via la stoffa dalla mia bocca.
Non c’erano dubbi—quelle erano le mie cose.
"Perché?"
"Non ho tempo per spiegare. Vuoi fuggire, o no?"
Annuii in silenzio e presi la mia attrezzatura.
"Seguimi."
Seguii Zelgadiss, più silenziosamente possibile.
Mi venne in mente che questa avrebbe potuto essere una trappola, ma anche una trappola era meglio che stare un’altra notte appesa al soffitto in balia di Zolf.
Fuori, sprazzi di luce lunare illuminavano una fitta, scura foresta accanto alla struttura fatiscente.
Un sentiero di pietra conduceva dalla chiesa nel bosco.
"Presto!" disse Zelgadiss.
"Aspetta…" esitai.
Questo era stato un po’ troppo conveniente. Sono sempre stata una convinta sostenitrice del motto: ‘Se sembra troppo bello per essere vero, probabilmente è così’.
"La situazione è cambiata," ribattè con urgenza.
"Dobbiamo andare ora!"
"Va bene." Presi la decisione di fidarmi di lui per il momento. Corremmo lungo il sentiero nel bosco.
Poi… ci fermammo.
Qualcosa di cremisi emerse dal buio a bloccare il sentiero della foresta. Da dietro, sentii Zelgadiss mormorare a voce bassa "Rezo."
Il Chierico Rosso stava fermo davanti a noi.
"Che cosa pensi di stare facendo esattamente, Zelgadiss?" chiese Rezo. "Hai seguito gli ordini ammirevolmente fino ad ora… ma questo? Questo è un atto di tradimento."
"Allora sono un traditore!" urlò Zelgadiss. La sua voce era disperata. Era chiaramente spaventato.
"Non posso più farlo!"
"Oh, è così?" chiese Rezo tranquillamente "Mi dispiace molto sentire questo." Sembrava una persona completamente diversa da quella che era stata al nostro primo incontro. E non potevo
minimamente immaginare i suoi pensieri.
"Mi stai dicendo che hai intenzione di rivoltarti contro di me? Dimentichi che hai un obbligo nei miei confronti per averti dato la forza…"
Lui cos—eh?
"Quale obbligo?" interruppe Zelgadiss "Ti avevo detto che desideravo essere forte! Non ricordo di averti detto che volevo essere trasformato in una chimera! Io non ho mai voluto… questo."9
"Si deve essere disposti a fare sacrifici, mio caro. E io ti ho dato quello che hai chiesto, nel modo più diretto possibile. Se avevi qualcos’altro in mente, avresti dovuto specificarlo. In ogni caso, non intendo tollerare l’impudenza. Basta così."
Zelgadiss grugnì. Si spostò improvvisamente, girando dietro di me e afferrandomi.
"Ehi! C-cosa—?" Cominciammo ad avanzare così.
Rezo sorrise, divertito. "Hai intenzione di usare quella ragazza come uno scudo? Sciocco, pensi forse che mi vengano i sensi di colpa a passare attraverso di lei per arrivare a te?"
"No. Affatto!" La voce di Zelgadiss tremava ora.
Mascherò la paura che la sua voce tradiva aumentandone il volume. Proprio nel mio orecchio.
"Usare la ragazza come scudo non mi aiuterà molto, ecco perché non farò di lei il mio scudo…" Alzò il mio corpo in aria. Oh, no— non vorrà!
"Yaaaah!"
"… farò di lei la mia freccia!"
Voleva!
Zelgadiss lanciò il mio corpo verso Rezo nello stesso modo in cui si lancia una palla nel lancio del
peso! Anche mentre sfrecciavo nell’aria verso ferite sicure, dovevo concederglielo: era stata un strategia impressionante.
Rezo rimase sorpreso, naturalmente, ma riuscì a schivare l’assalto, cosa che mi lasciò avvicinare
rapidamente ad un impatto labiale con un albero. A quanto pare stavo per ottenere un bacio, dopo tutto.
Agitai le membra a mezz’aria in un vano tentativo di modificare la mia direzione, o di rallentare… o qualunque cosa. Non feci molto.
Colpii l’albero spiaccicandomi sonoramente, le mie membra si dimenarono attorno, afferrando
l’albero come una scimmia11 in difficoltà.
Ahi, il mio naso!
"Mamma diceva sempre che sarei diventata una inutile abbraccia-alberi"12 Anche stordita dal dolore, avrei potuto provare ad essere positiva.
"Non abbiamo tempo per gli scherzi!" Zelgadiss sopraggiunse e riuscì a tirarmi giù dall’albero.
Usando una maga volante per distrarlo, era stato in grado di sfrecciare oltre Rezo restando illeso.
Proprio in quel momento, alcune Fireballs esplosero dietro di noi. "Queste dovrebbero farci guadagnare il tempo sufficiente per seminarlo."
"Piano!" Strillai, quando Zelgadiss mi sollevò sopra la sua spalla e scattò a tutta velocità.
"A dopo  le proteste!"sparòdinuovo, disseminando ancora più Fireballs e portandoci dritti nell’oscurità.
"Penso che lo abbiamo seminato". Zelgadiss sospirò, prendendo finalmente fiato. Avevamo corso
per la maggior parte della notte e si era finalmente fermato in prossimità di una cascata all’interno della foresta. Lo scroscio della cascata mascherò le nostre voci, cosa che cipermise diparlare senza
preoccuparci di essere sentiti. Dovevo darne atto a Zelgadiss—il ragazzo possedeva delle formidabili riserve di energia. Aveva passato la maggior parte delle ultime, parecchie ore a correre mentre mi trasportava. Tutto quello che avevo fatto era stato sentire il dolore ai miei polsi e il pulsare del mio naso.
A breve il sole avrebbe minacciato di farsi strada oltre l’orizzonte.
"Mi fa male il naso," piagnucolai.
"Bene, allora smettila di toccarlo," disse.
"Non è divertente" Gli feci la linguaccia e mi appoggiai contro le rocce del fiume. Le pietre fresche
mi facevano sentire bene. Come combattente, la mia corporatura mi conferisce una velocità superiore alla media e forza esplosiva, ma è controbilanciata dalla mia mancanza di robustezza e resistenza.
Avevo bisogno di dormire… assolutamente. Ma presto sarebbe stata mattina e non c’era tempo.
"Fai pure," disse Zelgadiss, guardando le mie palpebre che si abbassavano. "Qui siamo al sicuro, e
potremmo concederci entrambi un po’ di riposo. Chiuderò gli occhi anch’io."
Perfetto!
"Sarebbe imprudente da parte tua filartela via da sola, mentre dormo."
Merda. Beccata.
"Hai ragione. Sono stanca, e la mia magia non si è ancora pienamente ripresa" ragionai ad alta voce.
"Allora significa che dovrebbe riprendersi presto?" rispose speranzoso.
"Dovrebbe. Guarda, ti do la mia parola che non ho intenzione di svignarmela senza di te mentre sei
addormentato, va bene? In cambio, prima di appisolarci, tu risponderai ad alcune domande per me."
Zelgadiss mostrò un sorriso forzato. "Suppongo che sia giusto. Sei profondamente coinvolta in questo casino adesso, hai il diritto di sapere. Molto bene, da dove vuoi che cominci?"
"Cominciamo con il tipo che si fa chiamare Rezo il Chierico Rosso—"
"Ah, così aveva già preso contatti con te?"
"Sì, e ho avuto una strana sensazione su di lui. Chi è veramente?"
Zelgadiss si strinse nelle spalle. "È l’uomo che afferma di essere. Lui è l’autentico Rezo il Chierico Rosso. Tuttavia, non è l’uomo che il mondo crede che sia. Forse, molto tempo fa, lo era…"
"Non capisco. Come può essere l’esatto opposto di ciò che il mondo intero pensa?"
"Non lo so. A volte le persone credono quello che vogliono credere. Tu hai capito il significato
dell’oggetto che cerca?"
"Ferma. Tanto per essere chiari: è lui quello che vuole fare rivivere il Re Demone Shabranigdu, e non tu, giusto?"
Zelgadiss, ovviamente, non capì la mia domanda.
"Shabranigdu? Di cosa stai parlando?"
"Uhm… beh, lui ha detto—"
"L’oggetto che desidera è conosciuto con un gran numero di nomi, ma il più famoso è ‘Pietra
Filosofale.’ "
EEEEH! Ero senza parole.
"L-la Pietra Filosofale…? Allora… lui, lui avrebbe potuto…"
Zelgadiss annuì.
"La Pietra Filosofale è contenuta all’interno della statua di dea che hai brevemente posseduto."
La Pietra Filosofale… ne avete sentito parlare?
Probabilmente sì. Non c’è un singolo praticante di magia che non la conosca e non si meravigli per il suo leggendario potere. Si dice che sia un residuo dell’avanzata stregoneria proveniente da una civiltà perduta o, in alternativa, un frammento dell’Asta Divina che sostiene il mondo. L’unica cosa che si sa per certo su di essa è che sia in grado di amplificare la magia. Praticamente, un gazillione di volte. Ogni apparizione della Pietra Filosofale di cui è giunta voce ha profondamente influito sul corso della storia umana. Si ritiene che anche un apprendista stregone in possesso della pietra potrebbe spazzare via un intero regno. Anche se è prossimo a un mito, gli stregoni più anziani insistono sul fatto che sia reale. E io l’ho davvero tenuta nelle mie mani!
"M-ma, che cosa vuole farci?" Anche se la leggenda della bontà di Rezo era stata esagerata, la
misura dei suoi poteri non lo era stata. Da soli, erano stupefacenti, ma con la pietra…
"Lui afferma di non avere intenzione di conquistare il mondo" rispose Zelgadiss, "Dice che vuole semplicemente vedere."
"Lui vuole vedere…?"
"Sì. Come dice la storia, Rezo è nato cieco. Ha iniziato a studiare la Magia Bianca per il solo scopo di aprire i suoi occhi."
"Una volta padroneggiata la Magia Bianca, ha viaggiato per il mondo, visitando altri saggi, aiutando molte persone lungo il cammino. Ma, nonostante potesse guarire gli occhi degli altri, per qualche ragione non era in grado di guarire i suoi. Iniziò a chiedersi perché i suoi sforzi non fossero
sufficienti. Così studiò la Magia Nera e poi la Magia Sciamanica, sperando che gli avrebbero fornito sufficiente potere. Aveva talento e passione e riuscì a padroneggiare bene queste tradizioni mistiche. Ma ancora, i suoi occhi non si aprirono. Rimase solo un unico mezzo."
"La Pietra Filosofale, che probabilmente non era nemmeno sicuro che esistesse."
Zelgadiss annuì.
"Allora… non capisco. Perché impedirgli di ottenere la pietra? Che male c’è nel suo recuperare la vista?"
"Questo forse non sarebbe niente. Ma il mio obiettivo è la vendetta. Per questo, ho bisogno della Pietra Filosofale. Io non sono neanche lontanamente abbastanza forte da sconfiggerlo per conto mio."
"Rezo è così potente?"
Annuì in silenzio. Quindi, questo era il motivo del rifiuto di Zelgadiss di essere una pedina. Certo, io mi sarei sentita allo stesso modo.
"Allora, lui… è stato lui che ti ha fatto questo?" dissi, riferendomi alla sua pelle rocciosa.
"Sì. Quel giorno lui mi disse che mi avrebbe concesso una grande forza in modo da poterlo assistere nella sua ricerca della pietra. E io… scioccamente, accettai. Non avevo capito cosa avesse intenzione di fare."
"Come hai fatto a conoscerlo?"
L’atteggiamento di Zelgadiss cambiò come posi la domanda. Scoppiò in una risata di autoderisione.
"Lo conosco da quando sono nato. Lui è, a quanto pare, o mio nonno o il mio bisnonno. Non sono sicuro quale sia, e non voglio proprio scoprirlo."
"Davvero?"
"Suppongo che non dimostri la sua età, ma è nato più di un secolo fa. In ogni caso, il sangue del famoso (o famigerato, a seconda del tuo punto di vista) Rezo il Chierico Rosso scorre nelle mie vene."
"Io… scusa se l’ho chiesto."
Bene, questo è imbarazzante. Strofinai cautamente il mio naso con la punta di un dito
"Va tutto bene," disse, non ridendo più.
Il peso della conversazione gravava pesantemente nell’aria. Come si fa a cambiare argomento dopo una cosa del genere? Allora, che ne dici del tempo, eh?
"Molto bene, beh, adesso ho afferrato il succo di tutto questo, e apprezzo che tu me ne abbia messo al corrente" dissi, cercando di sembrare allegra,
"Proviamo a dormire un po’" aggiunsi, sdraiandomi su un fianco.
Ah, che bello…
Lanciai un’occhiata a Zelgadiss, che stava ancora in posizione eretta, "Non vai a dormire? Sei stanco anche tu, giusto?"
"Suppongo di sì, ma starò di guardia per ora" disse. "Ti sveglierò dopo un po’ e ci scambieremo di
posto."
"Va benissimo. Buona notte." Chiusi gli occhi.
Stanca com’ero, non ci volle molto…


 ***


Mi  svegliai,comemi sembra sempre di risvegliarmi—con un sussulto.
Ero certa di non avere dormito per più di poche ore. Potevo capirlo dalla posizione del sole, e dalla
misura in cui il mio corpo si era ripreso. La sete di combattimento aveva avvelenato l’aria
e penetrato il mio sonno. Non proveniva da una o due persone. Pensai che fosse emanata da almeno
dieci persone, forse di più. Normalmente, avrei potuto essere più precisa a proposito del numero, ma ero stanca e stordita, e la mia magia era ancora fuori uso. Quali che fossero i dettagli, il nemico ci metteva in inferiorità numerica.
"Siamo stati circondati." disse in fretta Zelgadiss.
Non si preoccupò di abbassare la sua voce.
Sapevano già dove eravamo, quindi che bisogno c’era?
"Da chi?"
"Venti o trenta troll. Rezo non è con loro. Ce la faremo." Sembrava tranquillo. Io, invece, ero un po’ meno fiduciosa.
"Pensavate che non ci saremmo accorti che eravate spariti, eh? Abbiamo un conto da saldare, capo."
Riconoscendo  la voce,mi alzai in piedi, scorgendo dei troll che tentavano di nascondersi tra
gli alberi.
"Beh, ciao, Dilgear! Che piacere incontrarti da queste parti," gridai agli alberi. "Perché non vieni
fuori di lì! Mostrati e salutami come si deve. In ricordo dei vecchi tempi. Sarà grandioso."
La cosa-lupo scese bruscamente da un albero molto più vicino di quanto mi aspettassi.
"Ti sei ricordata il mio nome," disse, in tono sinceramente lusingato. Questo è strano.
"Come potrei  dimenticarti!"Risposi, guardandolo dritto nel muso. "Non sei tu quello che mi ha trovata così ripugnante che avrebbe preferito amoreggiare con una capra? O era un goblin?
Giusto. Tu probabilmente le capre le mangi. Le capre sono per mangiare, i goblin sono per i baci con la lingua. C’era anche qualcosa su una ciclope, non è vero? Beh, posso certamente capire perché tu possa preferire una ragazza che non riesce a vedere bene, sai cosa intendo? Poi ancora, che ne so? A quanto pare vorrei essere attraente come una ciclope. La mia pelle è più ruvida di quella di un golem di roccia; sono più piccola di un folletto; in effetti sono proprio un po’ sottosviluppata…"
"Ehi, ehi, ehi, io non sono andato così lontano."
"Beh, comunque non importa perché Zelgadiss ti prenderà a calci nel culo per avermi insultato, vedrai! Vai, Zelgadiss! Il mondo ti sta aspettando! Mostragli quello che sai fare! Prendilo!"
"Avanti, adesso, stiamo aspettando!"
"Inseguilo!"
"Cosa… pensi di stare facendo?" Zelgadiss mi fissava, con le braccia incrociate, e con uno sguardo
interrogativo sul volto.
"Io?" guardai verso di lui, altrettanto perplessa.
Non si trattava di volere attaccare Dilgear solo per divertimento—no, non era questo!—era strategia!
Stavo attaccando il morale del nemico.
Sul serio!
"Dilgear, non mi avevi giurato fedeltà?" La voce di Zelgadiss assunse un tono minaccioso senza pari.
Il coso-lupo si tirò indietro. "Non ho giurato fedeltà a Zelgadiss" rispose. "L’ho giurata al feroce guerriero che Rezo, il Chierico Rosso, ha creato. Ho controllato! Nel momento in cui hai tradito il Signor Rezo, sei diventato mio nemico e sono stato sollevato da qualsiasi obbligo verso di te!" A quanto pare, c’è nel manuale.
"Oh, davvero?" Zelgadiss socchiuse gli occhi.
L’aspetto da feroce guerriero l’aveva senza dubbio.
"Credi davvero di potermi affrontare? Tu povero stupido, patetico surrogato di un lupo bastardo—"
Wow. Ricordatemi di stare sempre dalla parte di Zelgadiss d’ora in poi.
"Bastardo, eh? C’è bisogno di arrivare a tanto? Va bene, se questo è il modo in cui vuoi giocare, capo, ti mostrerò ciò che uno stupido bastardo mezzosangue come me può fare… Prendiamoloooo!" Urlò Dilgear, e una falange di troll armati caricò dritto davanti a noi.
Oh, merda santa.
Un sottile sorriso apparve sulle labbra di Zelgadiss, mentre alzava la mano destra. Non riuscii a vedere cosa avesse preso, ma potei sentire la terra cominciare a muoversi.
"Dug Haut!" gridò.
"Wah!" Mi precipitai al suo fianco e mi tenni forte. La terra pulsò. Cominciò a fremere e tremare, e
a ondeggiare come la superficie del mare durante una tempesta.
I troll iniziarono a farsi prendere dal panico.
"Haaa!" Zelgadiss agitò violentemente la mano destra, un folle sorriso si diffuse sul suo viso.
"Terra! Obbedisci alla mia volontà!"
Rocce e suolo reagirono al comando di Zelgadiss. Il terreno ondulante si trasformò in infinite stalagmiti,  che sbucarono improvvisamente attraverso la superficie e trafissero i troll dove si
trovavano.
Game over.
Nonostante la grandezza delle loro capacità rigenerative, i loro corpi da troll non riuscivano a guarire attorno agli spuntoni, e lo sforzo stava rapidamente consumando le loro energie vitali. Le loro forze andavano scomparendo, e sarebbero sicuramente morti presto.
Non è un bel modo di fare, se me lo chiedete.
D’altro canto, considerando la mia prodezza con l’incantesimo di Recovery invertito prima alla locanda, non ero nella posizione di giudicare.
"Allora," Zelgadiss mantenne il suo sorriso mentre parlava. "Stavi dicendo…? Qualcosa su come mi avresti mostrato ciò che potresti fare…? Cosa puoi fare, Dilgear? Una partita a giochi da tavolo…? Battimi al gioco. Andiamo?"
"Hmpf," Dilgear brontolò dalla cima di uno degli spuntoni  di  pietra.  Erariuscitoadevitare l’impalamento, ma era intenzionato a vendere cara la pelle. "Non sono impressionato, lo sai. I veri
guerrieri non devono basarsi su stupidi trucchi di magia."
"Stupidi  trucchi  di  magia?" Zelgadiss era incredulo. "Non c’è stato nessun trucco, Dilgear, ho spostato la terra per te; Che cos’è che stai insinuando? Che mi potresti sconfiggere con la spada?"
"È esattamente ciò che sto insinuando." Ghignò Dilgear.
"Verifichiamo questa teoria, ti va?" Zelgadiss estrasse la spada con lentezza.
"Non barerai e non mi tenderai imboscate con la magia?" Dilgear non aveva ancora estratto la sua spada.
"Non farò niente del genere."
"Te ne pentirai," promise Dilgear, dopo avere colpito il suolo e poi alzandosi in piedi. Non appena
si rialzò, estrasse la spada dalla schiena. La sua lama era enorme e curva, e emanava una luce orribile.
Era una specie di smisurata scimitarra, non ne avevo mai visto una uguale. Arretrai un po’, a bocca aperta per l’assoluta grandezza dell’oggetto.
"Arrrrrhh!" Dilgear emise un ruggito animalesco quando si lanciò alla carica.
Zelgadiss fece un salto. Andò incontro al lupo mannaro a testa alta. Le loro lame si incrociarono, scintillando. Anche se era il più piccolo dei due,
Zelgadiss cominciò a forzare il coso-lupo ad arretrare, un poco per volta.
"Qual è il problema, Dilgear? Siamo spada a spada ora. Come veri guerrieri. Non avresti dovuto sconfiggermi facilmente?"



166
 



"Abbiamo appena cominciato, capo!" Dilgear ringhiò, cambiando leggermente l’angolo della scimitarra, cosa che forzò il polso e lo spadone di Zelgadiss in direzione opposta.
La lama della spada scivolò per un breve tratto prima che la scimitarra balenasse fuori e colpisse la
veste Zelgadiss, aprendogli uno squarcio e rivelando il suo torace.
"Non male," si complimentò Zelgadiss con Dilgear.
"Grazie, capo. Detesto doverti uccidere, lo sai."
"Grazie,Dilgear. Anch’io detesto doverti uccidere."
Per quanto potessi valutare, i due si eguagliavano come spadaccini. Tuttavia, essere bravo quanto
Zelgadiss non sarebbe stato abbastanza per Dilgear.
Dopo tutto, se ci fosse stata in ballo la sua vita, Zelgadiss avrebbe potuto ancora usare la magia.
La mia opinione personale? Non mi importava davvero chi avrebbe vinto. In ogni caso, sarei
diventata  l’ostaggio di qualcuno—o  Rezo o Zelgadiss. E per quanto riguardava sia l’uno che l’altro, io ero semplicemente un mezzo per ottenere la Pietra Filosofale, nient’altro.
Questo non è certo l’atteggiamento per suscitare devozione in una ragazza.
Mentre i due erano impegnati a fronteggiarsi, considerai di  approfittare  dell’occasione per scappare, ma allontanai velocemente  l’idea, pensando che se Zelgadiss se ne fosse accorto, avrebbe mandato una raffica di Fireballs nella mia direzione come regalo d’addio.
"Hii-yaa!"Dilgear fece un salto in  aria lateralmente, verso il pilastri della terra, facendoli a fette con tutta la forza della sua scimitarra gigante.
La magia non dura per sempre, né lo fanno le cose create dalla magia. Le cose create con la magia
perdono stabilità col tempo. Crollando per la forza del colpo della scimitarra, i pilastri precipitarono
come una valanga in direzione di Zelgadiss. La forza di quella caduta avviò una reazione a catena.
"Wah!" rimasi senza fiato mentre mi affrettavo ad allontanarmi dalla traiettoria del secondo e terzo pilastro che stavano velocemente crollando.
Dilgear si spostò  da colonna  a  colonna, favorendone  via via la caduta. La forma relativamente piccola  di Zelgadiss fu  subito inghiottita nella tempesta di polvere.
Dilgear si precipitò dietro di lui.
Io, starnutii. Non solo era difficile vedere, ma si faceva abbastanza fatica anche a respirare.
"Ugh…" Trattenni il mio respiro e usai un fazzoletto per filtrare la polvere lontano dal mio naso e dalla mia bocca. I miei occhi bruciavano, e la mia gola prudeva.
Alla fine la nube cominciò a depositarsi, ed entrambi i combattenti riapparvero.
Il piano di Dilgear di accecare il suo avversario poteva essere sembrato impressionante, anche spettacolare, ma non era stato ben ponderato, cosa che aveva senso dato che la cosa-lupo era un idiota.
"Che trovata spettacolarmente stupida," disse Zelgadiss, fingendo stupore. "Proprio quando stavo
cominciando a rispettarti, Dilgear."
"Ritiro ciò che ho detto prima, capo. Non vedo l’ora di chiudere quella tua bocca arrogante." Dilgear urlò, rinnovando la sua carica.
Mi è sembrato di vedere Zelgadiss sorridere per un momento.
I due si corsero incontro con una forza tremenda.
La lama di Zclgadiss colpì la spalla di Dilgear.
Improvvisamente compresi il sorriso: prima, quando  sembrava  che  Zelgadiss stesse semplicemente eludendo i colpi di Dilgear, aveva calciato una serie di rocce in direzione di Dilgear, mentre la parte bassa del suo corpo era nascosta dalla nube di polvere. Naturalmente, questo non fu
sufficiente per abbattere Dilgear, ma fu più che sufficiente per colpirlo facendogli perdere
l’equilibrio. E colpirlo facendogli perdere l’equilibrio era tutto ciò che Zelgadiss voleva.
"Cosa c’è che non va? Non avrei dovuto pentirmene?"
La voce di Zelgadiss grondava sarcasmo come il sangue colava dalla spalla del lupo mannaro.
"Chi dice che non deve ancora accadere?" sorrise Dilgear.
I miei occhi si spalancarono. Lo stesso fecero quelli di Zelgadiss. La ferita stava guarendo da sola
sotto i nostri occhi. Proprio così, una grande ferita aperta si rimarginò fino a quando si sarebbe potuto a malapena dire che lì vi fosse mai stata una ferita.
"Sono un mezzo lupo e mezzo troll." Ci ricordò Dilgear. "O te ne sei dimenticato? Se mantieni la tua parola e non usi la tua la magia, non c’è modo di potermi battere con una spada. E non importa quanto bravo pensi di essere, non sei abbastanza bravo per tagliarmi la testa."
Aveva ragione. Poichè lui possedeva la capacità rigenerativa di un troll, non c’era modo che la spada di Zelgadiss da sola potesse sconfiggerlo.
"Capisco. Hai ragione. L’avevo dimenticato." La voce di Zelgadiss non suonava turbata, però.
Tornò in posizione di combattimento. Questa volta, prese l’iniziativa.
"Yaahh!" Alzò la spada sopra di lui.
Oh! Non va bene! Non va bene!
Aveva esposto il suo addome e Dilgear non aveva intenzione di perdere la sua occasione.
"Gaa!" La scimitarra colpì ferocemente l’addome di Zelgadiss.
Il sangue schizzò.
O meglio… il sangue avrebbe dovuto schizzare.
Invece, la scimitarra colpì con un rumore stridulo e un tonfo.
Zelgadiss sorrise grandiosamente dove si trovava.
"Sembra che ci sia qualcosa che hai dimenticato anche tu, non è vero?" disse. "Io sono per un terzo
golem, ti ricordo. Se desideri sconfiggermi con la spada, è meglio che usi la Spada di Luce. Non puoi vincere questa battaglia, è sicuro."
La mascella da lupo di Dilgear cadde.
"Possiamo combattere finché non sarai tanto stanco da farmi tagliare la tua testa, oppure puoi
tornare indietro e andare a piangere da Rezo. Puoi scegliere."
"Umph!" Prima di battere in ritirata, il coso- mannaro tirò fuori qualcosa dalla tasca, tenendolo in pugno mentre si preparava per un lancio. L’oggetto estraneo fece degli schizzi quando colpì l’acqua.
"Non lo dimenticherò!" Questa frase fatta fu tutto ciò che Dilgear si lasciò alle spalle mentre
scompariva tra gli alberi.
Zelgadiss lo guardò allontanarsi. "Che povero stupido," mormorò mentre tentava di sistemare i
suoi capelli ormai terribilmente disordinati.
Applaudii e fischiai e saltellai su e giù,  congratulandomi con il vincitore.
"Wow, Zelgadiss! Ben fatto! Woo-hoo!"
Zelgadiss non sembrava godere del suo trionfo.
"Che cosa… stai… dicendo?"
"Mi sto congratulando con te!"
"Ah, capisco." Rinunciò a discutere e cominciò a camminare lentamente lungo la riva del fiume.
"Dove stai andando?"
"A prendere un po’ d’acqua da bere," rispose senza mezzi termini.
"Oooookay.  Mi laverò la faccia,allora."
Trotterellai dietro Zelgadiss. A causa del suo incantesimo di prima, la terra era stata spezzata in modo casuale, rendendo la corsetta un po’ difficile.
Eppure, ce la feci fino alla riva del fiume, anche se goffamente, poi mi tolsi i guanti e immersi le mani in acqua.
Mmmm… il freddo faceva sentire bene.
Eh? Ma che…? "Non berlo! È veleno!" Gridai.
O perché sorpreso del volume della mia voce o perché si stava preparando a bere, la bocca di
Zelgadiss si spalancò.
"Che cosa hai detto…?"
"È veleno. È stato avvelenato! Guarda!" Indicai la superficie vicino ad alcune piccole rocce. Un certo numero di pesci stavano galleggiando lì a pancia in su. Non stavano certamente nuotando, e non credo che i pesci prendano il sole.
"Ma, come?"
"Dilgear, ricordi? Non si stava preparando a lanciare qualcosa? È stata probabilmente una fiala di
veleno. Deve aver immaginato che avresti avuto bisogno di bere. Aveva cercato di far sembrare la
caduta dell’oggetto in acqua come inoffensiva, mirando in un primo momento su di te, così che
sembrasse rinunciare".
"Oh…" Sembrava impressionato. "A quanto pare Dilgear non è tanto stupido come sembra."
"Sì, beh, io non mi emozionerei tanto da lodarlo se avesse cercato di avvelenarmi. Comunque, quelli di Rezo sanno dove siamo adesso. Al di là di questo, hai qualche destinazione in mente?"
"Nessuna." Disse lentamente.
"Per qualche ragione, non ne sono sorpresa. Beh, va bene. Allora segui me." Cominciai a camminare in direzione di Atlas City. Avevo bisogno di trovare Gourry. Questo avrebbe cambiato un po’ la situazione. E se c’era qualcosa di cui la mia situazione aveva disperatamente bisogno, era un piccolo cambiamento.
Quella che era iniziata come una innocente caccia al tesoro era diventata presto un brutto pasticcio,
con più gente che mi stava addosso di quanta mi fossi preoccupata di tenere il conto. Tuttavia, non
aveva importanza. Ben presto, sarei tornata di nuovo nel pieno delle forze, e allora sarebbe stato il tempo della resa dei conti. Ma, per il momento, continuammo a camminare.


***


Rezo e soci ci perseguitarono ferocemente. Si presentarono due volte nella mattinata e di nuovo durante il pranzo. Si presentarono due volte nel pomeriggio, e poi interruppero la nostra cena. E,
naturalmente,  si presentarono  mentre stavo cercando, finalmente, di riuscire a dormire.
Datemi una pausa! Si tratta di molestie!
Voglio dire, andiamo. Si era arrivati al punto da essere quasi comico! Come quando mozzi la testa di un’idra, e altre due ne crescono al suo posto.
E fu una varietà incalcolabile di inseguitori, per giunta. Qualunque cosa cattiva si possa dire su
Rezo, era certamente un datore di lavoro che rispettava le pari opportunità! Voglio dire, troll, goblin, ciclopi, berserker, orchi, e qualsiasi cosa si potrebbe pensare o immaginare. Era come una
sfilata.
Solo che invece di una banda che marciava suonando della musica, questa parata aveva creature di un altro mondo; e invece di suonare musica, AVEVANO INTENZIONE DI UCCIDERCI.
Alla fine, fu di nuovo il turno del nostro vecchio amico Dilgear di trovarsi alla guida. Aveva con sé
un nuovo individuo, un Mazoku di qualche specie.
E un po’ di mantidi da guerra e qualche durahan (guerrieri non-morti). E circa una cinquantina di  orchi e berserker, sai, giusto come riempimento.
"Ti sei procurato proprio un esercito," disse Zelgadiss con voce che non era così sicura come al
solito. "Congratulazioni, Dilgear. La tua mammina deve esserne orgogliosa."
Odiavo ammetterlo, ma era impressionante.
"Grazie ancora, capo," sorrise Dilgear, facendo un passo in avanti mostrandoci i denti. "Sono in debito con te per l’ultima volta, sai?"
Grande.
Alcuni tipi in quel gruppo erano piuttosto robusti. D’altra parte, i tipi robusti sono ancora infiammabili.
"Tu sei bravo, capo, ma non sei abbastanza bravo per battere un gruppo come questo da solo. Nessuno è così bravo."
Feci un passo in avanti. "Non ti stai dimenticando di qualcuno?"
Dilgear accartocciò il suo volto e riflettè attentamente: "No, non credo."
C-con che coraggio…
"Sì, invece, sottospecie di idiota!17 Ti stai dimenticando di me."
"Che ci importa di te?"
La mancanza di rispetto che osò mostrarmi fu sconcertante. Considerai di mostrargli la portata dei
miei poteri (così com’erano) con un unico colpo spettacolare.
"No, non—" Zelgadiss protestò prima che io avessi avuto la possibilità di fare qualsiasi cosa. Doveva avere letto i miei pensieri.
"Perché no?"
"Il reale motivo di inviarci una unità dopo l’altro è quello di farci esaurire i nostri poteri."
"Questo ha senso." Beh, mi basta mantenerli un po’ sotto tono.
Che rottura. Niente da fare… estrassi la mia spada dal mio fianco.
"Tu che ne pensi, come è possibile che sanno sempre dove siamo?" La domanda che mi ero lasciata sfuggire dalle mie labbra così casualmente aveva preso forma nel mio cervello da un po’. Dopo tutto, anche se avessero capito che eravamo diretti ad Atlas City c’erano almeno una dozzina di diverse vie lì. Come facevano a sapere sempre con esattezza quale avremmo preso?
"È perché sei con me," disse Zelgadiss come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
"Come?" Gettai uno sguardo su di lui per un chiarimento.
"Te l’ho detto. Il mio corpo è stato creato dalla magia di Rezo."
Ah, ho capito. Certo!
Era come dire che l’intero corpo di Zelgadiss era stato marchiato magicamente. Probabilmente non vi era un modo per impedire a Rezo di usarlo come un dispositivo di localizzazione. Neanche il mio
incantesimo per bloccare le ricerche magiche avrebbe potuto farlo.
L’unico modo che avrei potuto pensare per nascondere Zelgadiss da Rezo sarebbe stato quello
di invertire il processo di fusione. Tuttavia, non c’erano dubbi nella mia mente che questo particolare processo fosse un’opera originale di Rezo. E per quanto brava sia io—la super-geniale e graziosa Lina Inverse—non c’era possibilità che potessi invertirlo.
"Dunque, qualunque cosa facciamo, ci troveremo a dovere affrontare il Chierico Rosso prima o poi?"
"Già."
Bene, questo è proprio grandioso. Zelgadiss ed io formavamo una buona squadra, ma contro qualcuno come Rezo, neanche noi due avevamo una chance.
Immaginai che di questo passo, era solo una questione di tempo prima di finire col penzolare di nuovo dal tetto di quella chiesa. Questo era quello che pensai in quel momento, comunque. Avevo una sola scelta.
Va bene, è tempo di far spettacolo!
Iniziai, dal fondo della gola, a recitare a voce bassa un incantesimo.
"Fire… BALL!"
Il mio primo colpo sarebbe stato il segnale di inizio  del combattimento. In preparazione dell’attacco, portai contemporaneamente i palmi delle mie mani davanti del mio petto. Avevo tenuto il potere al minimo, ma un buon numero di orchi presi di sorpresa era ancora avvolto dalle fiamme.
Il resto caricò all’unisono.
Li presi a pugni con il mio successivo incantesimo d’attacco, Dig Volt! Anche se avevo mirato al
demone all’avanguardia, lui mi schivò. Invece, presi il berserker dietro di lui. Tuttavia, ero riuscita ad ottenere l’attenzione del demone.
Oops.
Infatti, si voltò e partì nella mia direzione.
Perfetto! Prova alcuni di questi!
"Flame Arrow!" Quando le evocai, una dozzina di frecce di fuoco si formarono davanti ai miei occhi.
"Flame Arrow, ANDATE!" Le frecce attaccarono il Mazoku da tutti i lati.
Schiva queste, faccia da scemo.
"Kaa!" urlò, spingendo le sue mani verso le frecce che giungevano frontalmente verso di lui. Il resto lo deviò verso il cielo. In qualche modo riuscì a schivarle tutte.
Nel frattempo, tutti gli altri si erano diretti in direzione di Zelgadiss.
Mi dispiace, amico. Non che stessi partecipando a una festa, ma… Per quanto di basso livello fosse, io stavo dichiarando guerra ad un Mazoku. Se non si fosse stati attenti, si avrebbe potuto scambiare questo demone per un vecchio. Indossava una  tunica verde, e la sua barba bianca si estendeva da quella che sembrava l’avvizzita faccia di un vecchio, ma non aveva occhi, naso o bocca. Sicuramente non era umano.
"Hmph!" Una frusta di fuoco si estese dal palmo della sua mano.
Io modificai la mia spada con un incantesimo di ghiaccio e affettai la frusta di fuoco. Mi ci volle un po’, ma riuscii ad avvicinarmi a lui e presto ci ritrovammo faccia a… posto-dove-avrebbe-dovuto-
esserci-una-faccia.
"Sei una donna tremendamente giovane per affrontare qualcuno come Zorom," uscì con un ronzio dalla sua non-bocca. Onestamente, non ho idea da dove provenisse la sua voce, ma c’era.
Chissà?
"Sei un demone tremendamente imprudente per affrontare qualcuno come Lina Inverse." ribattei.
Zorom fece un suono che avrebbe accompagnato un sorriso, se avesse avuto una bocca per sorridere.
Portai i palmi delle mani davanti al mio petto, saltando indietro mentre recitavo il mio incantesimo.
"Una Fireball? Stai perdendo il tuo tempo e la tua energia, ragazzina!" dichiarò Zorom.
"Forse, ma fammi solo provare e vediamo cosa succede." Una piccola sfera di luce si sprigionò fuori dallo spazio tra le mie mani. Mandai la sfera di luce in direzione di Zorom.
"Fwaa!" Evitò la sfera luccicante senza alcuna difficoltà di sorta. "Proprio come ho detto! Uno spreco!"
Da un certo punto di vista, aveva ragione. In effetti, una Fireball che manca il bersaglio non ha effetto reale, poiché le Fireball esplodono al contatto.
Ma non avevo ancora finito. Sollevai il mio pollice destro, e lo orientai di nuovo verso me. Poi sorrisi… in parte perché sapevo quello che stava per accadere dopo, e in parte perché ero felice di avere una bocca.
"Cosa è quel sorriso?" chiese Zorom mentre scendeva con aria indifferente a terra. Fireball a ore 6:00. Babbeo. La mia fireball curvò aggirandolo, inchiodandolo da dietro!
"Aaaaahhhh!"
La Fireball fece boom.
Contatto. Esplosione. Avevo preso nota delle varianti dell’incantesimo dal giorno in cui ho imparato la mia prima formula. Questo effetto boomerang era stato proprio uno dei tanti.
"La disattenzione è la più grande nemica di un guerriero, Zorom." Peccato. Ora bisogna trovare Zelgadiss…
Feci volteggiare attorno il mio mantello e mi girai per trovare il mio compagno, quando… una brama di carneficina corse attraverso di me come acciaio freddo.
Istintivamente feci un salto sulla sinistra, ma era troppo tardi.
"Ahh!" Un dolore pungente perforò il mio braccio destro. Ero stata trafitta da una moltitudine di aghi in acciaio. Feci tutto quello che potei fare per trattenermi dal piangere. Guardai per trovare il
colpevole e—
Zorom era ancora in piedi.
"Non ho detto che ero morto. La disattenzione è la più grande nemica di un guerriero, lo sai."
Merda. Odiavo  ammetterlo, ma erostata imprudente. Potevo a malapena muovere il mio lato destro.
"Ora tocca a me!" Estese delle fruste di fiamma da entrambi i suoi palmi. Ne mirò una alla testa e l’altra ai miei piedi. Trasferendo la mia spada incantata col ghiaccio nella mia mano sinistra, la usai per parare l’attacco rivolto alla testa, e riuscii a danzare via da quello che puntava ai miei piedi.
Ai vecchi tempi saltavo sempre alla corda, mi sa che non sono del tutto arrugginita.
Ma… in quel momento, quando ero a mezz’aria, la parte frontale del capo di Zorom si divise, e un numero incalcolabile di riflessi d’argento venne velocemente fuori, e quindi verso di me. Non c’era modo di poterli schivare tutti.
Ding! Ding! Ding!
Eh?
Sentii un suono come di metallo su metallo, e gli aghi caddero a terra come pioggia.
Ma che—?
"È un piacere incontrarti qui, signorinella!" ammiccò. "Ti sono mancato?"
Gourry. Sì! "Mi chiedevo quando saresti arrivato" risposi. E cercai di apparire tranquilla mentre gli strizzavo l’occhio.


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